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Un grande palco con tanti attori

© Gaby Stein, pixelio.de

Nell’Unione Europea le Alpi sono oggetto di una certa considerazione. Ma l’Europa è un grande palco. Talvolta l’affidamento del ruolo di comprimario equivale a un grande successo. Ora però, con lo sviluppo di una strategia macroregionale, le Alpi si trovano un po’ più sotto i riflettori – perlomeno temporaneamente.

Il rapporto fra le Alpi e l’Unione Europea è caratterizzato dall’eterogeneità delle Alpi da un lato e dall’elevato grado di reciproca dipendenza fra le Alpi, l’UE e gli Stati membri dall‘altra. A ciò si aggiunge una notevole complessità – anche giuridica – delle strutture e una competizione sulla leadership su determinate tematiche. Non sempre, infine, il valore delle Alpi nella discussione politica si riflette anche nella legislazione concreta e nella politica dell’Unione.

COMPETENZE DIVISE – ALPI DIVISE?

Nelle direttive UE e nei regolamenti specifici per settori, le aree di montagna sono considerate solo in parte. La ragione di questo va ricercata nella suddivisione delle competenze fra gli Stati membri e l’Unione stessa da un lato, e nel principio di sussidiarietà dall’altra. Spesso i regolamenti e le direttive contengono i soli obiettivi che gli Stati membri sono tenuti ad implementare con il recepimento a livello nazionale; mancano quasi sempre disposizioni specifiche, ad esempio riferite allo spazio alpino. Nelle aree politiche ben integrate, come la politica agricola, la ricerca dà esiti diversi. Un esempio al riguardo è l’inserimento delle aree di montagna nella Politica agricola comune (PAC). Qui le competenze sono state trasferite quasi interamente all’Unione. Nelle politiche così ben integrate è perciò particolarmente importante che i rappresentanti delle Alpi espongano le loro richieste già a livello dell’Unione e che nel processo legislativo ottengano disposizioni vincolanti concernenti le aree di montagna. Le disposizioni settoriali specifiche vengono integrate nella legislazione UE anche attraverso i protocolli della Convenzione delle Alpi. Un buon esempio in questo senso è la rinuncia alla realizzazione di nuove strade di grande comunicazione per il trasporto transalpino. L’anno scorso, con la ratifica del Protocollo Trasporti da parte dell’UE – da considerarsi un grande successo - questa disposizione è divenuta parte integrante della legislazione UE.

ORA L’UNIONE RAGIONA PER GRANDI SPAZI

La politica può essere realizzata attraverso settori specifici, come ad esempio la politica agricola, o anche attraverso spazi funzionali. I presupposti giuridici per un approccio territoriale di questo tipo sono definiti dal Trattato dell’Unione, il cosiddetto Trattato di Lisbona, e dal Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. La coesione territoriale continua ad acquisire peso nell’UE anche a livello politico. Ma perfino la Commissione europea è divisa al suo interno su come sfruttare meglio i punti di forza di ogni singolo territorio, contribuendo quindi anche al raggiungimento degli obiettivi della strategia UE 2020. Anche la politica di coesione per il periodo dal 2014 al 2020 rafforza l’appartenenza ad una determinata area geografica. Con un ambito comune per tutti i programmi operativi, un fondo di investimento e un accordo di partenariato fra i singoli Stati membri e la Commissione si tenta di migliorare la coerenza fra i singoli programmi. Viene perciò valorizzata la cooperazione transfrontaliera, ad esempio nell’ambito dei programmi di cooperazione territoriale, fra cui il programma Spazio alpino o Alpine Space. Con fondi UE superiori a nove miliardi di Euro, questi programmi rappresentano uno strumento importante per l’attuazione dell’approccio territoriale.

LE ALPI PIÙ VICINE A BRUXELLES

Di particolare importanza è la decisione del Consiglio d’Europa del dicembre 2013 su una strategia UE per lo spazio alpino. Diversamente dalle altre strategie macroregionali dell’UE, la decisione del Consiglio stabilisce che questa strategia debba essere definita in cooperazione con gli Stati membri interessati. In pratica ciò significa un’intensa collaborazione delle Regioni nella formulazione della strategia. E proprio questa partecipazione degli Stati, delle Regioni e della società civile sarà essenziale quando si tratterà di implementare la strategia predisponendo i finanziamenti necessari. Tutto ciò dipende essenzialmente dalla popolazione interessata nella regione alpina e non solo dalle norme dell’UE, dalle disposizioni politiche o dal ruolo delle Alpi a livello dell’Unione. In questo modo – almeno per un certo periodo di tempo – le Alpi rientrano nuovamente al centro dell’attenzione e delle discussioni a livello di UE. L’obiettivo vero però non è ancora raggiunto. In un certo senso la palla ritorna a noi, con grandi aspettative in relazione all’elaborazione della strategia e alla sua attuazione. Con il know how e le conoscenze acquisite che si manifestano in un gran numero di Gruppi di lavoro e Piattaforme, la Convenzione delle Alpi rappresenta una risorsa preziosa per lo sviluppo di una strategia alpina. Ma il processo implica anche l’opportunità di riempire di nuova linfa vitale la stessa Convenzione delle Alpi. Per essere considerati dall’Europa e per essere percepiti a lungo termine come una regione con esigenze e punti di forza specifici, è necessario che i rappresentanti delle Alpi – dagli Stati attraverso Le Regioni e i Comuni fino alle istituzioni internazionali e alla società civile – si mettano insieme. Devono collaborare strettamente ed usare tutti i canali disponibili della UE, siano essi territoriali, settoriali, macroregionali o transnazionali.

Simona Vrevc
Vice Segretaria Generale della Convenzione delle Alpi

 

Alpinscena è disponibile gratuitamente su: http://www.cipra.org/alpinscena