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Punto di vista: Elezioni europee 2024: perché un cittadino svizzero sarebbe interessato a votare

24/04/2024 / Kaspar Schuler, CIPRA International
La democrazia referendaria della Svizzera nasconde le sue insidie quando si tratta di politica ambientale e climatica. Avrebbe bisogno di un correttivo di ordine superiore, come i Paesi limitrofi, afferma Kaspar Schuler, cittadino svizzero e direttore della CIPRA International.
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Kaspar Schuler é nato in Svizzera ed é Direttore di CIPRA International. (c) Julian Konrad

Come cittadino svizzero, posso esprimermi sulle elezioni parlamentari europee? In fondo vivo nella migliore delle democrazie, come spesso si sente affermare. Qui ogni nuova legge approvata dal Parlamento può essere sottoposta a referendum raccogliendo 50.000 firme certificate. Osserviamo quindi la situazione nel dettaglio: nel 2022, 120 dei 207 referendum svizzeri sono stati accolti e 87 respinti. Tra le tante bocciature del precedente lavoro parlamentare rientravano anche approcci ragionevoli. Una legge efficace sulla protezione del clima, comprendente anche misure scomode, è stata respinta nel 2021 con il 52% dei voti contrari. Successivamente è stata adottata solo una versione decisamente annacquata. Ora ci si affida alle sovvenzioni per trovare una via d’uscita volontaria alla crisi climatica.

Il che dimostra che anche noi siamo manipolabili, preferiamo rimanere nella maggioranza e raramente siamo progressisti. Su un punto centrale, però, voi dell’Unione europea siete molto più avanti di noi: gli Stati membri che scivolano nell’autocrazia vengono ammoniti e, se necessario, chiamati a risponderne democraticamente. La Svizzera, invece, non ha ancora una Corte costituzionale, il che apre la porta all’arbitrio parlamentare. Questo spiega perché, alla fine del 2023, il Parlamento ha potuto approvare quasi incontrastato una nuova legge sull’energia che prevede la completa deregolamentazione della conservazione della natura, della protezione delle acque e della pianificazione territoriale. La nuova eco-logica significa che la produzione di energia elettrica rinnovabile è ampiamente prioritaria rispetto alla conservazione della natura e del paesaggio. In assenza di una Corte costituzionale, questo grave riorientamento non può essere sottoposto a una revisione giudiziaria. La sola possibilità rimanente a pochi convinti amanti della natura è quella di indire un referendum. Ma è ragionevole lasciare che la popolazione prenda la decisione finale su una questione così impegnativa votando SI o NO? Non sarebbe più appropriato un sapiente bilanciamento degli interessi a livello giuridico?

Fortunatamente esiste un’altra Corte, la Corte europea dei diritti dell’uomo, che non è collegata all’UE, ma è ancora più strettamente legata allo spirito europeo di unità tra le nazioni. Di recente si è pronunciata a favore della giustizia climatica. Grazie ad essa, più di duemila e cinquecento inflessibili attiviste svizzere per il clima hanno fatto sentire la loro voce con la loro denuncia a favore di una maggiore protezione del clima. La Svizzera ha ancora molto da fare per la propria sostenibilità futura. L’atteggiamento risoluto di queste donne e il loro appello a un’autorità giuridica superiore dà ora forza a tutti noi, anche al di fuori della Svizzera. La protezione del clima è ora un diritto umano. Questo mi sembra così innovativo che dovremmo affrontare anche la conservazione della biodiversità – e quindi i nostri mezzi di sostentamento – nello spirito dei diritti umani. Al di là delle velleità nazionali, delle nefandezze nazionalistiche e dei crinali alpini. In fondo, anche il più placido di tutti gli accordi internazionali di mia conoscenza respira questo spirito di cooperazione: la Convenzione delle Alpi.

Come potete vedere, gli stretti collegamenti con l’Europa mi stanno molto a cuore. Costituiscono la nostra casa comune, con tutto ciò che vi cresce e si affaccenda. Poiché, come cittadino svizzero, sono ancora in grado di incontrare voi europee ed europei e di procedere con la protezione delle Alpi, ma non posso partecipare politicamente all’Europa, ecco il mio appello: andate a votare! Con la volontà di affermare una democrazia partecipata, post-nazionalista, conflittuale e conciliante.

E – stavo per dimenticare: se un giorno noi in Svizzera riusciremo a unire le forze con voi, invece di continuare a litigare tra un referendum e l’altro, vi prego di darci il benvenuto, lieti e sorridenti di cuore.

archiviato sotto: Punto di vista, alpMedia 3/2024