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Un'arringa a favore della diversità

La ricchezza di diversità biologica delle Alpi si basa, oltre che sulle particolari capacità di adattamento di piante e animali al luogo, anche sui vari tipi di utilizzo da parte dell’uomo. Ma quali funzioni svolge questa diversità e come arricchisce la vita nelle Alpi?
Nel territorio alpino vivono decine di migliaia di differenti specie animali e vegetali. A parità di superficie, in alcune zone delle Alpi c'è addirittura molta più biodiversità che non nelle pianure dell'Europa centrale, poiché montagne e valli esigono strutture ecologiche che influiscono sullo sviluppo e la salvaguardia delle varietà. Ciò non dipende solo dal fatto che nelle Alpi meridionali inizia il passaggio alla flora e fauna mediterranee, ma soprattutto dalla strutturazione del paesaggio montano. Le montagne sono come isole, cui le valli fanno da barriera, dove le condizioni di vita locali variano in funzione dell'esposizione al sole o della posizione in ombra, delle diverse altitudini o delle rocce sotterranee.

Diversità per adattamento
Nelle zone ad altitudini elevate, dalla fine dell'ultima era glaciale, si sono potute conservare specie vegetali e animali che altrimenti avrebbero dovuto seguire su a nord l'arretramento dei ghiacciai. Molte specie alpine presentano un quadro di diffusione cosiddetto arcto-alpino. Tuttavia, le presenze nelle Alpi non si possono semplicemente equiparare alle aree, per lo più di maggiori dimensioni, delle parentele nordiche. Da oltre 10'000 anni, esse sono infatti distinte. Così si sono potuti realizzare i processi evolutivi. Le restanti popolazioni si separavano come isole dal patrimonio genetico delle specie iniziali, creando centri di nuovi sviluppi. Numerose varietà con una diffusione alpina e nordica si sono perciò suddivise in sottospecie autonome. Solo la moderna ricerca biomolecolare ha svelato le dimensioni ormai raggiunte da tali differenze. Per quanto riguarda gli insetti e in particolare le farfalle, le mutazioni si notano nella finezza del disegno delle ali o nella scelta delle piante per il nutrimento. Solo i mammiferi e gli uccelli, meno dipendenti dalle condizioni esterne, racchiudono al loro interno ciò che avviene nel loro patrimonio genetico sin dalla separazione dell'era postglaciale e che ha accumulato mutazioni. Le trasformazioni genetiche e le variazioni sono la materia prima dell'evoluzione. Il mondo animale e vegetale delle Alpi è caratterizzato da un forte aumento della diversità nelle presenze e nelle modifiche naturali. I molti animali scuri presenti ad altitudini elevate e il particolare mantello protettivo delle piante indicano inoltre che, con l'aumento dell'altitudine, anche i raggi UV diventano più forti, con effetti sul patrimonio genetico. Inoltre, le montagne consentono a molte specie oggetto di caccia e persecuzioni di rifugiarsi in zone meno sfruttate o modificate dall'uomo, un comportamento che si riscontra in particolare nei grandi mammiferi e nei grandi uccelli.

Diversità per sfruttamento
Tuttavia, la ricchezza di varietà alpine non è solo il risultato delle evoluzioni naturali in atto da migliaia di anni o ancora più antiche. Una natura lasciata a se stessa, infatti, non avrebbe prodotto l'attuale diversità, cui hanno invece contribuito in misura sostanziale gli uomini. Gli utilizzi, soprattutto come pascolo, hanno generato ampie superfici soleggiate, dove altrimenti sarebbero cresciute foreste uniformi. La maggior parte dei pascoli d'alta quota si deve alla pastorizia che, ai tempi dei Romani e degli insediamenti celtici preromani, ha dato alle Alpi il loro nome. "Prato alto" significa infatti "alpe/ pascolo" ed è stato ed è il pascolo che ha conferito a queste montagne le loro particolari caratteristiche. Con il bestiame e l'utilizzo adeguato alla naturale produttività dei prati d'alta quota che esso fa della vegetazione, si è creata una particolare diversità che ancor oggi apprezziamo. I pascoli hanno generato un mosaico di crescite diverse che favorisce specie che altrimenti non avrebbero alcuna chance contro i concorrenti più forti. Il pascolo "seleziona" la vegetazione tra specie privilegiate e varietà escluse, genera piccole strutture supplementari nel mondo della montagna, già così ricco di strutture, e un microclima che comprende tutte le possibilità di mutazione che il clima regionale consente. Lo stesso vale per le foreste che, grazie alla silvicoltura tradizionale, sono diventate più ricche di quanto non fossero per natura. L'utilizzo della natura varia secondo la tradizione culturale. Ciascuno dei gruppi insediatisi nelle Alpi - influenzati dai sistemi sociali e politici e dalle credenze religiose - si distingue per molteplici peculiarità nel rapporto con la natura e ha così impresso il suo marchio all'ambiente naturale che lo circonda. Da millenni, le condizioni naturali e gli influssi culturali si intrecciano nei modi più disparati. Sono stati e sono la fonte della diversità dinamica. Proprio perché per uomini e animali non è facile cavarsela con il tempo atmosferico e il terreno delle montagne, nel corso di secoli di sfruttamento del suolo da parte dei contadini, sono nate numerose forme di animali domestici, adattatisi alla situazione locale. Molti, la maggior parte in realtà, sono forse meno efficienti dei loro cugini altamente selezionati delle stalle di pianura, ma "l'efficienza" non riguarda solo la resa di latte o carne per anno o per capo, bensì anche il modo in cui questo risolve il problema delle condizioni di vita. A questo proposito, grazie a esperimenti e allevamenti alpini, sono nate vere e proprie forme di superrendimenti molto più adatti alla vita di montagna. Le razze di animali domestici esprimono in modo così evidente e chiaro ciò che caratterizza complessivamente la vivace natura delle Alpi: l'adattamento a condizioni di vita particolari.

Diversità come capitale
Gli animali domestici ci dimostrano che una razza non può fare tutto e che una forma di rendimento può essere ottima per una regione e inadatta a un'altra con condizioni di vita diverse. Lo sanno bene i silvicoltori che, da 200 anni, tentano di impianta- re nuove piantagioni con semi o piantine adatte al luogo. Questi accorgimenti si dimostrano economici, in quanto consentono di ridurre i costi e migliorare la resa. Di soldi, investimenti e rendimenti si occupa l'intero settore turistico. Se le montagne non fossero altro che il sipario intercambiabile di vette numerate, con boschi e valli ovunque uguali e non ci fossero più prati fioriti con tante farfalle, i visitatori cambierebbero meta. Lo stesso si può dire della diversità culturale. Quanto più ampio è il raggio d'azione, tanto più vari saranno il potenziale di idee e innovazioni, ma anche le opportunità per la curiosità e le avventure. "Variatio delectat", lo sapevano già gli antichi Romani che, con queste parole in latino, esprimevano un concetto valido ancora oggi e anche in futuro. È la varietà che piace, non l'uniformità. L'idea di uomini clonati, tutti identici ci fa orrore, tanto è importante la differenza e tanto la diversità si associa profondamente al nostro senso della vita. Noi sentiamo che è giusto e corretto differenziarsi dagli altri. Da poco, inoltre, sappiamo che ciò ha un senso biologico più profondo, poiché la diversità esteriore corrisponde a quella interna, soprattutto nel sistema immunitario. Quanto più è simile, tanto più facilmente i germi si diffondono, sfuggendo al controllo delle difese interne, nell'uomo come nella natura. La diversità rappresenta l'assicurazione contro le vicissitudini della vita e quindi anche un capitale per il futuro.