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(c) Michael Gams, CIPRA International

Paesaggi come Commons

Nelle Alpi esiste una lunga tradizione di gestione e utilizzo collettivo di “Commons”, come i pascoli, l’acqua o i boschi. Il paesaggio in quanto tale può essere considerato facente parte dei Commons – un termine che semplificando si potrebbe tradurre con “bene comune”. Tuttavia il termine “Commons” va al di là del concetto di “bene comune”: “Commons” sono ciò che produciamo “insieme”, ciò che viene messo a disposizione del pubblico o ciò che riceviamo in dono dalla natura. Questo include aspetti sia materiali che immateriali, così come le relazioni sociali che creano, preservano e proteggono i Commons. I Commons comprendono anche regole e norme che producono importanti stimoli e condizioni quadro per l’azione collettiva.

Considerare il paesaggio alpino come Commons ci consente di instaurare un rapporto stimolante e benefico tra l’uomo e la natura, in grado di garantire la sopravvivenza dell’uomo e di promuovere valori sia collettivi che naturali. Il paesaggio montano diventa così una sorta di laboratorio per i Commons e la democrazia deliberativa*; un processo al servizio dell’umanità in tempi di crisi climatica e di estinzione delle specie.

Determinanti a tal proposito sono le pratiche e i processi attraverso i quali i beni comuni vengono prodotti, utilizzati e gestiti. Ad esempio, sono stati realizzati e utilizzati collettivamente terrazzamenti, sistemi di irrigazione e pascoli alpini. In questo processo i paesaggi si sono costantemente trasformati.

Se in questa accezione consideriamo i paesaggi come Commons, è evidente che le regole che disciplinano la gestione del paesaggio devono anche adattarsi a una società pluralistica e in evoluzione. Così, ad esempio, nelle questioni di rilevanza paesaggistica, devono essere coinvolte maggiormente le donne, i giovani e gli immigrati. Gran parte del territorio delle Alpi è di proprietà pubblica: chi può e deve decidere quali linee di sviluppo adottare per il paesaggio? Spesso è necessario prendere in considerazione specifiche regole locali – ad esempio se si tratta di creare un nuovo parco nazionale: a chi è consentito decidere in merito all’“uso” di questo bene comune, i cui effetti si estendono ben oltre i suoi confini? La conoscenza dei Commons e del loro valore deve diventare patrimonio comune. I Commons devono essere culturalmente ben radicati e integrati nella legislazione.

Nelle Alpi sono presenti numerosi “nuovi” Commons che si rapportano al paesaggio, come ad esempio la cultura alimentare o l’agricoltura solidale. Affinché questi approcci si dimostrino efficaci e siano ulteriormente sviluppati, occorre considerare i principi di Elinor Ostrom** per la gestione della proprietà collettiva.

Negoziare il paesaggio

Il paesaggio è il riflesso di esigenze e interessi sociali diversi, in costante evoluzione. È importante coordinare queste esigenze e questi interessi in modo trasparente. È evidente come nelle decisioni che hanno ripercussioni sul paesaggio non si tengano sufficientemente in considerazione gli interessi della protezione dell’ambiente, della biodiversità, del clima e dell’acqua, mentre spesso sono considerati prioritari gli interessi economici (cfr. Paesaggi non sfruttati).

Una buona politica del paesaggio è un modo per far sì che la società civile, le organizzazioni private e le autorità riconoscano il valore del paesaggio, il suo ruolo nella società e i cambiamenti spesso drammatici che subisce a causa delle attività umane. È anche un mezzo per fissare obiettivi per la gestione del paesaggio. Una politica del paesaggio significativa e orientata al futuro deve fornire strumenti efficaci per la partecipazione dei cittadini e dei loro diversi interessi. Deve garantire che agli interessi della conservazione delle risorse naturali – che sono tutte parte del paesaggio – venga dato lo stesso peso attribuito agli interessi dello sviluppo economico. Pertanto la politica deve anche garantire che indicatori di qualità del paesaggio come la biodiversità, l'aspetto del paesaggio stesso o la salute del suolo, non si deteriorino ulteriormente.

A tal fine, gli strumenti normativi esistenti – come la Convenzione europea del paesaggio o la Convenzione delle Alpi – devono essere applicati e attuati in modo coerente. La prima prevede che gli Stati firmatari adottino una politica paesaggistica e riducano la concorrenza tra le competenze degli organi decisionali. La Convenzione delle Alpi, quale trattato vincolante degli Stati alpini, obbliga le Parti contraenti ad adottare le misure necessarie per garantire la protezione, la cura e il ripristino della natura e del paesaggio nel territorio alpino***. Esse sono inoltre tenute ad armonizzare l’uso del territorio con gli obiettivi e le esigenze ecologiche e ad utilizzare le risorse e lo spazio in modo parsimonioso e compatibile con l’ambiente****.

In considerazione dell’importante ruolo socio-politico del paesaggio, la CIPRA chiede di promuovere l'educazione e la sensibilizzazione nel campo del paesaggio. Quando le persone si sentono direttamente impegnate e coinvolte, si assumono le responsabilità per l’ambiente che le circonda. Imparano a riconoscere non solo i cambiamenti del paesaggio repentini, ma anche quelli striscianti, oltre che a reagire ad essi. Lo sviluppo sostenibile assume un carattere concreto e (tangibile).

La CIPRA sollecitala la partecipazione del pubblico, degli enti locali e regionali e di altri gruppi di interesse per sensibilizzare la società civile, le organizzazioni private e le autorità sui valori del paesaggio e sul suo ruolo nella società. Occorre definire processi per l’inclusione nella politica del paesaggio, come previsto dalla Convenzione europea del paesaggio.

 

 

* Il termine democrazia deliberativa designa sia i concetti in cui la deliberazione pubblica è centrale, sia la sua attuazione pratica. Una caratteristica essenziale di una democrazia deliberativa è il discorso pubblico su tutte le questioni politiche, noto anche come “deliberazione” (Wikipedia “Deliberative Demokratie”, consultata il 2.11.2020).

** Elinor Ostrom (1990): Governing the Commons: The Evolution of Institutions for Collective Action. Nel 2009 Ostrom ha ricevuto il Premio Nobel per l’Economia per il suo lavoro scientifico sui Commons.

*** Protocollo Protezione della natura e tutela del paesaggio, www.alpconv.org

**** Protocollo Pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile, www.alpconv.org

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