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Il paesaggio non è rinnovabile

Una questione di ottica: chi può usare il paesaggio e a che prezzo?(c) Frank Schultze/Zeitenspiegel

Nei paesaggi sono iscritti ricordi, relazioni e visioni. Il recente documento di posizione della CIPRA chiarisce perché il paesaggio va inteso al di là del termine geografico e perché dobbiamo assumercene la responsabilità.

«Il paesaggio è un costrutto. Questa parola terribile significa che il paesaggio non va ricercato nei fenomeni ambientali, ma nelle teste degli osservatori». Lo afferma Lucius Burckhardt, sociologo svizzero e fondatore della promenadologia, un metodo che mira ad ampliare la nostra percezione dell'ambiente. È nata negli anni Ottanta del secolo scorso come reazione alla pianificazione urbana concepita in una torre d'avorio, lontana dalla percezione e dalle effettive esigenze e necessità degli abitanti. Burckhardt, che ha fondato la scienza del passeggiare a Kassel/D, ha voluto sensibilizzare l'opinione pubblica sullo spazio e sul paesaggio. La promenadologia riguarda la percezione diretta del luogo d'azione, la percezione dell'atmosfera e le possibilità di rendere il luogo degno di essere vissuto.

Lo specchio della società

I paesaggi sono dinamici e mutevoli, soprattutto nella regione alpina, una delle zone montane più densamente popolate del mondo e una delle più famose e visitate. Sono lo specchio dei processi sociali. Il ritiro dei ghiacciai, l'abbandono degli alpeggi, i pascoli ricoperti di vegetazione arbustiva, l'espansione delle aree insediative, le infrastrutture per il tempo libero, le monocolture nel fondovalle, i paesaggi naturali e culturali cresciuti nel corso dei secoli: tutti questi sono processi sociali iscritti nel paesaggio. Il paesaggio rivela anche le tendenze e gli atteggiamenti prevalenti dei suoi abitanti, dei visitatori e dei detentori del potere.

La CIPRA si esprime su questo punto nel documento di posizione «L'ambiente e il paesaggio non sono rinnovabili», integrando così i dibattiti sul paesaggio in corso nella regione alpina (cfr. riquadro). Si ispira alla promenadologia e alla Convenzione europea del paesaggio, che nel 2020 festeggia il suo 20° anniversario.

Il ruolo chiave dell'agricoltura

Che cosa significano gli attuali processi sociali per i paesaggi alpini e i loro abitanti? Cosa significano per la sicurezza degli habitat e per i servizi ecosistemici? Cosa significano per la biodiversità?

I paesaggi naturali e culturali, ad esempio, sono stati modellati per secoli dagli agricoltori di montagna con le loro coltivazioni estensive. Usavano ogni fazzoletto di terra disponibile. Oggi, invece, l'agricoltura di fondovalle è intensiva, mentre le superfici remote o difficili da coltivare sui pendii vengono abbandonate. Ciò comporta la perdita della diversità dei paesaggi e degli habitat e quindi delle specie animali e vegetali. Dal punto di vista economico, le piccole aziende agricole nelle regioni di montagna difficilmente riescono a tenere il passo con quelle grandi dei fondovalle. Solo chi offre prodotti di alta qualità può garantirsi una nicchia.

C'è bisogno di un sistema di incentivi finanziari e normativi per preservare i paesaggi culturali, con le loro funzioni ecologiche e socio-economiche. Ad esempio, la diversificazione delle colture deve diventare economicamente redditizia e la produzione di qualità su piccola scala va sostenuta in modo più efficace. Al fine di puntare maggiormente sulla qualità della produzione e meno sulla quantità, sono necessari cambiamenti nella Politica Agricola Comune dell'UE.

L'agricoltura di montagna ha bisogno di strategie di innovazione e di resilienza: una nuova e innovativa generazione di agricoltori va sostenuta e messa in condizioni di fornire prodotti di qualità e di sviluppare nuove strategie di marketing. Strettamente correlata a ciò è la disponibilità di spazi: i terreni agricoli frammentati e inutilizzati devono essere restituiti al ciclo di coltivazione. A tal fine, i diritti di proprietà obsoleti devono essere riorganizzati e sostituiti da nuove forme di gestione aziendale cooperativa.

Discussione sui valori

Un altro esempio sono i paesaggi che subiscono un forte impatto dovuto alle nostre attività del tempo libero. Si tratta di trovare un equilibrio tra l'offerta di attività all'aperto e per il tempo libero, e la qualità di vita degli abitanti, senza un eccessivo sfruttamento della natura. Chi può utilizzare questi paesaggi e a quale prezzo? Occorre forse prevedere un biglietto d'ingresso come per le piscine e i musei? Certi paesaggi devono forse essere completamente sottratti all'uso? Queste misure sono fattibili e servono a raggiungere lo scopo?

Le comunità – ossia coloro che risiedono in questi paesaggi dedicati al tempo libero e coloro che li visitano - dovranno porsi domande come queste. Le discussioni su questi temi sono espressione dei nostri valori culturali fondamentali.

 

Fonte e ulteriori informazioni: www.cipra.org/alpinscena

Il paesaggio, bene comune

Il documento di posizione «L'ambiente e il paesaggio non sono rinnovabili» è frutto di un ampio processo partecipato che ha coinvolto rappresentanti della CIPRA, giovani adulti ed esperti dei paesi alpini. Nella sua struttura il documento di posizione riflette l'eterogeneo mosaico dei paesaggi (alpini) ed evidenzia la necessità di conservare e connettere i suoi elementi.

In primo luogo vengono presentati due approcci al paesaggio: «il paesaggio come Commons» e «negoziare il paesaggio». Seguono cinque elementi del mosaico o tipi di paesaggio, caratteristici delle Alpi: il paesaggio ad uso agricolo, il paesaggio caratterizzato dalla produzione di energia, paesaggi del tempo libero, paesaggi inutilizzati o non più usati attivamente, nonché paesaggi urbani e agglomerazioni.

Anche nel 2019 e nel 2020 la CIPRA ha fatto del paesaggio il tema centrale del suo lavoro realizzando numerose altre attività collegate ad esso.

www.cipra.org/paesaggio

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