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I castelli in aria hanno bisogno di spazio

Toni Büchel © Cristian Castelnuovo

Toni è alla ricerca di elementi di attrito fra sé e l’ambiente circostante, in particolare di incontri con persone in contrasto con le sue idee e il suo mondo. «Solo così può nascere qualcosa di nuovo», dichiara, aggiungendo che il treno è il luogo perfetto per fare incontri con sconosciuti.

Il venticinquenne Toni fa il pendolare fra il Liechtenstein, dove abita, e la capitale austriaca Vienna, dove studia Storia e Digital Humanities. Accompagna gli studi con il lavoro per un giornale, mentre per un comune del Liechtenstein svolge delle ricerche di storia locale e genealogia; inoltre, in estate, nel periodo senza lezioni, fa la guida turistica e lavora ai servizi municipali.

E’ particolarmente ispirato dagli incontri quotidiani che capitano per caso. Ritiene che abbia poco senso cercare incontri del genere. «E’ stupido tanto quanto cercare la felicità.» Le sue numerose attività forse contribuiscono a trovare elementi d’attrito del genere.

Ma Toni non è un avventuriero che si inoltra nella giungla senza mappa e senza borraccia. Avanza invece con passi prudenti, sempre pronto a fermarsi quando incontra l’ispirazione, o anche a tornare indietro. Riflette molto e in grande. La sua profondità è in contraddizione con la sua risata birichina e il malizioso movimento dei riccioli.

Talvolta gli incontri lo costringono a ripensare la sua concezione del mondo. Per questi «castelli in aria», come ama chiamarli, ha bisogno di spazio. In un ambiente angusto e rigido si fa fatica. Su, in cima alla montagna, o con la vista sul mare è più facile costruire castelli in aria; quando il paesaggio concede ampiezza e profondità ai pensieri. In definitiva, per le innovazioni sociali vale lo stesso: hanno bisogno di spazi, orecchie e braccia aperti. E’ così che nascono elementi d’attrito fra il vecchio e il nuovo.

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