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Idee come meli

Cristina Dalla Torre © Cristian Castelnuovo

Quando Cristina Dalla Torre è entusiasta di un’idea, vorrebbe raccontarla a tutto il mondo. Lei sa bene che le idee devono uscire e contagiare gli altri. Ma talvolta le mancano le parole. «Quest’idea è buona, anzi ottima. Sai, è come... .»

Mentre parla i riccioli scuri, saltellando all’impazzata, ribadiscono le sue parole. La 27enne italiana fa ricerche sulle innovazioni sociali all’Eurac, l‘Accademia Europea di Bolzano. Quando risuona la sua risata calda, sembra quasi che voglia scusarsi del suo modo caotico di esprimersi.

Mentre invece è proprio questa la sua via verso la meta e il successo. La sua ultima idea è nata dopo che si è guardata intorno con più attenzione nel suo territorio d’origine, la Val di Non. Era indignata per lo sviluppo del paesaggio naturale e coltivato. Nella Val di Non, famosa per i suoi meleti, la maggior parte dei terreni è coltivata intensivamente e, negli ultimi decenni, ai privati è stato messo a disposizione parecchio terreno edificabile. Cristina Dalla Torre sa perfettamente che l’agricoltura intensiva non è sinonimo di biodiversità.

Grazie al suo impegno nella Consulta dei giovani della CIPRA e come membro del direttivo della CIPRA Italia, le risultava chiaro che i processi di pianificazione del paesaggio e del territorio richiedono tempo e non vanno affrontati da soli. Perché i cambiamenti abbiano successo e siano sostenibili c’è bisogno di altre persone, ma soprattutto di giovani come lei. «All’inizio qualcuno deve avere un’idea; l’idea però è buona solo se qualcun altro si fa contagiare.»

Perciò Cristina Dalla Torre ha messo insieme amici e conoscenti della sua rete. Ne è nata tutt’una serie di attività per promuovere la biodiversità nella regione e per sensibilizzare le persone sulla relazione fra biodiversità e paesaggio. Il gruppo attorno alla giovane ricercatrice ha promosso ad esempio interventi a scuola, un festival della biodiversità e un libro. Dichiara: «Una buona idea ha un fondamento robusto e la possibilità di svilupparsi ulteriormente.» Così come i meli nella Val di Non: un tronco forte sorregge i rami su cui possono crescere tanti frutti. Non si sa mai esattamente che direzione prendono.

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