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Innovazioni sostenibili richiedono nuove logiche

Reti

Le reti contribuiscono a creare una intelligenza spaziale e a trasferire ad altri territori il sapere e il Know-how di singole regioni. Frank Schultze / Zeitenspiegel

I paesi alpini sono chiamati a costruire uno stile di vita che tenga conto di uomini e animali, che colleghi meglio le varie attività e favorisca lo scambio mirato di esperienze nell'arco alpino.
Dal XIX secolo, le Alpi sono state un terreno di conquista coloniale per la cultura delle città. Le Alpi fanno sempre più parte dei bacini di attrazione di singole metropoli e corrono pertanto il pericolo di perdere il proprio spazio economico e vitale per diventare uno spazio funzionale di completamento dei vicini territori urbani. A tutto questo si aggiunge anche il mutamento climatico, che nelle regioni montane modifica fortemente il paesaggio e comporta un aumento delle catastrofi naturali.
La popolazione alpina e i soggetti politici sono chiamati a sviluppare strategie per la prevenzione dei pericoli naturali, per la conservazione della biodiversità, per lo sviluppo di diversi settori economici, per la riduzione del traffico e per il rafforzamento dell'identità regionale e alpina - e quindi a trovare soluzioni per uno sfruttamento sostenibile di queste ricchezze culturali e naturali.

Sono necessarie nuove logiche
Il movimento ambientale alpino si è occupato del tema dell'innovazione sullo sfondo dei diversi scenari per il futuro delle Alpi, che non possono più essere considerate un mondo geograficamente isolato. Non si tratta della tradizionale protezione dell'ambiente, legata alla conservazione del paesaggio e della fauna, bensì di una complessa analisi sociale e politica dei cambiamenti oggi avvertibili anche nelle Alpi. Si sono esaminate in primo luogo possibili soluzioni politiche, le questioni sociali e gli approcci sociologici e filosofici. La crisi economica e ambientale globale sta facendo vacillare ovunque il modello neoliberale. E' quindi necessario elaborare un nuovo approccio basato sulla solidarietà sociale e territoriale, che impedisca alle innovazioni di oggi di diventare problemi per le generazioni future.
Tali nuove logiche non possono essere ridotte a temi tecnologici o a progetti concentrati sul capitale o sui profitti. Durante la Settimana alpina, questi concetti sono stati descritti dal dott. Simader, che ha preso come esempio la politica energetica. In seguito alla riscoperta del carbone come fonte di energia, in Germania sono in fase di elaborazione tecnologie innovative per la separazione e lo stoccaggio di questa materia prima, mentre in Austria, Francia e in Svizzera si punta sullo sfruttamento delle ultime potenzialità dell'idroelettrico. Assolutamente innovativi dal punto di vista tecnico, gli sforzi di questi paesi non sono tuttavia sostenibili secondo Simader, tanto più che essi gravano ulteriormente sull'ambiente e consentono di risolvere il problema energetico solo a breve termine, oppure agiscono addirittura solo come palliativi. Per Simader una vera innovazione sostenibile in campo energetico si può trovare nei cosiddetti interventi soft. Il problema energetico potrebbe infatti essere affrontato in modo assai più sostenibile attraverso interventi organizzativi, economici, accordi volontari e misure volte a informare direttamente i clienti, con il miglioramento degli standard degli edifici, la creazione di sistemi di labelling, e così via.

Innovazione sostenibile con il trasferimento dei saperi e la cooperazionee
Oggi, innovazioni e pensatori coraggiosi sono molto richiesti. Essere innovativi infatti non basta più, l'innovazione deve essere messa al servizio della sostenibilità. I progetti possono contenere innovazioni sostenibili già inventate o applicate altrove. L'obiettivo delle innovazioni sostenibili è la sostenibilità di per sé, la protezione di uno spazio multifunzionale e la valorizzazione delle numerose risorse delle Alpi. Proprio nelle Alpi si dovrebbe puntare a una sostenibilità solida - una sostenibilità che abbia al centro il capitale naturale, che non può essere affatto sostituito (o solo in misura molto limitata ) dal capitale umano o tecnico.
Le innovazioni di per sé non sono né buone né cattive e non costituiscono neppure un indicatore affidabile di progresso. L'innovazione nasconde sempre un rischio quando viene intesa solo come invenzione o come sinonimo di creatività. La ricchezza delle invenzioni, lo spirito e la creatività sono certamente premesse importanti per l'elaborazione di progetti innovativi, ma devono essere anche inserite all'interno di un contesto e di un processo.
Un ruolo centrale spetta alla conoscenza e all'intelligenza spaziale. L'approccio attuale della gestione del sapere pone al centro l'uomo, inserito all'interno di una organizzazione, mentre la tecnologia viene considerata esclusivamente un supporto. Il sapere si trova nella mente dell'uomo ed è presente soprattutto a livello regionale. Una grande sfida consiste nel rendere questo sapere comprensibile per gli altri. La valorizzazione del sapere e il trasferimento delle conoscenze si hanno solo quando un' organizzazione condivide il proprio sapere con gli altri e quando tale sapere viene inserito in livelli di conoscenza già esistenti. Un potenziale in gran parte ancora improduttivo si trova proprio nello sviluppo regionale. Per riuscire ad attivarlo sono necessarie ulteriori competenze. Gli attori regionali devono collaborare in modo intelligente, creando una intelligenza spaziale che nasce quando i decisori regionali scambiano conoscenze e rinunciano ai propri interessi nel breve termine a favore di un bene comune di più lungo periodo. Si vogliono avere regioni intelligenti, regioni che capiscono che la più importante risorsa locale è formata dalle persone.

Favorire le innovazioni sostenibili
Oggi nelle Alpi è fondamentale reintrodurre e rinnovare strategie sociali e politiche, ripristinare i rapporti con e nella società e investire nella qualità dei processi decisionali e nella conservazione della diversità.
Durante la Settimana alpina sono circolate proposte relative alle strategie per realizzare innovazioni intorno ad alcuni concetti chiave. Il trasferimento di conoscenza e la cooperazione richiedono reti funzionanti. Alcune reti sono già operative, come la Rete delle Aree Protette Alpine e la rete di comuni "Alleanza nelle Alpi". Altre devono ancora essere fondate e strutturate, come per esempio una rete per il trasferimento di saperi tra le città e le valli montane o reti per i prodotti agricoli, la biodiversità, la mobilità, ecc. Servono reti istituzionali, che devono essere favorite e sostenute. La Convenzione delle Alpi potrebbe svolgere un ruolo centrale come piattaforma di spinta e innovazione. Anche un intervento pubblico è necessario per favorire, attraverso politiche mirate, progetti rivolti alla sostenibilità, stimolando così le regioni a essere innovative in modo sostenibile.
Prima di tutto sono però necessarie reti di democrazia diretta. In questo modo i decisori possono riconoscere i bisogni della popolazione e i cittadini riescono a farsi sentire. Proprio le reti di conoscenza devono consentire a una regione di costruire motivazione, capacità e competenze.
Altri concetti chiave relativi ai processi di innovazione sono know-how, cooperazione, collaborazione, motivazione, formazione, comunità, nuovi strumenti legali e politici, che siano in grado di unire tutti questi aspetti in un processo basato sulla coesione sociale. Per questo motivo, il vero capitale nel quale vale la pena investire è il potenziale dei cittadini, per i quali deve diventare più facile entrare in contatto reciproco, scambiare conoscenze e collaborare.

Relatrici e relatori principali di questa sessione: Toni Aschwanden, iniziativa delle Alpi,/CH, Patrick Dumas, CAA/F, Günter Simader, Energieinstitut Vorarlberg/A, Wolfgang Pfefferkorn, CIPRA Internazionale/FL, Marie-Joëlle Couturier, Ministero dell'ecologia francese MEDAD/F, Marco Onida, Segretariato Permanente della Convenzione delle Alpi/A