Punto di vista: Non c’è un valore limite sicuro per l’inquinamento atmosferico
Spesso si associa la regione alpina ad aria fresca e pulita, ma per molte valli questa affermazione non rispecchia la realtà. Questo è dovuto, oltre che a fattori topografici, anche a cause antropiche quali il traffico e i sistemi di riscaldamento. Una nuova direttiva UE offre a cittadine e cittadini e alle organizzazioni ambientaliste maggiori possibilità di impegnarsi a favore di un’aria pulita. Soprattutto chi vive nelle valli alpine colpite dall’inquinamento atmosferico dovrebbe avvalersi della nuova normativa, sostiene Špela Berlot Veselko, direttrice della CIPRA Slovenia.
La direttiva europea sulla qualità dell’aria, adottata nel 2024, solleva una domanda semplice ma scomoda: i paesi europei sono davvero pronti ad affrontarla? Entro la fine del 2026 dovranno recepire la direttiva nel diritto nazionale, con valori limite nettamente più bassi per sostanze inquinanti quali le polveri sottili (PM 2,5, PM 10) e il biossido di azoto (NO₂).
Tuttavia, questi valori limite rimangono al di sopra delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In altre parole: anche con standard più severi, l’aria non sarà abbastanza pulita da essere veramente priva di rischi per la salute umana. Nella regione alpina questa sfida è ancora più marcata. Le frequenti condizioni meteorologiche di inversione termica nelle valli fanno sì che l’aria inquinata vi rimanga più a lungo rispetto ad altre zone, con il risultato che i valori limite vengono superati più spesso. Allo stesso tempo, i risultati delle ricerche più recenti dimostrano che non si tratta solo della quantità di particelle presenti nell’aria. Anche la loro composizione ha un ruolo importante, in particolare il loro potenziale di ossidazione – ovvero la capacità di innescare processi biologici dannosi responsabili di patologie respiratorie e cardiovascolari. Nelle regioni alpine, il riscaldamento domestico e il traffico sono le principali fonti di inquinamento, soprattutto durante i mesi invernali.
Gli effetti sulla salute sono evidenti: l’inquinamento atmosferico rimane uno dei principali fattori di rischio ambientale in Europa. L’aumento dell’esposizione alle polveri sottili provoca ogni anno centinaia di migliaia di decessi prematuri. In Slovenia, ad esempio, si registrano circa 1'300 decessi prematuri all'anno correlati all'inquinamento atmosferico, con cifre simili in tutti i Paesi alpini in rapporto alla popolazione (EEA, 2022). In questo contesto, è chiaro che le misure legislative da sole non saranno sufficienti. Finché queste rimarranno poco incisive o in gran parte simboliche, la situazione reale non migliorerà in modo significativo. Senza cambiamenti risoluti nei settori del riscaldamento, dei trasporti e dell’approvvigionamento energetico locale, è poco probabile che la nuova direttiva possa portare i benefici promessi.
Un aspetto positivo è che verrà rafforzato il diritto delle cittadine e dei cittadini in materia di qualità dell’aria. Se le autorità non adottano misure adeguate, i singoli cittadini e le organizzazioni possono, a determinate condizioni, far valere tale diritto e richiedere un riesame giudiziario. L’aria pulita non è quindi più solo una questione ambientale, ma una componente essenziale del diritto a un ambiente di vita sano e della tutela della salute umana.
Fonti e approfondimenti:
www.eea.europa.eu/en/topics/in-depth/air-pollution (en), https://eur-lex.europa.eu/EN/legal-content/summary/cleaner-air-for-europe.html (en, fr, it, sl, de), https://www.euronews.com/2026/07/01/air-quality-is-improving-across-europe-as-report-finds-steady-decrease-in-major-pollutants (en) https://www.cipra.org/sl/sporocila-za-medije/stroka-je-enotna-zmanjsati-moramo-emisije-iz-malih-kurilnih-naprav (sl), https://www.cipra.org/sl/novice/mikrofon-podnebju-znova-zdruzuje-mlade-v-ospredju-kakovost-zraka-in-zdravje (sl)