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Pubblicato un ampio studio sulle aree montane d'Europa

08/04/2004
La Commissione Europea ha recentemente presentato i risultati di uno studio sulla situazione economica e sociale delle aree montane d'Europa. Si tratta di un'analisi approfondita delle aree montane di 29 paesi europei, tra cui gli stati membro dell'UE, i 10 nuovi stati membro e la Svizzera.
Stando a questo studio, nelle diverse aree montane si riscontrano condizioni assai differenziate, sebbene esse si trovino a condividere molte difficoltà simili riconducibili alla scarsa densità demografica, all'inaccessibilità e ai costi relativa-mente elevati della messa in opera di infrastrutture. Dallo studio emerge anche che l'Unione potrebbe contribuire a una migliore coesione di queste aree affron-tando tali difficoltà per mezzo di strategie mirate.
Secondo i criteri che stanno alla base di questo studio, circa il 40% della superfi-cie totale dei paesi in oggetto (dove vive quasi il 20% della popolazione comples-siva), rientra nella definizione di "area montana". Circa il 60% della popolazione complessiva vive in aree montane o in prossimità di aree montane. Nella maggior parte delle aree montane oggetto della ricerca lo spopolamento è più marcato che nelle zone a fondovalle, mentre ampie zone delle Alpi sono caratterizzate da una crescita della popolazione. Lo studio rileva che l'economia nella aree monta-ne europee è estremamente diversificata. Sebbene l'agricoltura e la silvicoltura vengano spesso considerate d'importanza vitale per l'economia e per l'identità culturale, in generale è soprattutto il settore terziario a godere di un più alto tasso di occupazione.
Lo studio offre anche una panoramica delle numerose iniziative politiche, per esempio politiche settoriali, strategie per promuovere lo sviluppo e una varietà di politiche e strumenti transnazionali come la Convenzione delle Alpi e la Conven-zione dei Carpazi. In molte aree montane le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione offrono nuove opportunità di sviluppo, e il coordinamento e lo scambio di esperienze fra regioni e stati possono tornare molto utili in tal sen-so.
Fonte e testo integrale dello studio (200 pagine in inglese):
http://europa.eu.int/rapid/start/cgi/guesten.ksh?p (en)