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Dalla casa al paesaggio

© Johannes Gautier

Un edificio è adibito alla produzione, funge da abitazione, offre una copertura per le merci, lascia un segno ben chiaro nel paesaggio. Una ristrutturazione o una costruzione sostenibile nelle Alpi è forse diversa da quelle eseguite altrove? Quali sviluppi ci hanno portato gli ultimi anni? Il presidente della Giuria, Köbi Gantenbein, fa il punto sul Concorso di architettura «Constructive Alps».

La sostenibilità del costruire equivale a rallentare il cambiamento climatico. Ma come pretendere che dalla Slovenia fino alla Francia si parli un linguaggio della sostenibilità comune? Come costruire il dispositivo in grado di misurare la sostenibilità? Alla Giuria del Concorso di architettura «Constructive Alps» (vedi riquadro), l’energia è parsa un numero tanto funzionale quanto apparentemente facile da comparare: KWh/(m2a), e cioè chilowattora per metro quadro e anno. Chi esamina i progetti presentati nel corso dei sette anni e nelle quattro edizioni del concorso, noterà che gli edifici in cui architetti e ingegneri raggiungono valori di eccellenza aumentano progressivamente e che cresce anche il numero di edifici con tecnologia ed impiantistica tali da renderli vere e proprie centrali elettriche; infatti producono più energia di quanta non consumino per il proprio funzionamento. Questi numeri hanno rappresentato un punto fermo necessario, funzionale e importante per la Giuria, rimasta invariata fin dalla prima edizione. E la combinazione con criteri soft, quali la qualità architettonica, l’utilità sociale e la rilevanza economica, permette una buona distinzione fra edifici a parità di eccellenza energetica.

Ma i criteri che permettono una traduzione funzionale del concetto di sostenibilità sono universalmente validi per l’edilizia, e le costruzioni sostenibili sono assolutamente inderogabili per poter rallentare o addirittura fermare il cambiamento del clima. Occorre perciò chiedersi: c'è qualche differenza fra il costruire e ristrutturare nella regione alpina e il farlo fuori da essa?

Lo spazio alp ino è spazio di vita

In primo luogo la Giuria ha attentamente valutato i progetti atti a favorire la fiducia e l’orgoglio delle zone rurali. In tal senso ad ogni edizione del Concorso ha potuto apprezzare l’aspetto «Rinascimento del villaggio»: un’edilizia pubblica ben riuscita per scuole, asili, la musica e lo sport. Quest’attenzione al villaggio, agli spazi di vita frammentati, espressa da un’architettura orgogliosa e ben riuscita, sta aumentando. Le zone rurali nelle Alpi rappresentano lo spazio tipico, bello e da salvaguardare.

In secondo luogo la Giuria ha rivolto la sua attenzione alle costruzioni con finalità turistiche, importante ramo dell’economia alpina. In questo settore le calde lacrime dell’architettura continuano a scorrere anche con indici energetici di tutto rispetto. Ma ci sono albergatori straordinariamente impegnati che dimostrano, con buoni indici di prestazione energetica e con la bellezza del costruito, come sia possibile avere successo nel proprio settore. A tal riguardo va sottolineato come il Club Alpino Svizzero sia oggetto di lodi e di onori per i suoi straordinari edifici, dal rifugio «Monte Rosa», a «Moiry», «Terri», «Clariden» fino alla «Cabane Rambert». Tutto questo non è un caso, ma è espressione della filosofia di un’istituzione attenta a sviluppare il proprio patrimonio in maniera esemplare. Il tutto è associato anche ad una certa generosità della Giuria, perché la costruzione e la gestione dei rifugi implicano l’uso dell’elicottero, una scelta poco amica del clima.

Bell ezza e qualità di vita

E infine un’osservazione: nel 2010, alla prima edizione del concorso, una buona dozzina di progetti del Vorarlberg ha superato le preselezioni; nella prima fase la Giuria ha studiato diverse centinaia di documentazioni, e tra quelle approdate alla seconda fase la Giuria ha esaminato sul posto più di 30 realizzazioni e discusso con committenti, progettisti e utenti finali. Nel 2017 sono ancora cinque i progetti provenienti dall’area compresa fra Bregenzerwald e Valle del Reno, fra cui la scuola di Brand, cui è andato il primo premio. Il primo significato di ciò: il Vorarlberg è il centro delle ristrutturazioni e delle costruzioni sostenibili e belle. Secondo: i buoni progetti si diffondono sempre di più e vanno da Rinka in Slovenia, il cui centro plurifunzionale ha ottenuto un premio nel 2013, fino alla Casa sociale di Cles nelle Alpi italiane, premiata nel 2107. Sempre ben rappresentati sono anche gli architetti e i committenti del Cantone svizzero dei Grigioni. Per quattro volte «Constructive Alps» ha organizzato il concorso di bellezza per edifici buoni in quanto sostenibili nelle Alpi, e con una mostra itinerante fra la Slovenia e la Francia ha promosso la conoscenza della buona architettura a basso impatto sul clima. Il bilancio esige umiltà: l’architettura poco può contro i grandi problemi a livello climatico nelle Alpi. La buona architettura non incide affatto sui volumi di traffico di transito in continuo aumento, così come poco può contro il drammatico calo della biodiversità nelle Alpi.

Purtuttavia il bilancio è motivo di fiducia: il risveglio di un’agricoltura orgogliosa; un turismo giudizioso e accuratamente pianificato; infrastrutture e servizi pubblici funzionali e affidabili – dalla mobilità fino all’offerta culturale e al rifornimento di beni alimentari – sono decisivi per la bellezza e la qualità di vita delle zone rurali nelle Alpi. La buona architettura vi contribuisce insieme alla sostenibilità delle costruzioni: belle, funzionali e risolute.

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