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Il clima cambia - ma quanto?

La terra si sta riscaldando a tempo di record. Le cause sono ampiamente conosciute: l'aumento dei gas serra nell'atmosfera. Tuttavia le previsioni prospettate dagli scenari climatici presentano forti divergenze dovute all'andamento delle emissioni di gas serra. Gli scienziati sono però concordi: l'evoluzione del riscaldamento del clima è nelle mani degli Stati industrializzati. È giunto il momento di agire, se vogliamo evitare gravi conseguenze nel futuro, poiché il riscaldamento globale ha uno "spazio di frenata", o meglio un tempo di arresto, estremamente lungo. A quali rischi andiamo incontro?
I gas serra antropogeni (CO2, metano, gas esilarante, ozono) presenti nell'atmosfera hanno una durata relativamente lunga, da alcuni anni a vari decenni. Quello che viene immesso oggi nell'atmosfera riscalda perciò la terra anche nei prossimi decenni. Farà ancora più caldo, questo è sicuro. Da qui la pressante richiesta agli Stati industrializzati di ridurre massicciamente le emissioni di gas serra e di promuovere le energie rinnovabili. Tuttavia, quanto fa caldo ora e quanto farà caldo prossimamente?

Non faceva così caldo da 1.000 anni
Gli anni Novanta sono stati il decennio più caldo da 1.000 anni. Il 1998 è stato l'anno più caldo degli ultimi 150 anni, forse addirittura 1.000 anni, e il 2002 si colloca al secondo posto. Nel giugno 2003 le temperature medie in Svizzera hanno superato di 6° C la media pluriennale, rivelandosi il giugno più caldo da quando si effettuano misurazioni sistematiche delle temperature (1864), e probabilmente da almeno 500 anni. Anche la velocità del riscaldamento sta aumentando nettamente. Negli ultimi 30 anni il riscaldamento è stato 5 volte più rapido (0,2-0,4° C/10 anni) rispetto all'intero secolo precedente (0,6°C/100 anni).
Sarà un caso? È un fattore naturale? È "normale"? Molto probabilmente no. Il riscaldamento, da noi rilevato dal 1950, è in gran parte provocato dalle attività umane nel corso del XX secolo. Siamo quindi noi a modificare il clima.

Più acqua dal cielo
I cambiamenti globali del clima provocano alterazioni nella circolazione dei venti, il che a sua volta suscita una modifica del regime delle temperature e delle precipitazioni di un determinato luogo. Ci sono così luoghi del pianeta che, nel corso del riscaldamento globale, finiscono sotto l'influenza di altre masse d'aria, per cui vanno incontro ad un raffreddamento regionale oppure - come nel caso delle Alpi - sono sottoposti ad un forte riscaldamento. Anche la distribuzione e la quantità delle precipitazioni si modifica sensibilmente, e al crescere dell'energia nell'atmosfera - in forma di calore, vapore acqueo e vento - aumenta anche la possibilità che si verifichino fenomeni meteorologici estremi come intense precipitazioni, tempeste, ondate di calore, con relativi danni generati da alluvioni, frane, schianti da vento, stress termico e idrico o erosione. Complessivamente l'effetto serra fa aumentare il contenuto di energia e di acqua dell'atmosfera, per cui si può dire che il tempo diventa più "inquieto".
Per quanto riguarda la biodiversità, nel caso più favorevole si verificano spostamenti spaziali o temporali, ad esempio determinate specie si spostano verso nord o verso zone a quote più alte, oppure, sempre per il caldo, si modifica il ritmo stagionale di eventi naturali come la migrazione o la nidificazione degli uccelli, l'emissione delle foglie o la fioritura. La ricerca più ampia e approfondita finora disponibile dimostra che le 1.700 specie di piante e animali analizzate si spostano sistematicamente verso nord di 6,1 km ogni decennio e in primavera il loro "calendario" viene anticipato di 2,3 giorni, sempre ogni dieci anni. Nel peggiore dei casi possiamo attenderci l'estinzione di specie a livello locale o regionale o l'interruzione di catene alimentari e la perturbazione a lungo termine di ecosistemi. Dove non ci sono corridoi di migrazione, gli habitat si modificano così rapidamente che l'evoluzione con i suoi processi di selezione e adattamento a livello molecolare non è in grado di tenere il passo. In determinate condizioni le specie alloctone si sostituiscono a quelle indigene.

Più costi
In tutto il mondo i danni causati dagli eventi meteorologici sono in forte crescita, il 2004 è stato l'anno delle catastrofi naturali che ha provocato i danni finora più elevati: è infatti costato 40 miliardi di dollari al settore assicurativo, dei quali 35 dovuti ad uragani e tifoni. I danni politico-economici si aggirano sui 130 miliardi di dollari. Le assicurazioni prevedono che nei prossimi dieci anni l'ammontare dei danni raddoppierà (UNEP Financial Initiative 2002).
Si tratta di conseguenze del cambiamento climatico? Sì e no. Negli ultimi anni la frequenza degli eventi meteorologici è aumentata in tutto il pianeta, è tuttavia difficile giungere ad una dimostrazione statistica a causa della relativa rarità dei fenomeni di questo tipo e della brevità della serie di misurazioni disponibili. D'altra parte si è avuto un forte incremento del valore delle infrastrutture nelle aree minacciate, come edifici residenziali, stabilimenti industriali e vie di comunicazione.
Anche il turismo subisce conseguenze negative, la mancanza di neve nelle località sciistiche è solo un esempio.

Scenari - una materia incerta
Sono attualmente disponibili diversi scenari sull'evoluzione futura del clima, e il fattore comune a ciascuno di essi è solo uno: la loro insicurezza. Il clima è un sistema complesso e può essere influenzato dall'uomo. Cause, effetti e cambiamenti sono perciò molto difficili da cogliere e prevedere.
Ultimamente, tuttavia, con i modelli climatici si sono compiuti enormi progressi: essi sono in grado di ricostruire i tratti salienti dell'evoluzione climatica del passato e, se "foraggiati" con dati adeguati su emissioni e concentrazioni di gas serra, forniscono risultati consistenti. L'incertezza dovuta a diversi modelli climatici si attesta di solito su una differenza di ± 0,5-1° C fino al 2100. L'incertezza principale (circa. ± 2.5° C!) dipende tuttavia dal fatto che noi non sappiamo quanto gas serra riverseremo nell'atmosfera nel prossimo periodo.
L'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha tracciato diversi scenari dai quali si potrà capire l'evoluzione globale delle emissioni di CO2 nei prossimi anni. Nei calcoli sono confluiti tra l'altro i seguenti fattori: sviluppo economico mondiale, sviluppo demografico, grado di globalizzazione, consumi energetici, tipo di fonti energetiche - fossili o rinnovabili - e progresso tecnologico.
Le future emissioni di CO2 così previste divergono talvolta sensibilmente per quantità. L'IPCC si astiene espressamente dal giudicare uno scenario "più probabile" di un altro. A lungo rimarrà incerto quale sarà lo scenario a rivelarsi fondato, questo dipende in buona misura dalle condizioni quadro e dagli sviluppi politici, sociali e tecnologici a livello globale. La politica commerciale ed economica, la politica della sicurezza, crisi e guerre, protezionismo, libera economia di mercato e molto altro sono tutti fattori che assumono qui un ruolo rilevante. In base allo scenario di riferimento, i modelli stimano pertanto un riscaldamento globale di 1,4° C nel caso più favorevole, nel caso peggiore addirittura 5,8° C entro il 2100. Nel caso in cui lo sviluppo economico proceda tuttavia ai ritmi attuali, tra 100 anni la terra sarà più calda di 4,5° C ± 1° C rispetto ad oggi (scenario dell'IPCC A1Fl, Fig. 8). Non resta che annotare, che in ultima istanza sta a noi, modificando il nostro comportamento, evitare le conseguenze più gravi e onerose. E questa è in fin dei conti una questione economica: possiamo permetterci i danni che si prospettano?

Meno gas serra!
Fondamentalmente ci sono due strategie combinabili: adeguamento (adaptation) ai cambiamenti climatici e riduzione delle emissioni di gas serra, in modo che il cambiamento del clima e le relative conseguenze si verifichino lentamente o in forma attenuata (mitigation). A questo proposito occorre considerare che il clima è per sua natura estremamente variabile, i cambiamenti subentrano in modo non lineare e repentino e che le misure di difesa del clima possono produrre effetti a notevole distanza, nel tempo e anche nello spazio. Noi abbiamo a che fare con un problema di nuovo tipo, globale e a lungo termine, che richiede quindi soluzioni altrettanto innovative. Innanzitutto occorre provvedere a immettere meno gas serra nell'atmosfera e ad attuare il Protocollo di Kyoto. Il Protocollo è stato approvato nel 1997, ma ha potuto entrare in vigore solo dopo la ratifica da parte di 55 Stati che complessivamente siano responsabili di più del 55% delle emissioni di CO2 (rispetto al 1990) dei Paesi industrializzati. Questa condizione è stata soddisfatta con la ratifica della Russia nell'ottobre 2004, quindi il 16 febbraio 2005 l'accordo internazionale è entrato in vigore. Gli Stati industrializzati si impegnano a diminuire complessivamente le emissioni di gas serra del 5,2% nel periodo dal 2008 al 2012. In un passo ulteriore, per una difesa del clima più efficace, dovranno essere recuperati anche gli Stati che finora non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto e i Paesi in via di sviluppo. A questo riguardo, una particolare importanza deve essere attribuita agli USA, alla Cina e all'India. Il fatto che finalmente il Protocollo di Kyoto entri in vigore è senz'altro un passo nella giusta direzione, ma ne dovranno seguire molti altri. Il compito probabilmente più importante per scienziati, ONG e Governi sarà convincere uomini e donne a sentirsi responsabili per il clima globale. Ciascuna e ciascuno ha nelle proprie mani - attraverso comportamenti responsabili e consapevoli nella mobilità, nel tempo libero, nei consumi e nell'abitare - la possibilità di dare un contributo importante.

Prof. Dr. Martin Grosjean
NFS Klima
Università di Berna
www.nccr-climate.unibe.ch/

Maggiori informazioni sullo scioglimento dei ghiacciai nelle Alpi:
La mostra "Ghiacciai sotto serra", esposta fino alla metà di febbraio nel Museo Alpino del Club alpino tedesco DAV di Monaco di Baviera/D, dal 12.09.2005 sarà presentata in una versione ridotta presso il Liechtensteinische Landesmuseum di Vaduz. L'esposizione è organizzata dalla CIPRA-Liechtenstein.
Informazioni: www.gletscherarchiv.de e http:// www.lgu.li