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Ecosistemi destabilizzati

Welschnofen, Italia 2018: Le conseguenze ecologiche degli schianti da vento sono enormi. © seehauserfoto

Tempeste, siccità, inondazioni, smottamenti e valanghe: nel 2018 molte regioni alpine sono state colpite da eventi naturali estremi. I primi approcci per una migliore gestione di tale situazione sono già disponibili.

A fine ottobre le Dolomiti sono state colpite da intemperie e tempeste, con velocità del vento fino a 180 km/h. Milioni di alberi sono stati abbattuti o sradicati. Le perdite per la silvicoltura sono state immense. Anche le conseguenze ecologiche di tali schianti da vento sono molteplici: superfici di migliaia di ettari sono state spogliate da alberi che fissano il carbonio, gli alberi abbattuti possono provocare la proliferazione di parassiti che sono una minaccia per altre piante. Nelle estati sempre più secche, il legno morto al suolo rischia di alimentare gli incendi boschivi. Inoltre, in caso di nuove precipitazioni, nei versanti privati della copertura forestale possono svilupparsi frane e colate di fango, mentre d’inverno i boschi di protezione danneggiati aumentano il rischio di valanghe.
Secondo Robin Naumann, studioso forestale e responsabile di progetto presso la CIPRA International, boschi misti a struttura disetanea potrebbero contrastare questo fenomeno: “Queste foreste miste possono tamponare eventi estremi molto meglio rispetto a strutture forestali omogenee. Tuttavia le monocolture, come ad esempio le piantagioni di abete rosso, sono spesso coltivate per ragioni di profitto economico”. Il progetto europeo “AlpES – Alpine Ecosystem Services”, concluso nel dicembre 2018, ha richiamato l’attenzione su problematiche di questo tipo. Esso si proponeva di rafforzare la rilevanza e l’apprezzamento dei servizi ecosistemici nella politica ambientale.

Per una gestione integrata dei fiumi alpini

I fiumi alpini intatti costituiscono la base dell’approvvigionamento energetico e idrico nelle Alpi. Dopo una prolungata siccità e la conseguente moria in massa di pesci, anche nel Reno alpino, nell’autunno 2018 si sono verificate inondazioni che hanno causato notevoli danni. Nel sud dell’Austria, in Carinzia e nel Tirolo orientale, ad esempio, sono straripati diversi fiumi e torrenti. Alberi abbattuti, frane e colate detritiche hanno reso impraticabili le strade, per cui valli e paesi sono rimasti isolati per giorni. Anche le opere di sistemazione e di difesa spondale di molti torrenti sono state danneggiate. Eventi come questi evidenziano chiaramente che la protezione dalle inondazioni richiede non solo misure tecniche, che spesso peraltro hanno anche un impatto negativo sull’ecologia dei fiumi. Nel progetto UE “SPARE – Strategic Planning for Alpine River Ecosystems”, conclusosi nel 2018, le regioni pilota dall’intero spazio alpino hanno quindi sviluppato e sperimentato metodi di gestione integrata dei fiumi per un periodo di tre anni. Questo metodo tiene conto di aspetti quali lo stato ecologico dei corpi idrici, la diversità strutturale dell’alveo dei fiumi e delle aree spondali, oltre che di una dinamica fluviale seminaturale.


Fonti ed ulteriori informazioni:

www.cipra.org/de/pdfs/796/view, (de), www.suedtirolnews.it/italien/apokalyptische-lage-unwetterdesaster-in-den-belluneser-dolomiten (de), www.corriere.it/cronache/18_novembre_06/maltempo-droni-satelliti-censire-alberi-abbattuti-venetohttps://orf.at/stories/3087501/ (de), https://alpenallianz.org/it/attualita/la-sensibilita-dello-spazio-vitale-alpinowww.cipra.org/it/notizie/alpi-prosciugatewww.cipra.org/it/comunicato-stampa/comprendere-gli-ecosistemi-delle-alpiwww.umweltdachverband.at/assets/Uploads/StreamLand-Broschure-WEB-RZ.pdf (de)