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Politiche territoriali a scapito dell’ambiente

A rischio: il diritto della società civile di avere voce in capitolo nei grandi progetti di costruzione.

Il Governo sloveno vuole limitare il diritto della società civile di avere voce in capitolo in progetti di costruzione controversi. Anche altri Paesi alpini stanno perseguendo politiche di utilizzo del territorio a spese dell’ambiente.

Nel bel mezzo della crisi del Coronavirus, il Governo sloveno è intervenuto per limitare il diritto delle ONG di avere voce in capitolo nelle valutazioni di impatto ambientale (VIA). A maggio il movimento ambientalista “Balkan River Defense” ha perciò organizzato un’azione di protesta. Diverse migliaia di persone l’hanno sostenuta su Internet e circa un migliaio sono scese in piazza a Lubiana. Anche la CIPRA Slovenia critica l’operato del Governo. “Le ONG non avversano lo sviluppo, cosa di cui spesso vengono accusate”, afferma Špela Berlot, direttrice della CIPRA Slovenia, “in quanto rappresentanti della società civile esprimono gli interessi delle comunità locali”.

Diritto di presentare ricorso: “un importante strumento nello stato di diritto”

In Liechtenstein il Parlamento sta attualmente discutendo una possibile limitazione del diritto di presentare ricorso da parte delle associazioni in materia ambientale. Si tratta tuttavia di uno strumento importante in uno Stato di diritto, come sostiene Monika Gstöhl, direttrice della CIPRA Liechtenstein e della Società per la protezione dell’ambiente del Liechtenstein (LGU): “La LGU contribuisce a una definizione ecologica e rispettosa della natura di progetti in linea con il quadro giuridico vigente, intraprende azioni legali solo in casi eccezionali e per motivi giustificati”. In Svizzera nel 2008 è stata respinta un’iniziativa per l’abolizione del diritto di ricorso associativo.

In Austria il precedente Governo ha approvato la legge sullo sviluppo della località, ora in vigore dal 2019. Essa consente ai soggetti promotori di ottenere l’autorizzazione di progetti di grandi infrastrutture entro 12 mesi. Poiché alcune parti della legge sono in conflitto con la direttiva VIA e con il principio di precauzione, l’UE ha avviato una procedura di infrazione. Già nel 2018 la modifica della legge sulla VIA aveva introdotto criteri più restrittivi per il riconoscimento delle organizzazioni ambientaliste: esse devono ottenere lo status di organizzazioni di pubblica utilità da parte dell’ufficio delle imposte e avere almeno 100 soci, mentre le federazioni devono avere almeno cinque associazioni affiliate. “Le associazioni si trovano così a dover affrontare costi notevoli e un notevole dispendio di tempo”, spiega Paul Kuncio, direttore della CIPRA Austria.

Ostacoli per le ONG

Attualmente in Germania è in gioco lo status di enti di pubblica utilità delle ONG. Nel 2019 una sentenza della Corte tributaria federale tedesca ha privato ONG come Attac e Campact dello status di pubblica utilità – e con esso dei relativi vantaggi fiscali – con la motivazione che non erano politicamente neutrali. La questione ha coinvolto anche l’organizzazione ambientalista tedesca “Deutsche Umwelthilfe”, come spiega Uwe Roth, direttore della CIPRA Germania. Che si interroga: “La tutela dell’ambiente e la protezione della natura possono essere oggi politicamente neutrali?”.

 

Fonti e ulteriori informazioni:

balkangreenenergynews.com/slovenian-government-is-taking-rights-from-environmental-ngos/ (en), orf.at/stories/3141645/ (de), www.derstandard.at/story/2000110172899/eu-kommission-zerpflueckt-oesterreichisches-standortentwicklungsgesetz (de), lgu.li/artikel/einschraenkung-des-verbandsbeschwerderechts (de), www.wz.de/wirtschaft/gerichtsurteil-im-fall-attac-warum-die-deutsche-umwelthilfe-ihre-gemeinnuetzigkeit-nicht-so-leicht-verliert_aid-37321695 (de), www.welt.de/wirtschaft/article202284082/Campact-Gemeinnuetzigkeit-aberkannt-Steuervorteil-ade.html (de)