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Gestione concertatadelle acque

L’uso dell’acqua sul lago di Annecy è regolamentato contrattualmente. © JM Favre / OZ Images

L’acqua appartiene a tutti e a nessuno. Per evitare il depauperamento e le lotte di distribuzione, in Francia le parti in causa si sono impegnate contrattualmente ad adottare procedure concordate. Un esempio di questo tipo sono il Lago di ­Annecy e il bacino imbrifero del fiume Fier.
La città di Annecy, sull’omonimo lago, è attraversata da un gran numero di canali. Questi sono alimentati in parte dal fiume Fier che nasce ad est, nella catena montuosa Aravis, a sua volta alimentato lungo il suo corso da diversi torrenti. Prima di defluire verso ovest, in direzione del Rodano, attraversa due forre e il centro storico di Annecy.
L’utilizzo dell’acqua del fiume e del lago, invece, è da tempo gestito iniquamente e lo stato delle acque è costantemente peggiorato. Per questa ragione nel 2009 gli attori locali hanno sottoscritto il «Contrat de bassin», impegnandosi per una gestione comune delle acque nel bacino imbrifero del fiume Fier e del Lago di Annecy.
Nel «Comité de bassin» sono rappresentate 58 parti, fra gestori e utilizzatori delle acque. Questo comitato è un importante forum di dialogo e di scambio in un territorio in cui le competenze sono allocate a diversi livelli e le aree di intervento si sovrappongono. Il «Comité de bassin» permette di seguire un approccio concertato tramite lo sviluppo comune di un programma d‘azione.
I membri del comitato hanno un’importante funzione di cerniera; essi informano i rispettivi gruppi di interessi delle discussioni e dei risultati e riferiscono al Comitato le loro aspettative ed idee. Si sperimentano nuove forme di partecipazione della cittadinanza. Piccoli comitati operativi, infatti, dotati di una maggiore flessibilità, hanno il compito di coinvolgere gradualmente nell’iniziativa cittadini interessati, pescatori, agricoltori, commercianti, ecc.

Ambito per un’azione locale
Un catalogo di misure limitato alla durata del progetto non è sufficiente. Perché le misure siano efficaci e sostenibili, è necessaria una strategia di comunicazione a lungo termine. E gli aspetti da considerare sono numerosi. Per questa ragione è necessario sviluppare in primis una dinamica operativa comune, favorendo ad esempio il dialogo fra agricoltori, proprietari dei boschi, pescatori, gestori di impianti di risalita e produttori di acqua potabile. Cittadini e consumatori dovrebbero inoltre essere sensibilizzati per una gestione responsabile dell’acqua. Su un sentiero didattico lungo le rive di un ruscello, le persone imparano, ad esempio, a conoscere la provenienza dell’acqua che esce dai rubinetti delle loro case.
Nel bacino imbrifero del Chéran, il principale affluente del Fier, qualche anno fa è stato stipulato un «Contrat de bassin». 4800 scolari e studenti hanno imparato nel corso di escursioni e lezioni che cosa c’è dietro la risorsa acqua. Una mostra itinerante dal titolo «Quel Chéran pour nos enfants? – Quale Chéran per i nostri figli?» ha prodotto una sensibilizzazione di bambini e adulti sul tema dell’acqua.
Il «Contrat de bassin» quindi offre nuovi spunti per la gestione delle acque. Tuttavia rappresenta solamente una cornice per lo sviluppo di una governance locale. Ogni «Comité de bassin» dovrà trovare autonomamente gli strumenti adatti per l‘attuazione.

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Agire a livello locale
Il termine «Contrat de bassin» indica un contratto fra gestori delle acque, finanziatori e Stato. I sottoscrittori del contratto si impegnano ad attuare e promuovere una serie di misure atte a migliorare la qualità dell’acqua e a gestire e curare corsi d’acqua e biotopi umidi. Per ogni contratto viene istituito un apposito «Comité de bassin». La procedura corrisponde ai principi della Direttiva quadro sulle acque dell’UE: azioni concordate a livello internazionale e sovraregionale in tutto il bacino imbrifero, promozione e supporto di misure locali, promozione della concertazione e partecipazione della cittadinanza.

Origine: Alpinscena n. 96 (www.cipra.org/it/alpmedia/pubblicazioni/4960)