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La glassa della sostenibilità - Ritratto di Christian Geiger

Da 23 anni, Christian Geiger è a capo di Pro Natura, nei Grigioni. Per la CIPRA, volge lo sguardo indietro, in avanti e anche oltre.
Ambiente, sostenibilità, clima. Si tratta di concetti che le funivie traducono sempre con "stazione ferroviaria"?
L'industria turistica e soprattutto gli impianti di risalita sono in crescita e/o confrontati ad una lotta per la sopravvivenza. C'è pertanto poco spazio per la sensibilità nei confronti dell'ambiente. Quando oggi sento parole come "sostenibilità" o addirittura "sostenibilità integrata", sento immediatamente suonare un campanello d'allarme.

Perchè?
Il concetto di sostenibilità, tanto vantato negli anni '90, mi fa l'effetto di una glassa che serve a mascherare e a mandare giù interventi ecologicamente discutibili.

Ciò vale per tutti i comparti turistici e gli operatori del settore?
No, non si può fare di ogni erba un fascio. Ad esempio, l'organizzazione turistica di vertice dei Grigioni, Graubünden Ferien (GRF), ha introdotto degli elementi di positività. Con il programma "Klein und Fein (piccolo e bello)", ma anche con altre attività, il team, guidato dal direttore del GRF, Olivier Federspiel, ha promosso non solo le grandi destinazioni, ma anche le piccole località, con la loro particolare struttura e la loro economia tradizionale su piccola scala.

Sta parlando al passato…
Sì, perché il direttore del GRF ha appena lasciato il posto ad un management orientato alla promozione delle grandi destinazioni. Anziché "piccolo e bello", in futuro il motto sarà "grande, sempre più grande".

Dove si ravvisano i principali problemi, con riferimento all'ambiente alpino?
Sicuramente nel comportamento delle persone nel tempo libero e nelle infrastrutture delle destinazioni: un numero sempre crescente di comprensori vengono dotati di un numero sempre maggiore di impianti sempre più potenti. Non ci sono più limiti in questa corsa verso le cime. A ciò si aggiungono le fusioni dei comprensori sciistici, che vanno ad intaccare vallate e montagne ancora preservate. L'esempio più recente è il progetto di fusione tra Arosa e Lenzerheide attraverso la Urdental, oppure la fusione Diavolezza-Lagalp. E' impossibile prevedere quando finirà questa tendenza.

Eppure ci sono leggi di protezione dell'ambiente e di pianificazione territoriale…
… e autorizzazioni e concessioni speciali. Si vuole costruire fuori della zona edificabile? Nessun problema, basta adeguare il regolamento edilizio e quello delle zone. Le principali vallate montane hanno già una cementificazione paragonabile a quella dell'altopiano. In nome dell'"imperativo economico", si piazzeranno dei resort al posto dei pascoli alpini. Naturalmente saranno resort sostenibili. Se poi viene eliminato anche il diritto al ricorso delle associazioni, allora buona notte.

Gli oppositori al diritto al ricorso delle associazioni…
… non vogliono ritrovarsele addosso. Lo scopo non è altro che quello di ammorbidire o addirittura smantellare le norme a favore dell'ambiente. E una volta che ciò sarà avvenuto, per attirare l'attenzione sulla natura non ci rimarrà altro che lo schiamazzo.

Le associazioni come Pro Natura nei Grigioni possono fare concretamente qualcosa?
Sì, nonostante tutto. Anziché andare allo scontro diretto e al ricorso davanti ai tribunali, nell'ultimo decennio si è avuto un mix di confronto e dialogo. Questo peraltro non ha impedito l'allargamento dei comprensori sciistici e la costruzione di piste e di bacini di accumulazione. E' comunque migliorata la qualità degli impianti sotto l'aspetto del rispetto della natura e dell'ambiente. Oggi è ormai prassi comune che i progetti inerenti agli impianti di risalita prevedano un accompagnamento ambientale; già in fase di costruzione è possibile minimizzare molti danni.

Può citarmi alcuni esempi?
Ma certo. Il miglior esempio è quello del Campionato mondiale di sci alpino di St. Moritz, nel 2003. In quell'occasione, si è riusciti a passare da una sfiducia iniziale ad una collaborazione costruttiva. Nell'ambito di quel progetto, quale misura sostitutiva, è stata allontanata la pista di fondo che attraversava il sito palustre dello Stazerwald dalle paludi più importanti. Le paludi sono state valorizzate e il paesaggio tra il lago di St. Moritz e il Piz Rosatsch è diventato un'area di tutela naturale e paesaggistica. Ma ci sono stati dei vantaggi anche per gli organizzatori del Campionato mondiale: grazie alle nostre osservazioni costruttive e proposte migliorative, è stato possibile ridurre l'impatto, e quindi risparmiare.

Anche gli abitanti di St. Moritz condividono una valutazione così positiva?
Credo di sì. Insieme abbiamo presentato le nostre esperienze alla FIS. Siamo già stati interpellati in vista della candidatura per il Campionato mondiale di sci del 2013.

Da parte dei gestori degli impianti di risalita, si riscontra quindi una maggiore attenzione per l'aspetto ambientale?
Sì, è vero. Alcuni imprenditori o autorità ci consultano per i loro progetti e vogliono lavorare direttamente con noi fin dall'inizio. Tra questi da qualche tempo c'è anche l' "Arena Bianca" o le funivie di Samnaun.

Molte funivie svizzere sono finanziariamente "alle corde" e chiedono fondi pubblici per rimettersi in sesto.
E' una situazione frequente, dovuta all'idea preconcetta che le funivie siano il motore economico della vallata o della regione. E' un approccio miope. Gli impianti non redditizi devono essere smantellati e in nessun caso devono essere alimentati dal settore pubblico, dal comune di riferimento. Anche gli specialisti universitari che si interessano al turismo la pensano così. In un contesto globale in cui bastano 50 euro per volare a Maiorca, le funivie deficitarie sono una botte senza fondo. Quando collasseranno finanziariamente, trascineranno con sé anche i loro finanziatori.

Che ruolo gioca la politica nel turismo?
Purtroppo non si parla più di ambiente, contrariamente a quanto avveniva negli anni '70 e '80. E' doloroso. Nei Grigioni non abbiamo neanche più il partito dei Verdi.

Da 23 anni è a capo di Pro Natura. Quali sono le prospettive per le Alpi nei prossimi 23 anni?
Guardando al passato, non c'è di che essere molto ottimisti sul futuro, per il seguente motivo: l'arco alpino è sfruttato da sempre, spesso in malafede. Le parole chiave sono deforestazione, industria mineraria e sovrappascolo. Le conseguenze sono note: erosione, colate di fango, slavine. Oggi succede lo stesso, ma in modo diverso. Con le macchine e con un elevato impiego di energia adattiamo il paesaggio e la natura ai nostri "bisogni" del momento. Si promuovono le grandi destinazioni, mentre le regioni periferiche e i paesaggi culturali tradizionali sono minacciati di abbandono.

Cosa possiamo ancora fare?
Rinunciare e fare attenzione. Non è un messaggio popolare, ne sono consapevole. Ma se vogliamo conservare le Alpi come spazio di vita per le generazioni future, per gli uomini, le piante e gli animali, la parola d'ordine non può essere sempre più in alto, sempre più grande, sempre più bello, sempre più trendy, sempre più più. Forse dobbiamo imparare nuovamente ad ascoltare la natura. Le Alpi possono anche essere solo un sussurro.