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Punto di vista: Ripensare la convivenza sociale

Michaela Hogenboom Kindle, responsabile dei progetti per i giovani presso la CIPRA International. © Caroline Begle

L’innovazione sociale è sulla bocca di tutti. Ma che cosa è esattamente, che cosa non è e a cosa serve? Michaela Hogenboom, responsabile di progetto presso la CIPRA International, si augura che l’innovazione sociale porti nuove risposte a vecchie domande nello spazio alpino.

Le innovazioni sociali sono costituite da nuove strade, combinazioni e forme di convivenza sociale. Promuovere le innovazioni sociali è uno degli obiettivi strategici della CIPRA Internazionale, poiché esse possono dare un contributo essenziale allo sviluppo sostenibile, a una buona governance e alla qualità della vita nelle Alpi. Tuttavia, perché servono nuove impostazioni? Si potrebbe obiettare che le sfide sociali vengono già affrontate a tutti i livelli.

Le sfide in campo ambientale, ad esempio, sono note da decenni e vengono affrontate con ogni sorta di misure e provvedimenti. Ma queste misure sono di gran lunga insufficienti per ottenere un’inversione di tendenza. Prendiamo ad esempio i cambiamenti climatici: l’obiettivo di restare al di sotto della soglia di un riscaldamento di 1,5 gradi non può essere raggiunto limitandosi a soluzioni tecniche. È anche indispensabile che nella società si affermi un cambiamento dei comportamenti. E proprio qui entrano in gioco le innovazioni sociali. “Repair café” (caffé delle riparazioni), orti collettivi, efficienti servizi di bike sharing ecc. possono dare un valido contributo, e non sono che l’inizio. Innovazione sociale significa ripensare la convivenza sociale.

Allo stesso tempo c’è il rischio che il concetto diventi una pura e semplice parola alla moda. Non tutto quello che è nuovo o diverso è anche innovativo. Essenzialmente si tratta di affrontare una sfida sociale con un approccio mirato e concreto, per poi sviluppare nuove soluzioni tenendo conto di diverse prospettive. Non è quindi sufficiente che le innovazioni perseguano esclusivamente l’obiettivo di promuovere la crescita economica, anche se le innovazioni sociali possono generare profitti – intesi come mezzo per un fine.

Nuovi approcci e nuove risposte hanno un’altra caratteristica particolare: hanno la capacità di rafforzare il senso di responsabilità e invogliano a partecipare, sia che l’impulso provenga dal “basso” che dall’“alto”. Se possibile i due livelli dovrebbero integrarsi e completarsi. Con ciò anche i decisori politici sono chiamati a prendersi le loro responsabilità: essi devono promuovere un clima in cui le innovazioni sociali possano svilupparsi e consolidarsi mettendo radici nella società.

Nell’ambito del progetto della CIPRA I-LivAlps, nel settembre 2017 un gruppo di giovani, insieme a esperti e rappresentanti delle CIPRA nazionali, approfondiranno il tema dell’innovazione sociale sulla base di un caso concreto. Insieme svilupperanno strategie per contrastare l’emigrazione nella Valle Maira/I, una valle del Cuneese. Questa è innovazione sociale vissuta e trasmessa in modo tangibile. Quali saranno i risultati? Per ora non lo sappiamo, ma ci auguriamo di ottenere risposte capaci di sorprenderci.

 

Ulteriori Informazioni:

www.cipra.org/it/cipra/internazionale/progetti/in-corso/i-livalps

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