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Paesaggi non sfruttati

(c) Erich Wirz

Le Alpi sono spesso percepite come paesaggi selvaggi e non sfruttati. Tuttavia è quasi impossibile fare una chiara distinzione tra aree sfruttate e aree non sfruttate; ci sono diverse forme intermedie, alcuni paesaggi sono parzialmente sfruttati e allo stesso tempo presentano un notevole pregio naturale. Questi raramente godono di un adeguato status di protezione.

Tendenze e sfide

In molti luoghi è attualmente in corso un massiccio processo di sfruttamento di aree poco o per nulla utilizzate – ad esempio con strade, funivie o infrastrutture energetiche – con la conseguente svalutazione dei paesaggi che caratterizzano la nostra percezione di tali regioni alpine. Quanto più i paesaggi vengono sfruttati, più si comprende il valore dei paesaggi non sfruttati, sia come rifugio ecologico per la conservazione della biodiversità, sia dal punto di vista economico come area appetibile per il turismo, sia dal punto di vista sociale nel senso della giustizia generazionale e come spazio di esperienza. Allo stesso tempo, ci sono regioni in declino colpite da una marcata emigrazione. Questi paesaggi, alcuni dei quali sono stati plasmati dalla mano dell’uomo nel corso dei secoli, vengono gradualmente abbandonati.

Richieste

Le aree non sfruttate sono indispensabili, soprattutto da un punto di vista ecologico, in quanto rappresentano importanti aree rifugio e potenziali habitat per la fauna selvatica e la biodiversità. Gli spazi non sfruttati rappresentano anche elementi indispensabili per l’estetica del paesaggio. Per la loro importanza per il benessere generale e per la natura delle Alpi, questi paesaggi meritano assolutamente di essere conservati. Sono pertanto necessari interventi volti ad arrestare il progressivo sfruttamento di questi paesaggi.

La pianificazione territoriale e paesaggistica comprende numerosi strumenti che vengono impiegati in modo diverso nei vari Paesi alpini. Affinché la pianificazione sia efficace, sistematica e lungimirante, è necessario innanzitutto migliorare e possibilmente uniformare la base di dati sui paesaggi non sfruttati della regione alpina. Sulla base di questi dati, la CIPRA chiede che le normative esistenti siano verificate ai sensi della Convenzione delle Alpi e, se necessario, migliorate. L’obiettivo è quello di proteggere i paesaggi poco o per nulla sfruttati e il conseguente potenziale di libero sviluppo di dinamiche naturali. In conformità con l’obiettivo del consumo netto di suolo zero dell’UE*, si deve anche valutare come ridurre l’utilizzo di nuovi terreni. A questo proposito negli Stati alpini resta ancora molta strada da fare.

Anche i processi nelle regioni investite da fenomeni emigratori devono essere accompagnati da una pianificazione territoriale orientata al futuro. Ci vuole il coraggio di chiedersi se l’attuale livello di insediamento nelle Alpi possa essere mantenuto ovunque. Allo stesso tempo, le persone di queste valli che intendono preservare il paesaggio culturale, plasmato nel corso di secoli, hanno bisogno di sostegno, incoraggiamento e guida professionale per poter impostare la loro vita in modo autosufficiente in una regione in declino economico e demografico.

 

* eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52011DC0571

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