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La mia visione delle Alpi

(c) Michaela Hogenboom

L’orto, le pecore al pascolo, la galleria: noi siamo segnati dall’ambiente in cui viviamo e lavoriamo. Sei persone raccontano il loro paesaggio personale.

«QUANDO VEDO LE ALTRE ALPI MI SENTO MENO SOLA»

«Io ho il compito di portare 1200 pecore sane e salve a fine estate. Accompagno il gregge in un immenso territorio alpi­no, lo proteggo dagli animali selvatici, mi occupo dei singoli capi, curo quelli ammalati e feriti. Le mie responsabilità in­cludono anche una gestione sostenibile dei pascoli e delle montagne.

La visuale a 360 gradi sul nostro alpeggio mi piace partico­larmente. Pur essendo in quota, il terreno è relativamente piatto. Riesco a vedere gli altri pastori in lontananza. Questi spazi aperti sono un bene anche per l’umore, perché non ti trovi davanti al naso un’opprimente parete di montagna. Quando vedo le altre Alpi mi sento meno sola.

L’estate scorsa non c’è stato giorno senza temporale, un fe­nomeno piuttosto insolito per questa regione. E molto peri­coloso, perché non ci sono stalle e le pecore passano tutto il tempo all’aperto.»

Emilie Richard-Freve, 38 anni, pastora, Alpes de Haute-Provence/F

 

«LA NATURA È DIVENTATA UN CAMPO DI ALLENAMENTO»

«Io amo molto stare all’aperto in tutte e quattro le stagioni: sciare, praticare sci alpinismo ed escursioni in quota, arrampi­care guidando le persone. Il paesaggio del mio posto di lavoro cambia continuamente, oggi, ad esempio, cammino con i miei ospiti sul ghiacciaio dell’Aletsch/CH.

Il mio lavoro sta diventando sempre più impegnativo, soprat­tutto a causa del ritiro dei ghiacciai. Oggi le temperature sono sensibilmente aumentate rispetto a 30 anni fa. Molte escur­sioni sono diventate più pericolose a causa della caduta di massi. E’ questa imprevedibilità a pesarmi particolarmente.

In passato come guida alpina ero impegnato per diversi gior­ni con le stesse persone. Oggi si limitano ad un’esperienza di una giornata, fanno rapidamente qualcosa e se ne vanno subito, con un nuovo programma. La velocità è aumentata notevolmente, il ritmo è molto più alto. Molte guide alpine non si accorgono nemmeno più della natura, quel che conta è la prestazione sportiva. La natura è diventata un campo di allenamento.»

Hansjürg Müller, 69 anni, guida alpina dal 1972, Reichenbach im Kandertal/CH

 

«NELL’ORTO CI VOGLIONO LE SCARPE GIUSTE»

«Vado nel nostro orto con la mia mamma e spesso anche con il papà e con la nonna. Mi piace raccogliere i frutti che poi man­gio. I cetrioli sono i miei preferiti. Ma mi piacciono anche le noc­ciole, le ciliegie e i pomodori ciliegini. Vado matta anche per le coste di sedano che però non piacciono alle nostre tartarughe.

Il mio orto personale è in un’aiuola sopraelevata: ci crescono patate, fragole, physalis e zucche. Ho potuto decidere da sola che cosa piantare. Vorrei anche dei meloni e degli spinaci nell’orto. E un trampolino per fare i salti!

Nell’orto ci vogliono le scarpe giuste. Quando ci vado mi metto i miei guanti da lavoro rosa. Altrimenti mi piace giocare con la mia bambola sotto il salice. Mi piace quasi tutto nel nostro orto, fuorché le ortiche con cui però si può fare la zuppa di ortiche. E anche le lumache non mi piacciono troppo.»

Sola Linde Kindle, 4 anni, bambina che frequenta l’asilo, Triesen/LI

 

«A ME PIACE LAVORARE SOTTO TERRA»

«Sono ingegnere, specializzata nella costruzione di gallerie e lavoro presso la direzione dei lavori locali per la nuova galleria di base del Brennero. Sono responsabile del coordinamento del cantiere, della sorveglianza dei lavori sotterranei e del con­trollo qualità.

Lavoro ad una profondità che varia da 900 a 1.200 metri. Attualmente devo percorrere in auto 16 chilometri di galleria per raggiungere la fresa e il mio cantiere. In galleria c’è una temperatura costante di 25°C durante tutto l'anno e parecchia polvere.

Il clima di lavoro è ottimo. Le persone che lavorano in sotter­raneo sono positive, tutte sono relativamente giovani, tra i 20 e i 40 anni. A me piace stare sotto terra. È vero che c’è poca luce, ma basta bere un caffè contro la stanchezza e per poter continuare con il lavoro.

La sola cosa che dà molto fastidio è il rumore causato dalla fresa meccanica. Senza cuffie è molto difficile lavorare. Anche nell’ufficio accanto all’autostrada il livello di rumore è elevato a causa del traffico.»

Anna Ruepp, 25 anni, di Prato allo Stelvio/I, ingegnere in Innsbruck/A

 

«ENTRI IN CONTATTO CON LE PERSONE»

«La particolarità del nostro orto collettivo sta nel fatto che, pur abitando nel centro storico, abbiamo la possibilità di rac­cogliere l’erba cipollina quasi davanti a casa. Mi piace questo angolo romantico direttamente sotto l’antica cinta muraria. Ci vado una o due volte la settimana per togliere gli infestanti, raccogliere, annaffiare, e mi godo la variopinta e rigogliosa vegetazione.

Inizialmente era strana la sensazione di lavorare nell’orto sotto gli occhi di tutti. Ma fa anche piacere, specie il fatto che i passanti commentano solo positivamente il nostro modo di contribuire all’arredo urbano. Si parla con frequentatori delle adiacenti birrerie all’apertoi, con genitori o con giovani che uti­lizzando il parco giochi oppure con visitatori del centro storico che spesso si fermano lungo il recinto e si godono l’orto.»

Anna Wächter-Mittersteiner, 34 anni, Villach/A, ha la passione dell’orto collettivo

 

«LA PARTICOLARITÀ DEL LAGO È L’AMBIENTE INDUSTRIALE CHE LO CIRCONDA»

«Il lago di Velenje è un lago artificiale, nato con l’estrazione del carbone. Da quando studio faccio volontariato e mi impe­gno attivamente per il suo sviluppo. Attraverso l’associazione turistica locale e un’associazione sportiva ho avuto dei finan­ziamenti per diversi piccoli progetti. Ad esempio organizziamo corsi di SUP-Yoga sull’acqua, colazioni sane con prodotti locali e concorsi di windsurf e di SUP (standup paddle).

Curiosamente la particolarità del lago è l’ambiente industriale circostante, che ribadisce continuamente i contrasti fra pas­sato e presente: in passato il lago ha rappresentato una cata­strofe ecologica, oggi invece è un ottimo esempio di rivitaliz­zazione di una superficie industriale dismessa. Il surf center è frequentato da persone di diverse età, provenienza e interessi. Ma noi che abbiamo a cuore il lago, abbiamo tutti lo stesso obiettivo: vivere con il lago, goderci le opportunità che ci offre e conservare la sua attuale forma.»

Nela Haliliović, 26 anni, impiegata comunale e volontaria presso SUP e Surfcenter, Velenje/SI