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Il paesaggio è negoziabile — la sua protezione no

Ambientalisti valicano i confini: anche nei paesaggi cementificati ci sono nicchie per la natura. (c) Heinz Heiss Zeitenspiegel

Da ambiente che associamo alle nostre storie personali si trasforma sempre più rapidamente in risorsa interscambiabile: il salvataggio del nostro paesaggio alpino è ancora possibile?

Il paesaggio alpino è soggetto a profondi cambiamenti: l’uomo si ritira dai pendii più impervi e ne abbandona la gestione, le foreste si espandono. A fondovalle invece dominano strade, agglomerazioni urbane e l’agricoltura intensiva come nelle grandi pianure.


Con questi cambiamenti territoriali non cambia forse anche il rapporto di noi umani con il paesaggio, con l’ambiente che ci circonda? Nelle Alpi la maggioranza della popolazione vive ormai nelle città o comunque in aree urbanizzate. In tal modo le «belle» Alpi con cui ci identifichiamo e che consideriamo il luogo a cui apparteniamo sono sempre più scomparse dalla vicinanza immediata delle persone. Ma quando ci manca l’identificazione con il nostro spazio di vita immediato non ci manca forse anche il rapporto con esso? Senza questo rapporto siamo forse in grado di capire perché è necessario proteggere il nostro ambiente naturale? E siamo ancora disposti ad impegnarci per l’ambiente diretto che ci circonda?


Fondovalli senza volto
Per poterci identificare con il paesaggio che ci circonda e per entrare in relazione con esso, il paesaggio stesso deve avere un volto, deve raccontarci una storia. E questa storia deve essere personalizzata ed unica. Le superfici frammentate del fondo valle, le stazioni di servizio autostradali eternamente uguali e i centri commerciali interscambiabili non ci raccontano una storia personalizzata. Questo paesaggio è irrimediabilmente distrutto. Impegnarsi per esso appare insensato a molti. E in tal modo questo tipo di paesaggio non gode di nessun tipo di protezione, pur ospitando forse delle nicchie per la natura ormai rare e forse addirittura degne di protezione.

Preservare l`habitat e il capitale naturale
La protezione del paesaggio però non si distingue solo per il criterio estetico; non protegge solo il «bello» nel paesaggio. Si tratta invece di conservare le funzioni del paesaggio nel loro complesso, in quanto spazio di vita per l’uomo e gli animali, memoria storica del nostro agire o capitale per il turismo, per citarne solo alcuni.


Ma come riusciamo ad avere una concezione olistica del paesaggio con le sue numerose funzioni? Come riusciamo a pervenire ad uno sviluppo paesaggistico che non si piega di fronte agli obblighi economici e ai giochi politici? Nelle Alpi gli strumenti variano da paese a paese. La Svizzera possiede una legge di pianificazione territoriale relativamente complessa e molto restrittiva rispetto ad altri paesi alpini, con competenze a livello nazionale. In Baviera è il Piano alpino a proteggere la natura e il paesaggio. In Austria invece molte delle aree paesaggistiche finora intonse vengono dotate di infrastrutture turistiche. In Italia ci si concentra spesso sul nuovo nelle valli, mentre antichi villaggi e paesaggi culturali storici decadono e si coprono di rovi.
A livello internazionale, l’influenza della Convenzione delle Alpi è scarsa. Il Protocollo Protezione della natura, ad esempio, regolamenta la gestione delle aree protette. Con il Protocollo Protezione del suolo gli stati s’impegnano a conservare le molteplici funzioni del suolo. L’attenzione va dedicata anche alla Convenzione europea del paesaggio che, per la prima volta, fa del paesaggio l’oggetto di uno strumento di diritto internazionale e fornisce impulsi per una sua gestione più parsimoniosa, in particolare nei territori urbani e periurbani.


C`è bisogno di nio umani
Ciò che questi protocolli e queste convenzioni hanno in comune: senza il nostro impegno rimangono lettera morta. E proprio per questo è particolarmente importante che siamo noi ad identificarci con il paesaggio che ci circonda, a sviluppare una relazione con esso ed un’idea del suo cambiamento. Che si tratti della prima escursione scolastica in montagna o dell’incontro dei giovani ad un party nel parco industriale dismesso: se ricordiamo le nostre storie personali, il nostro ambiente riacquista il proprio volto. E pian piano si diffonde anche la convinzione che i cittadini vanno coinvolti nei processi di pianificazione paesaggistica. Perché ciò che noi consideriamo paesaggio «bello» è diverso da individuo a individuo ed è negoziabile. La gestione oculata ed attenta del paesaggio invece non lo è.

La responsabilità nasce dalle relazioni 
Nei paesaggi sono scritti rapporti e ricordi. Se ce ne rendiamo conto, questo ci sprona ad una gestione più sostenibile della natura. Il progetto «Re-Imagine Alps» che dura tre anni, mette perciò al centro il tema del paesaggio, utilizzando esperienze e risultati acquisiti nell'ambito di altri progetti della CIPRA, fra cui AlpES, WorthWild o whatsalp.
Questo numero di Alpinscena ne marca il punto di partenza. A partire dalla Giornata internazionale della montagna, l’11 dicembre 2018, sarà una cartina interattiva a localizzare storie e ritratti paesaggistici, nonché luoghi preferiti delle persone attraverso foto, testi e contenuti audiovisivi. La cartina riprodurrà le attività delle rappresentanze della CIPRA sul paesaggio nelle regioni alpine e verrà continuamente aggiornata. I risultati di «Re-Imagine Alps» saranno infine valorizzati al livello politico della Convenzione delle Alpi e oltre.


re-imagine-alps.cipra.org

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