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Sviluppare e valorizzare la cultura culinaria alpina

Gastronomia e formazione: il Culinarium Alpinum rafforza la consapevolezza delle specialità gastronomiche regionali alpine. (c) Culinarium Alpinum

Con il “Culinarium Alpinum” di Stans/CH, nell’autunno 2020 è stato inaugurato il primo centro di competenza per l’arte culinaria regionale nelle Alpi. Un’iniziativa che mette in evidenza come la collaborazione tra diversi attori può contribuire a rilanciare e sviluppare la cultura alimentare alpina.

Crema di Sbrinz con finocchi al forno o risotto ticinese Loto con zucca: in un ex monastero dei Cappuccini nella cittadina svizzera di Stans il menu propone i prodotti regionali della Svizzera centrale. Sono inoltre offerti corsi che spaziano dalla tradizione delle salsicce all’erboristeria da tutto lo spazio alpino. Oltre alle conoscenze culinarie, viene illustrata anche la cucina fai-da-te. Dominik Flammer, ideatore del Culinarium Alpinum, è anche autore del libro “Il patrimonio culinario delle Alpi”. Egli ritiene che la tradizione culinaria regionale genuina abbia un enorme potenziale per il turismo di destinazione: “Solo se tutti i partner della catena di valore culinaria lavorano insieme possiamo generare un valore aggiunto per l’agricoltura, la ristorazione, l’industria alberghiera e per l’intero settore turistico”. L’Hotel Alpenblick nel Safiental/CH, che diventerà uno spazio di sperimentazione e di vita per la cultura alimentare alpina, si muove in questa direzione. È previsto l’allestimento di un “FoodLab” alpino per analizzare le materie prime locali, oltre a un locale per la lavorazione in grado di offrire agli agricoltori della regione opportunità di trasformazione, confezionamento e conservazione dei loro prodotti.

A prova di crisi: cultura alimentare alpina

Il cibo regionale e di qualità non è un obiettivo fine a se stesso, come ci insegna la crisi da Coronavirus. “La produzione alimentare industrializzata non è garantita quando accade qualcosa di grande come una pandemia”, ricorda Cassiano Luminati, che ha guidato il progetto AlpFoodWay dal 2016 al 2019. “Si evidenzia anche quanto sia resiliente la regione alpina”. Nel progetto 14 organizzazioni partner di sei Paesi alpini hanno documentato un totale di 150 pratiche culinarie della regione alpina e le hanno registrate in una mappa interattiva accessibile online – dall’allevamento di trote marmorate nella valle dell’Isonzo in Slovenia alla coltivazione di castagne in Valsugana. Hanno elaborato una visione e una carta per la conservazione della cultura alimentare alpina. “Non stiamo parlando di un museo alpino, ma delle giovani generazioni che oggi lavorano e vivono nella regione alpina”. Si tratta di qualcosa di più della cultura alimentare di una particolare valle o della propria regione di provenienza, ha aggiunto Luminati. “Si tratta dei valori che condividiamo in tutto l’arco alpino”. Alla conclusione del progetto AlpFoodWay l’obiettivo è quello di far riconoscere a livello internazionale la cultura alimentare alpina dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. Essere inseriti in una lista come questa, ha dichiarato Luminati, è un punto di partenza per i decisori politici e per le comunità che devono essere preservate e rinnovate.

 

Fonti e ulteriori informazioni:

punkt4.info/die-ausgaben/details/news/culinarium-alpinum-nimmt-betrieb-auf/punkt4-edition-name/zukunft-wirtschaft/punkt4-edition-section/17559/punkt4-date/19-08-2020.html (de), www.htr.ch/story/tenna-plant-ein-berghotel-fuer-kulinarische-und-kuenstlerische-innovationen-24652.html (de), alpfoodway.eu/home/italian

Intervista a Cassiano Luminati da ascoltare nel Podcast della CIPRA: