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Come far clima

In bici per il clima: Bolzano punta sulla mobilità dolce e sul risanamento degli edifici. © Heinz Heiss

La protezione del clima è possibile. Ma molti non sanno come. La CIPRA mostra come proteggere il clima risparmiando addirittura. Il tutto avviene in alcune regioni pilota alpine.
"Cambiare il clima costa un pacco di soldi", dice Helmuth Moroder sghignazzando, come se il fatto non lo intimidisse più di tanto. In realtà però sta formulando una mostruosità: chi può immaginare di influire sul clima? E dire che questo signore con gli occhiali, magro, di media altezza, in giacca a quadretti, non sembra per niente affetto da manie di grandezza. Il suo ufficio è piccolo, soprattutto considerando la sua funzione di direttore generale del Comune di Bolzano.
La sua nomina all'inizio del 2011 ha molto a che fare con il fatto che Moroder vuole "cambiare il clima"; è riuscito - conti alla mano - a spiegare al Consiglio comunale come la citta, spendendo soldi per la protezione del clima, può risparmiare molto di più. Egli ha promosso una votazione storica in cui tutti e 50 i Consiglieri comunali - in un momento di rara unanimità - si sono espressi a favore della legge sul "Risanamento energetico nell'edilizia".
A Moroder piacciono le statistiche. "Questa qui ha convinto il Consiglio comunale", dice, aprendo una finestra sul monitor del computer. Le cifre indicano che, nei prossimi vent'anni, con il risanamento degli edifici e il rafforzamento del trasporto pubblico urbano, Bolzano può risparmiare 160 milioni di Euro di costi energetici. A Moroder non sfugge che, per realizzare questi risparmi, è necessario in primo luogo fare cospicui investimenti. Si tratterà di isolare i muri degli edifici in tutta la città, di installare finestre con doppi vetri, di costruire tracciati per i tram e piste ciclabili. Il vantaggio è che le piccole imprese locali trarranno vantaggi da questi interventi e dopo vent'anni i costi saranno ammortizzati. "E' meglio investire questi soldi nei cambiamenti climatici piuttosto che bruciarli nei camini."
Il successo del "piano energetico" di Moroder dipende naturalmente dai proprietari degli edifici: saranno effettivamente disposti ad accollarsi gli investimenti per il risanamento? Ma anche qui il Consiglio comunale ha provveduto. In poche parole, la legge prevede che Bolzano possa crescere in altezza di un piano, purché i valori energetici siano rispettati. Un'offerta molto allettante in una città densamente popolata e racchiusa dalle montagne. Vendendo il piano in più, i proprietari sono in grado di finanziare il risanamento dei loro edifici.
Se il piano va in porto, tra vent'anni a Bolzano non ci saranno più edifici che consumano più di 50 chilowattora per metro quadro/anno, nemmeno quelli più vecchi il cui consumo attuale raggiunge facilmente i 200 chilowattora. Invece delle dieci tonnellate di anidride carbonica attuali, ogni abitante ne emetterà solo due tonnellate all'anno. Facendo i calcoli, per una città di 100.000 abitanti si tratterebbe di un contributo pesante alla "modificazione del clima". Se in tutto il mondo la riduzione della CO2 fosse analoga sarebbe possibile rispettare gli obiettivi climatici globali e ridurre l'aumento globale medio della temperatura a due gradi.
Ma perfino nelle Alpi, o perlomeno aldilà del confine italiano, l'iniziativa di Bolzano è poco nota, mentre potrebbe ispirare altri Comuni. Analogamente ad altri progetti per la protezione del clima che, nello spazio alpino, cercano una risposta ai cambiamenti climatici. Nel mese di luglio 2011 la CIPRA ha perciò promosso il progetto Alpstar con una dozzina di partner: nei prossimi due anni, Alpstar documenterà con una banca dati online i progetti esemplari, promuoverà lo scambio fra regioni pilota tramite escursioni e formazione, compresi materiali didattici, e lancerà un piano d'azione con i partner in ogni regione pilota.
La visione a cui ci si orienterà è la "neutralità climatica delle Alpi entro il 2050", vale a dire un bilancio di CO2 equilibrato. Sulla strada verso questo obiettivo, l'asticella verrà innalzata gradualmente: una volta documentate le buone pratiche nelle regioni pilota per i singoli settori, quali i trasporti o la produzione di energia, esse fungeranno da riferimento per tutto lo spazio alpino.
E' evidente che c'è bisogno di agire per proteggere il clima: negli ultimi cent'anni, nell'arco alpino le temperature sono salite con velocità quasi doppia rispetto alla media globale, vale a dire di circa due gradi centigradi. Nel sensibilissimo ecosistema alpino le conseguenze del riscaldamento climatico sono osservabili fin da oggi sotto forma di scioglimento dei ghiacciai ed estinzione di specie animali e vegetali. Queste dinamiche subiranno un incremento drammatico.

Cambiamenti nella mobilità
Ore 16.30. Schaan, Liechtenstein. Un autobus della linea 70 si dirige verso la fermata nella Bendererstrasse, direttamente davanti all'azienda odontotecnica Ivoclar Vivadent. C'è il cambia il turno, un grappolo di dipendenti sale sull'autobus dei pendolari. I suoi orari sono stati scelti in funzione degli orari di lavoro delle aziende nella zona industriale. Le aziende del Principato attraggono lavoratori di tutta la regione, la metà dei quali attraversa il confine austriaco o svizzero. Per questa ragione Alpstar ha fatto di questo angolo all'incrocio di tre Paesi una regione pilota sul tema della "mobilità dei pendolari".
La ventenne Viktoria Müller, contabile nella Ivoclar, percorre ogni giorno la tratta da Feldkirch a Schaan e ritorno attraversando il confine fra Austria e Liechtenstein. La corsa dura venti minuti; in passato avrebbe dovuto cambiare alla stazione delle autopostali a Schaan, perdendo molto tempo. "Senza la linea 70 sarei costretta a prendere la macchina", dice. Proprio per attrarre chi usava la propria automobile come Viktoria Müller, il consorzio dei trasporti del Vorarlberg ha istituito questi autobus per pendolari. L'avvio del servizio è stato preceduto da un'intensa ricerca. Gerhard Kräuter, del consorzio dei trasporti del Vorarlberg, ricorda bene: "Siamo andati nelle aziende, abbiamo studiato i cambi turno e i tempi che ci vogliono per un dipendente per cambiarsi e raggiungere la fermata."
Un "wind of change" soffia nel Vorarlberg. In questo Land dell'Austria, l'accoglimento di iniziative del genere è molto elevato. Ovunque si sperimentano nuove forme di mobilità e approcci sostenibili nell'economia, anche tra le aziende private. E davanti alla facciata di vetro, alta trenta metri, del Handelshaus Haberkorn una dozzina di dipendenti arriva di mattina con la bicicletta messa a disposizione dall'azienda. Una volta scesi dal treno, la bicicletta aziendale riduce il percorso dalla stazione all'azienda da dieci minuti a piedi a due minuti in bicicletta. Anche l'abbonamento annuale è fornito dall'azienda. Da allora molti dipendenti lasciano l'auto a casa.
"Grazie al treno e alla bici aziendale risparmio diecimila chilometri in macchina all'anno", dice Helmut Wetschko, responsabile della logistica con domicilio nel Comune di Klaus, a 22 chilometri di distanza. Attribuisce più importanza alla qualità di vita che a tutti i calcoli ecologici: "quando vado in treno ho tempo di leggere." Il libro che sta leggendo è: "Afghanistan, dove Dio viene solo per piangere". Una mezz'ora di escursione in Asia centrale, ogni mattina e ogni sera.
In una luminosa saletta dell'Istituto per l'energia del Vorarlberg sono riuniti una dozzina di attori provenienti da aziende di trasporti locali, pubbliche amministrazioni, club automobilistici o fondazioni per discutere della mobilità in Vorarlberg, Liechtenstein e nel Cantone San Gallo. Stanno tentando di fare del gran numero di iniziative singole (come il bus per pendolari e la bici aziendale), una strategia della mobilità e comunicazione in tutta l'area di confine dei tre Paesi. Il workshop è organizzato dalla CIPRA insieme all'Istituto per l'energia del Vorarlberg. La CIPRA è stata incaricata dal Liechtenstein e dal Cantone San Gallo di svolgere la campagna della mobilità in queste regioni, mentre l'Istituto per l'energia fa lo stesso nel Vorarlberg. Per tutta la durata del progetto i partner Alpstar di altre regioni pilota verranno nel Vorarlberg per analizzare i risultati della campagna, e viceversa.
"In definitiva vorremmo che la gente cambiasse il suo approccio alla mobilità", così Wolfgang Pfefferkorn riassume l'obiettivo del gruppo. Wolfgang Pfefferkorn è responsabile del progetto Alpstar nella CIPRA e sa esattamente che un obiettivo così ambizioso richiede un approccio non convenzionale. Il suo partner Martin Reis dell'Istituto dell'energia annuisce: "Le persone devono vedere un'utilità nel cambiare i propri comportamenti. Dopodiché, sul lungo termine, certi comportamenti diventano una norma sociale, ad esempio usare la bicicletta rappresenta un lifestyle e non ha più l'aura del mezzo di trasporto della povera gente."
I partecipanti giocano con esperienze e idee: forse i pendolari sono interessati al wireless? In questo modo sul loro laptop possono leggere le notizie o controllare le proprie mail. Le biciclette e le auto elettriche di qualità possono essere apprezzate per il loro design. Il gruppo stabilisce un triangolo geografico in cui realizzare un progetto della mobilità. I cardini sono Buchs in Svizzera, Feldkirch in Austria e Schaan nel Liechtenstein.

L'asticella
La banca dati con gli esempi di best practice di Alpstar non si limita alle sole regioni pilota. Sul tema dell'energia e della partecipazione dei cittadini, ad esempio, è in lista il distretto svizzero di Goms nel Vallese, posizionato con successo come "prima regione energetica delle Alpi svizzere" e che, nell'ambito di un progetto europeo Leader, coopera anche con la CIPRA. Nei 13 Comuni con circa 5.000 abitanti si sono imposti alcuni progetti faro, fra cui un parco macchine con auto elettriche per i turisti, impianti fotovoltaici sulle barriere antivalanghe, centrali termiche a cippato e generatori eolici. Ogni progetto evita l'acquisto di energia prodotta fuori da Goms e favorisce i produttori e gli artigiani locali per l'installazione e la manutenzione degli impianti. Le spese delle famiglie si riducono, i ricavi delle aziende locali aumentano.
Alpstar raccoglie e valuta le buone pratiche in corso nell'arco alpino. L'ambizione è quella di trasformare quello che oggi è un modello da imitare in uno standard minimo per tutto l'arco alpino entro il 2050.
Il direttore generale Helmuth Moroder ha toccato con mano a Bolzano come una visione ambiziosa può sviluppare una dinamica propria. "Nel nostro dossier di candidatura per città alpina dell'Anno 2009, la neutralità climatica entro il 2030 era stata formulata come obiettivo", afferma. "Poi siamo stati prescelti e a quel punto dovevamo darci da fare davvero. Perciò abbiamo sviluppato il piano energetico", ricorda Helmuth Moroder, allora Consigliere comunale dei Verdi.
Ora è curioso di vedere la dinamica sviluppata da Alpstar. Sa infatti quanto sono difficili i tempi: "per la prima volta le persone stanno economicamente peggio delle generazioni precedenti." Sono necessarie idee buone e pragmatiche. Il suo sorriso indica che questa sfida non gli crea preoccupazioni eccessive.

Tilman Wörtz (testo) e Heinz Heiss (foto), Zeitenspiegel Reportagen



Con Alpstar verso uno spazio alpino a zero emissioni di CO2
Sono 13 i partner dell'arco alpino, fra cui l'associazione "Città alpina dell'anno" e la regione pilota Vorarlberg-Liechtenstein-San Gallo, che individuano percorsi comuni per ridurre efficacemente le emissioni di CO2 nelle Alpi. Con Alpstar, insieme agli altri partner coinvolti nel progetto, la CIPRA contribuisce all'attuazione del Piano d'azione sul clima della Convenzione delle Alpi, promosso dalla stessa CIPRA. Il progetto - con un budget complessivo di 2,8 milioni di Euro, di cui 1,9 milioni di Euro provenienti dall'UE - è partito nel luglio 2011 e si concluderà nel marzo 2014.
www.cipra.org/alpstar - www.alpstar-project.eu