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Chimica nelle Alpi – un souvenir indesiderato

In cammino con prodotti chimici indesiderati nell’attrezzatura. Gli inquinanti organici persistenti dell’industria dell’outdoor danneggiano la natura e la nostra salute. © James Peacock / flickr.com

Non sono solo le polveri sottili ad avere un effetto nocivo sull’uomo e gli animali, anche svariate sostanze chimiche si depositano nelle Alpi. Uno dei responsabili è il settore dell’outdoor – che progredisce solo a piccoli passi.

Come praticanti di attività sportive outdoor si contribuisce talvolta alla diffusione di inquinanti organici persistenti (POPs). I POPs si diffondono nell’ambiente principalmente come sottoprodotti indesiderati di processi industriali. Oltre a numerosi altri campi di impiego, ad esempio nell’industria automobilistica o elettromeccanica, i POPs trovano applicazione anche nell’industria dell’outdoor, ad esempio nei processi di tintura o per rendere l’attrezzatura idrorepellente e antimacchia. Dagli abiti alle scarpe, fino alla sciolina e ai sacchi a pelo, in tutti i processi di produzione si fa ricorso a sostanze chimiche. Le basse temperature delle aree alpine d’alta quota fa sì che in tali aree le sostanze inquinanti si concentrino e persistano particolarmente a lungo.

Il progetto di ricerca internazionale Monarpop, su incarico dell’Ufficio federale dell’ambiente austriaco, ha riscontrato la presenza di POPs in 40 località nello spazio alpino, nell’aria, nel ciclo dell’acqua (neve) e nella biomassa (aghi di conifere). Per la prima volta è ora disponibile una serie temporale. Sono stati rivelati valori del tutto comparabili con quelli urbani. Secondo i ricercatori, le Alpi si comportano come una barriera naturale per le masse d’aria che trasportano gli inquinanti e questo favorisce l’accumulo sul posto di tali sostanze.

Nella percezione dell’opinione pubblica, l’inquinamento da polveri sottili era finora un fenomeno circoscritto alle grandi valli alpine e agli assi di transito. Un particolare preoccupante: gli inquinanti organici persistenti si accumulano non solo nell’aria, ma anche nella sostanza organica. La conseguenza è che essi si trovano nel nostro cibo e nell’acqua potabile, e da qui giungono al nostro corpo. È dimostrato che sono dannosi alla salute, cancerogeni e ormonoattivi e vengono collegati a danneggiamento del sistema immunitario e della fertilità. In via precauzionale il loro impiego è perciò regolamentato dalla Convenzione di Stoccolma delle Nazioni unite. Lo studio evidenzia tuttavia che gli accordi assunti non sono sufficienti per contrastare il problema.

Chi pratica attività sportive in montagna ha quantomeno la possibilità di contrastare la diffusione di tali inquinanti: secondo Greenpeace alcune marche di abbigliamento outdoor utilizzano membrane riciclate di poliestere prive di fluoro così come impregnanti privi di fluoro. I marchi di qualità forniscono indicazioni in proposito.

Fonte e ulteriori informazioni:

www.umweltbundesamt.at/aktuell/presse/lastnews/news2016/news_160322/ (de)

www.umweltbundesamt.at/fileadmin/site/publikationen/REP0546.pdf (de)

www.greenpeace.de/sites/www.greenpeace.de/files/publications/s01761_greenpeace_chemie_natur_08092015_1.pdf (de)

http://chm.pops.int/TheConvention/Overview/tabid/3351/Default.aspx (en)

https://utopia.de/0/magazin/die-wichtigsten-siegel-fuer-kleidung-ohne-gift (de)

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