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Punto di vista: L'Europa e le sue Alpi

Erwin Rothgang, Vicepresidente CIPRA International (c) Martin Walser

Prima dell’elezione diretta al Parlamento europeo nel maggio 2019, si pone una questione di fondo: qual è lo stato della democrazia e della “buona governance” – in Europa e nelle Alpi? Erwin Rothgang, vicepresidente della CIPRA International, auspica nuove forme di cooperazione.

Il futuro dell’Europa dipende dal fatto che la coesione tra gli Stati e i popoli sia più forte delle tendenze alla divisione e alla demarcazione delle differenze. Le prossime elezioni europee offrono l’opportunità di trasformare il Parlamento in una vera e propria legislatura e di praticare una buona governance a tutti i livelli. Il regionalismo e i sentimenti di appartenenza nazionali non sono in contraddizione a questo processo e possono essere integrati all’interno di esso. Tuttavia, le tendenze a strumentalizzare l’estraneità e ad escludere così le persone, ostacolano la visione d’insieme: i flussi di denaro e di beni sono stati da tempo globalizzati, non invece i diritti umani. I consumi e lo stile di vita nei paesi ricchi mettono in pericolo il futuro del nostro pianeta

Ma a che punto siamo con la buona governance nelle Alpi? La Convenzione delle Alpi definisce questa regione “un habitat naturale e uno spazio economico, culturale e ricreativo nel cuore dell’Europa, che si distingue per la sua specifica e multiforme natura, cultura e storia, e del quale fanno parte numerosi popoli e Paesi”. È un compito veramente europeo preservare questa diversità e organizzare lo sviluppo sostenibile delle “nostre” Alpi. In questo impegno comune devono essere rappresentati gli interessi di tutti – residenti e visitatori, nativi e nuovi arrivati, proprietari e nullatenenti, vecchi e giovani. La natura, che non appartiene a nessuno e a tutti, ha bisogno di una voce forte nei processi di pianificazione e progettazione, rappresentata da associazioni ambientaliste con buone capacità argomentative.

Non è facile costruire una buona governance per questo compito: ci sono almeno quattro lingue tradizionali e innumerevoli “nuove” lingue alpine; il benessere e le opportunità economiche sono ripartite in modo diseguale. Sono necessarie nuove forme di cooperazione e iniziative, come previsto dal “Trattato di Aquisgrana” recentemente firmato tra la Germania e la Francia: occorre rafforzare la varietà culturale e organizzare meglio la cooperazione regionale e transfrontaliera per facilitare la vita quotidiana delle persone. A tal fine, le regioni frontaliere devono essere dotate di competenze adeguate, di mezzi mirati e di procedure accelerate, occorre promuovere il multilinguismo e agevolare la mobilità transfrontaliera.

Gli Stati e le regioni alpine devono cogliere tali opportunità e rendere così tangibile la “buona governance”. L’asse di transito del Brennero, ad esempio, sarebbe un caso di applicazione esemplificativo: in un processo negoziale transfrontaliero che rappresenti tutti gli interessi, i volumi di traffico e le esigenze di trasporto dell’asse del Brennero potrebbero essere resi compatibili con la qualità ambientale e la qualità della vita delle zone interessate della valle.