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Turismo sciistico: come renderlo più sostenibile? - Turismo invernale e sostenibilità

E' possibile immaginare un turismo sciistico sostenibile? E come? Quest'interrogativo è ancora troppo confidenziale e soggetto a polemiche, e le risposte concrete sono tutt'altro che evidenti. Eppure, la situazione è urgente.
Allo stato attuale delle cose, alcuni primi indicatori inducono a ritenere che una parte della clientela e dei protagonisti del settore turistico, tra cui i rappresentanti politici locali, sia sempre più sensibile alle questioni ambientali, come la qualità dei paesaggi, la gestione dei rifiuti ecc. Di fronte a queste nuove aspettative, alcune località sciistiche o comuni di montagna cercano di individuare delle soluzioni ai problemi del settore. E' comunque necessario un approccio più globale. A questo proposito, si avverte un'evidente mancanza di know-how e di confronto. I punti di vista e le interpretazioni sono così numerosi che definire la sostenibilità nel campo del turismo sciistico sembra essere un compito particolarmente difficile.

Turismo sciistico sostenibile: misure settoriali
In alcuni settori si sono realizzati i primi sforzi per tenere conto dei criteri dello sviluppo sostenibile nel turismo sciistico. Per esempio, alcune località, come in Francia Montgenèvre, Meribel o Avoriaz, si interessano alle modalità di gestione dei loro comprensori sciistici, attraverso auditing e certificazioni della qualità. Quanto alle località facenti parte delle Perle Alpine, tra cui Les Gets/F, Werfenweng/A, Arosa/CH e le stazioni sciistiche del comprensorio del Rosengarten-Latemar/I, cercano di ridurre l'impatto ambientale derivante dagli spostamenti dei turisti. I responsabili del turismo invernale si sono finalmente resi conto dell'entità dei problemi sociali, tra cui, per esempio, la questione delle condizioni di vita e di alloggio dei dipendenti stagionali, che viene affrontata con sempre maggiore attenzione. Alcuni comuni, come quelli della regione di St. Moritz/CH o Crans Montana/CH, adottano misure per limitare la forte pressione fondiaria e ridurre lo squilibrio tra seconde case e abitazioni principali.
Non si può altro che essere soddisfatti di questi primi passi verso una crescita qualitativa dei comprensori sciistici, attraverso cui le problematiche ambientali trovano episodicamente soluzione in modo sparso. Ciò nonostante, quest'approccio settoriale è ben lungi dal risolvere la globalità dei problemi, sicché permangono forti contraddizioni.

Una riflessione globale urgente
Il modello di sviluppo turistico invernale attualmente adottato richiede investimenti pesanti e sempre più onerosi; al centro del sistema ci sono ancora gli impianti di risalita, e in un clima di concorrenza accesa, la corsa alle infrastrutture e all'urbanizzazione imperversa. Questa corsa è esacerbata dalla comparsa di una nuova offerta da parte dei paesi appena entrati in lizza (per esempio Andorra e i paesi dell'Est, che si sono appena dotati delle necessarie infrastrutture). In un mercato limitato e ristretto, le pressioni si intensificano, e questa tendenza è destinata ad amplificarsi. Risulta pertanto difficile limitare il consumo di risorse naturali, acqua, terra, energia….

In questo contesto, la creazione di un marchio di sostenibilità è realistica e sufficiente? Non sarebbe forse meglio esercitare delle pressioni per avviare, ai diversi livelli delle istituzioni politiche, un processo di riflessione sull'impatto globale del nostro modello di sviluppo nei campi delle infrastrutture, dell'urbanizzazione, delle disponibilità fondiarie e della necessaria costituzione di riserve fondiarie? Oltre alle località sciistiche, anche gli equivalenti delle regioni e dei dipartimenti francesi devono impegnarsi politicamente per fare il punto di queste tendenze e dare un nuovo significato allo sviluppo turistico, individuando soluzioni concrete nel senso di una miglior sostenibilità. I dipartimenti dell'Isère e della Haute-Savoie procedono lungo questa strada proponendo alle stazioni sciistiche di sottoscrivere e cofinanziare dei contratti per lo sviluppo di attività turistiche alternative rispetto al solo sci.

Questa riflessione più globale, ancora balbettante, consentirebbe di attribuire maggiore importanza alla ricerca, nonché di attuare, com'è necessario, vere e proprie alternative al solo sci, di farle conoscere e di non emarginare le sperimentazioni in questo ambito. Al di là delle buone intenzioni, questo approccio richiede un impegno e l'investimento di mezzi adeguati da parte dei poteri pubblici.

Françoise Gerbaux, Ricercatrice CNRS, Alain Boulogne, MITRA (Mission d'Ingénerie, Touristique, Rhône-Alpes)
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