Rappresentanze della CIPRA

Strumenti personali

  Filtro di ricerca  

Candidatura Grigioni 2022

© StudentReporter / flickr.com

Il Governo dei Grigioni ha voluto affrontare la questione di principio sui Giochi olimpici invernali “St. Moritz 2022” con una consultazione popolare su base cantonale, mentre le autorità comunali di St. Moritz e Davos hanno fatto svolgere parallelamente un referendum comunale. Il budget previsto è stato confermato dalla Confederazione: 60 milioni di franchi per la candidatura, 2,8 miliardi per lo svolgimento e 1,6 miliardi le infrastrutture. La Confederazione e il Cantone avrebbero dovuto partecipare con un contributo di almeno 1.345 milioni di franchi. Il 3 marzo 2013 il 53% dei grigionesi che si sono recati alle urne ha respinto la candidatura ai Giochi olimpici invernali 2022.

Finanziata con fondi pubblici

Il Gran Consiglio ha collegato la questione della presentazione della candidatura alla creazione di una riserva di 300 milioni di franchi dal patrimonio del Cantone quale contributo ai Giochi olimpici. Poiché si trattava di una modifica della legge finanziaria cantonale, la volontà popolare era giuridicamente vincolante. Inoltre, il presidente federale Ueli Maurer aveva promesso, insieme ai fautori delle Olimpiadi e al Governo dei Grigioni, che in caso di “no” il progetto sarebbe stato definitivamente accantonato. In caso di vittoria dei “sì”, il messaggio del Consiglio federale con la richiesta di presa in carico di deficit (credito di impegno) per un massimo di un miliardo di franchi sarebbe stato discusso nella sessione estiva del Parlamento svizzero.

Non c’è scampo dai “contratti capestro”

Nei suoi regolamenti il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) prescrive che gli impegni devono essere preventivamente sottoscritti dal Consiglio federale. Se St. Moritz 2022 fosse diventata città candidata, avrebbe dovuto essere redatto un dossier di candidatura vincolante. E in caso di aggiudicazione dei Giochi 2022, lo stesso giorno sarebbe stato sottoscritto un Host City Contract, un contratto che stabilisce tutti i diritti del CIO e i doveri della città ospitante. Per tali motivi, questo tipo di contratto, in seguito alle analisi condotte per Salisburgo 2014 e alle perizie per Monaco 2018, è stato giudicato un “contratto capestro e immorale”. (de)
Si veda
www.olympia-nein.ch/go/ioc/index.php (de)

La campagna battente per il sì non ha portato a nulla

La campagna contro l’evento ha fatto leva sulla contrarietà diffusa nei confronti del CIO e del megaevento. Tale rifiuto era già ben presente tra l’elettorato, come dimostra la bocciatura di “Berna 2010” nel 2002 con il 70% dei voti contrari. I tre messaggi principali della campagna “Troppo grande, troppo caro e controllato dall’esterno”, nonostante la limitatezza del budget, sono stati portati a conoscenza dell’elettorato attraverso i media svizzeri e cantonali. L’intensa campagna per il “sì”, sostenuta a suon di milioni, si è dispiegata con più di 150 manifestazioni in tutti i Grigioni, con la partecipazione di personaggi noti, come il direttore sportivo di Swiss Olympic Gian Gilli, il consigliere di Stato Hansjörg Trachsel e il consigliere federale Ueli Maurer; tale dispiegamento di forze è riuscito a indebolire l’alta percentuale di contrari, ma non a ribaltare il diffuso atteggiamento critico. La campagna battente per il sì ha ottenuto l’esito contrario, un contraccolpo da eccesso di propaganda, che ha suscitato rimostranze in diversi settori, a partire da operatori dei media fino alle lettere di numerosi lettori. In tutti i partiti della Svizzera si sono sollevate voci critiche da parte di politici di primo piano. Se la consultazione si fosse svolta in un periodo successivo, i voti contrari avrebbero ottenuto una percentuale ancora maggiore, perché troppe questioni restavano irrisolte, in particolare sul finanziamento. L’immagine negativa del CIO e dei suoi contratti capestro si è ormai affermata, in Svizzera come più tardi anche in Baviera.
Si veda anche
www.olympia-nein.ch/go/aktuelles/meldungen/0zu4.php (de)

Sono maturi i tempi per Alpi libere da Olimpiadi

Con i regolamenti vigenti e le condizioni contrattuali del CIO non è più responsabile svolgere le Olimpiadi invernali nelle Alpi. Troppo costoso e sovradimensionato un evento occasionale di questo tipo. Dopo i referendum condotti in Baviera, a Vienna e nei Grigioni nel 2013, si può constatare che le candidature olimpiche nello spazio alpino democratico non sono più sostenibili. È presente una diffusa opinione contraria alle Olimpiadi, dalle aree rurali ai centri urbani. I motivi sono molteplici – dalla paura del gigantismo e dei danni ambientali, a una massiccia sfiducia nei confronti del CIO. Almeno per quanto riguarda lo spazio alpino europeo, si cristallizza una comune volontà popolare affinché le Alpi diventino “libere da Olimpiadi”.


Sull’autore:

Stefan Grass, vive e lavora a Coira, è direttore del Comitato “Olympiakritisches Graubünden”, ha guidato l’opposizione alle candidature per i Giochi olimpici invernali di Davos 2010, Zurigo 2014 e St. Moritz 2022. Dal 2001 al 2008 è stato rappresentante dell’ATA Svizzera presso la CIPRA Svizzera, di cui è stato vicepresidente nel periodo 2004-08. È membro del Comitato centrale dell’ATA Svizzera e presidente dell’ATA Grigioni. È membro del Comitato direttivo dell’Iniziativa delle Alpi e segretario della federazione delle associazioni ambientaliste dei Grigioni.

Contatto: stefangrass@vcs-gr.ch

 

Link di approfondimento:

Argomenti generali: Vom Wunschtraum zum Alptraum! (Da sogno a incubo!)
www.olympia-nein.ch/go/argumente/index.php
(de)

Aspirazione e realtà: Dalla selezione delle candidature al di kyat del CIO
www.olympia-nein.ch/go/argumente/wunsch-oder-wirklichkeit.php (de)

International Olympic Committee: The winner takes it all. The winner is the IOC !
www.olympia-nein.ch/go/ioc/index.php
(de)

Informazioni per i media: Come prosegue l’opposizione alle Olimpiadi?
www.olympia-nein.ch/go/organisation/medieninformation.php

(de)