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Sviluppo sostenibile: una nuova prospettiva sulle città alpine

"Le città alpine svolgono un ruolo centrale a livello economico, culturale, sociale e per quanto riguarda la natura e l'ambiente.Nell'ottica dello sviluppo sostenibile è necessario che le città alpine siano coinvolte più strettamente nella politica alpina".
Questa introduzione al Convegno annuale della CIPRA evidenzia chiaramente che la crescente rilevanza del principio dello sviluppo sostenibile corrisponde ad una rottura nel modo di considerare l'urbanizzazione e i rapporti tra città e campagna.
Nonostante le città non comparissero ancora nella Convenzione delle Alpi del 1991, ora esse vengono coinvolte sempre più strettamente nella politica alpina nell'ambito dell'attuazione dello sviluppo sostenibile. Questa evoluzione può essere individuata anche nella politica territoriale della Confederazione in Svizzera. In effetti, è nella prospettiva di uno sviluppo territoriale sostenibile che nel 2001 è stata lanciata una politica degli agglomerati, mentre il termine di "città" non compariva ancora nella Legge federale sulla pianificazione del territorio del 1979.
In che modo lo sviluppo sostenibile contribuisce all'evoluzione della rappresentazione della città e, di conseguenza, dei rapporti tra città e campagna? Questa domanda apre tre direttrici.

Nuova centralità alla questione del ruolo della città
Prima di tutto lo sviluppo sostenibile restituisce centralità alla questione urbana. Sia la politica alpina che la politica di pianificazione territoriale si prefiggevano innanzitutto di proteggere i territori rurali e gli spazi naturali dall'assalto distruttore dell'urbanizzazione. Questo atteggiamento difensivo contribuisce ad occultare le realtà urbane del territorio e a escludere le città dalle politiche messe in campo. L'assenza della "città" dalla Convenzione delle Alpi lo dimostra chiaramente. Grazie all'idea che lo sviluppo sostenibile coinvolge le città, si è passati da una concezione della città in negativo ad una anche positiva, nella quale il territorio urbano è considerato anch'esso parte integrante dello spazio alpino e del territorio svizzero. Richiamandosi in egual misura a principi ecologici, sociali ed economici, una politica che si prefigge lo sviluppo sostenibile non può ignorare un territorio in cui vive ormai la maggioranza della popolazione (il 60% della popolazione delle regioni alpine e il 70% della popolazione totale della Svizzera vive attualmente in aree urbane).

Miglioramento dell'immagine della città
Inoltre, lo sviluppo sostenibile migliora l'immagine della città. Globalmente lo sviluppo sostenibile sembra opporsi alle rappresentazioni negativa della città intesa quale aggressore della natura o della campagna, rappresentazioni che a partire dalla Rivoluzione industriale non hanno cessato di perpetuarsi nell'immaginario collettivo e nei modelli d'azione sul territorio1. La rappresentazione tradizionale della città e della campagna, in particolare in Svizzera, ma anche in numerosi Paesi occidentali, si basa su una polarizzazione di tipo manicheistico, una semplificazione che contrappone una visione idealizzata e caricaturale del mondo rurale ad un'immagine ostile e negativa dei fenomeni urbani. Alla conclusione di tale processo sia l'immagine della città che quella della campagna hanno perso ogni contatto con una realtà molto più complessa. Ad esempio queste rappresentazioni non tengono conto dell'evoluzione reale dell'urbanizzazione, che produce un aumento di forme ibride urbano-rurali sul territorio. Con l'idea di città sostenibile non si tratta di dichiarare che l'urbanizzazione sia sempre e solo positiva, assolutamente no, ma semplicemente di considerarne anche i vantaggi e di valutare, nell'ambito di progetti concreti, la sua capacità di partecipare ad uno sviluppo sostenibile. Così l'urbanizzazione non è più considerata solo nell'ottica dei danni arrecati all'ambiente, ma anche quale fonte dello sviluppo economico e socioculturale della Svizzera e delle regioni alpine.

Riconciliazione tra città e campagna
In conclusione, dal momento che invita a considerare il territorio nel suo insieme e in tutta la sua complessità ecologica, sociale ed economica, lo sviluppo sostenibile impone un ripensamento della relazione città-campagna, inteso non più come opposizione, ma come complesso sistema d'interrelazioni. In tal modo promuove una "riconciliazione" tra città e campagna, nell'ambito di un modello che mette in primo piano le relazioni e le coesioni necessarie tra aree diverse piuttosto che le loro opposizioni.

1Cfr. J. Salomon Cavin, La ville mal-aimée, PPUR, Lausanne, 2005