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Cogliere la Convenzione come opportunità

Dopo oltre un decennio dal varo della Convenzione delle Alpi tra la popolazione alpina cresce ora l'impazienza. È soprattutto la voce dei detrattori della Convenzione a giungere al pubblico, mentre le opportunità che la Convenzione delle Alpi offre alla gente vengono comunicate con molta ritrosia.
52 anni fa la CIPRA, all'atto della sua fondazione aveva chiesto l'adozione di un Trattato per la Protezione delle Alpi, una Convenzione delle Alpi. Dovette aspettare ben 39 anni affinché la sua richiesta fosse esaudita. Ma con la firma della Convenzione le prove di pazienza non erano ancora terminate. Per un'organizzazione non governativa è spesso incomprensibile con quale lentezza ed inefficienza macinano i mulini della burocrazia e quanto titubanti possano dimostrarsi i politici. Dopo la firma della Convenzione nel 1991 ci vollero quasi 5 anni perché il Trattato entrasse in vigore e un decennio perché la Convenzione diventasse valida per tutti gli stati alpini e per l'Unione Europea. Ad essere precisi, l'Italia ha aspettato il 2004 per aderire alla Convenzione, fatto che le altre Parti contraenti sono pronte a fingere di non vedere.

Il gioco del gatto con il topo
Negli anni '80 varie catastrofi naturali e il tragico incidente di Cernobyl contribuirono a sensibilizzare la popolazione sull'importanza della tutela ambientale. Crebbe dunque la pressione sui politici perché si agisse in merito. In questo clima fu possibile varare la Convenzione delle Alpi come trattato valido non solo per la protezione dell'ambiente ma anche per lo sviluppo sostenibile in senso più ampio. La vera essenza tuttavia non è contenuta nella Convenzione quadro, bensì in quelli che vennero definiti "Protocolli di attuazione", elaborati sui temi quali il turismo, l'agricoltura di montagna, protezione della natura, trasporti, energia ecc. Nella seconda metà degli anni '90 i temi ambientali persero d'importanza nelle agende politiche degli stati. Di conseguenza la Convenzione delle Alpi venne messa sotto ghiaccio. Se da un lato la politica non voleva riconoscere apertamente che tali temi avevano perduto la loro importanza, e dunque le attività non vennero completamente congelate, dall'altro vari stati si opposero alla creazione di un Segretariato Permanente per la Convenzione, che però sarebbe stato un prerequisito fondamentale per svolgere un lavoro professionale. Ed il punto dolente, il Protocollo Trasporti, è stato messo in cantina per anni ed anni perché giudicato "irrisolvibile".

La svolta non c'è ancora stata
Tutto questo è cambiato nel 2000 quando i ministri dell'ambiente degli stati alpini e l'Unione Europea, riuniti per la VI Conferenza delle Alpi a Lucerna, adottarono il Protocollo Trasporti che dà un grande impulso per l'avvio ad una moderna politica dei trasporti nelle Alpi. Nella stessa conferenza si decise anche che la Convenzione doveva dotarsi di un Segretariato Permanente. Tuttavia il luogo e la persona deputata a fungere da Segretario Generale furono indicati solo due anni dopo. Il Segretariato ha iniziato a funzionare in ritardo ed i primi lavori di contenuto sono arrivati solo nel 2004. Nel frattempo alcuni stati e la UE continuano ad indugiare sulla ratifica dei Protocolli. Pertanto la Convenzione delle Alpi venne discussa pubblicamente solo da chi la avversava. In Svizzera, tra i detrattori, oltre ai partiti euroscettici va annoverata soprattutto la federazione delle imprese, "economiesuisse", che nella sua impostazione neoliberistica si oppone per principio alla promozione dei territori montani. In Italia sono le lobby dei trasportatori e delle costruzioni stradali ad ostacolare la ratifica del Protocollo Trasporti.

Convenzione delle Alpi deve deve esser visibile
L'impazienza cresce. La popolazione ha sentito parlare molto della Convenzione delle Alpi, ma soprattutto sotto forma di lamentele dei detrattori. Se i sostenitori di uno sviluppo sostenibile nelle Alpi non riescono a spiegare il potenziale della Convenzione per l'ambiente, la popolazione e l'economia dello spazio alpino, la Convenzione in futuro avrà vita dura. Il Segretariato Permanente dovrà battere la grancassa a favore della Convenzione delle Alpi con più vigore di quanto ha fatto sino ad ora, presentandola come strumento per lo sviluppo sostenibile e la promozione delle zone montane. Questo tuttavia potrà avvenire solo se si supereranno la politica ostruzionistica di singoli stati e il letargo della Comunità Europea.

Il Segretariato ha iniziato a funzionare in ritardo ed i primi lavori di contenuto sono arrivati solo nel 2004. Nel frattempo alcuni stati e la UE continuano ad indugiare sulla ratifica dei Protocolli. Questo ha fatto in modo che la Convenzione delle Alpi fosse discussa pubblicamente solo da chi la avversava. In Svizzera, tra i detrattori, oltre ai partiti euroscettici va annoverata soprattutto l'associazione che raggruppa gli operatori economici, la economiesuisse, che nella sua impostazione neo liberale si oppone per principio alla promozione dei territori montani. In Italia sono le lobby dei trasportatori e delle costruzioni stradali ad ostacolare la ratifica del Protocollo Trasporti.

La Convenzione delle Alpi deve acquisire visibilità
L'impazienza cresce. La popolazione ha sentito parlare molto della Convenzione delle Alpi, ma soprattutto sotto forma di lamentele dei detrattori. Se i sostenitori di uno sviluppo sostenibile nelle Alpi non riescono a spiegare il potenziale della Convenzione per l'ambiente, la popolazione e l'economia dello spazio alpino, la Convenzione in futuro avrà vita dura. Il Segretariato Permanente dovrà battere la grancassa a favore della Convenzione delle Alpi con più vigore di quanto ha fatto sino ad ora, presentandola come strumento per lo sviluppo sostenibile e la promozione delle zone montane. Questo tuttavia potrà avvenire solo se si supereranno la politica ostruzionistica di singoli stati e la letargia della Comunità Europea.
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