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Il paesaggio è nell’occhio dell’osservatore

Scalzi nella torbiera: i paesaggi offrono esperienze sensoriali e corporee. (c) Eric Vazzoler Zeitenspiegel

Perché ciascuno di noi attribuisce al paesaggio un significato diverso? Quali caratterizzazioni dominano il punto di vista? Il modello dei 4 poli mette in luce i diversi accessi.

La maggior parte di noi ha un’immagine più o meno chiara in testa quando si tratta di bellezza del paesaggio. Le immagini che emergono davanti all’occhio interiore privilegiano ambienti idilliaci con montagne, boschi, corsi d’acqua, agricoltura tradizionale e insediamenti graziosi rispetto ai paesaggi urbani. Queste immagini non sono casuali, perché la nostra percezione del paesaggio è caratterizzata dalle idee romantiche e dai dipinti di paesaggi alpini del XIX secolo, in cui domina la combinazione di maestosità ed idillio. Con la moderna fotografia paesaggistica queste idee si sono diffuse a livello globale. I paesaggi (montani) sono così divenuti un marchio internazionale commercializzabile a livello turistico.


Oltre l`idillio
Ma noi non viviamo solo in paesaggi idilliaci e il loro sviluppo non sempre è dominato da aspetti estetici. Spesso le idee sullo sviluppo e sulle prestazioni del paesaggio sono assai divergenti. A seconda della focalizzazione, dell’interesse e dell’atteggiamento dell’osservatore, sono altri aspetti dell’insieme paesaggistico ad emergere. Esistono numerose possibilità di descrivere scientificamente queste percezioni. Una di queste è il cosiddetto modello dei 4 poli.


Questo modello confronta la base naturale dei paesaggi e i loro significati culturali da un lato con l’individuo, e dall’altro con la società. La percezione individuale si muove fra questi quattro poli e, a seconda dell’interesse e della focalizzazione, è più vicina ad uno o all’altro polo. In tutti i casi però abbiamo a che fare con l’azione congiunta dei quattro poli. E’ impossibile osservare i fenomeni naturali senza attribuire loro un significato culturale; e l’osservatore potrà avere le proprie preferenze e predilezioni, ma il suo approccio e modo di vedere rappresenta anche il punto di vista di un membro della società.

In questo campo caratterizzato dai poli vengono localizzate sei di­mensioni sovrapposte che rappresentano «occhiali» specifici per l’osservazione paesaggistica. La dimensione corporea-sensoriale riguarda la percezione del paesaggio con tutti i sensi, mentre la dimensione identificativa mette in primo piano la percezione della «Heimat», il luogo di provenienza, e la dimensione estetica ha a che fare con la bellezza dei paesaggi e dei loro elementi. Quando è in discussione lo sviluppo dei paesaggi, spesso la dimensione economica si pone in primo piano, anche in virtù del fatto che il terreno ha il suo proprietario. Strettamente connessa con questa è la dimensione politica, a causa del fatto che lo sviluppo del pae­saggio ha quasi sempre a che fare con processi di contrattazione. La dimensione ecologica infine si concentra sugli aspetti naturali quali la biodiversità.

Risulta perciò chiaro che, a seconda dell’interesse e della situazio­ne, le pretese verso il paesaggio sono diverse e non sempre in sin­tonia fra di loro. Lo si evince nelle discussioni su progetti energetici come i parchi eolici o le centrali idroelettriche, oppure aree protette o parchi naturali regionali. Queste aree e i loro paesaggi dovrebbero ad esempio stimolare uno sviluppo regionale sostenibile o favorire una grande biodiversità? In tal caso gli argo­menti di carattere economico contrastano spesso con quelli di ca­rattere naturalistico e protezionistico ed entrambi influiscono sulle possibilità di identificazione con un paesaggio. A ciò si aggiunge il fatto che raramente i paesaggi rappresentano un insieme dalla con­tinuità politica. Altrettanto eterogenea è la situazione proprietaria.

Il «paesaggio» come concetto comprensibile per tutti
Nonostante queste sfide può avere più senso parlare di prestazioni, potenziali o deficit dei «paesaggi», invece che di ecosistemi o spazi che forniscono certi servizi o presentano certe caratteristiche. Per­ché il termine paesaggio è comprensibile per chiunque ed è facile discuterne ed inserirlo nelle contrattazioni. Ciò fa sì che quando si prevedono cambiamenti occorre tenere in considerazione e gestire attivamente non solo interessi diversi, ma anche i punti di vista e gli stati d’animo degli attori chiamati in causa. I progetti atti a cam­biare il paesaggio nel territorio alpino (ad esempio aree protette, infrastrutture turistiche o impianti per la produzione di energia) sono spesso percepiti come idee provenienti dalle «pianure» che limitano l’autodeterminazione della «popolazione di montagna». Si tratta di ripristinare un equilibrio che permetta una negoziazione fra valori diversi con il riconoscimento reciproco dei meriti e delle rivendica­zioni. In questo contesto il concetto di «paesaggio» può essere il mezzo adatto.

Norman Backhaus, Università di Zurigo/CH


www.normanbackhaus.ch (en)

Backhaus, N., Reichler, C. & Stremlow, M., 2007. Paesaggi alpini: Dall’idea all’azione – Sintesi tematica sull’asse prioritario di ricerca I «Processi di percezione» dello NFP 48, Zurigo: vdf.

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