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Punto di vista: Partecipazione al processo decisionale per un Reno alpino vitale

Elias Kindle, direttore della CIPRA Liechtenstein. © Caroline Begle, CIPRA International

Il tratto alpino del Reno compreso tra Liechtenstein, Austria e Svizzera, scorre rigidamente canalizzato tra stretti argini. Prossimamente è previsto l’ampliamento della fascia di pertinenza fluviale. Più di dieci anni fa i tre Stati alpini hanno sottoscritto un Piano che stabilisce questo obiettivo, ma finora nulla è stato attuato. Elias Kindle, direttore della CIPRA Liechtenstein, sostiene che per far sì che i miglioramenti dell’ambiente fluviale stabiliti dall’accordo diventino realtà, sono necessari un ampio consenso e un processo partecipativo all’interno del quale le organizzazioni ambientali possano partecipare alle decisioni.

Attualmente sono in fase di valutazione interventi di ampliamento del letto del fiume lungo tutto il tratto alpino del Reno; in Liechtenstein la responsabilità compete all’Ufficio per la protezione civile dell’amministrazione nazionale. Nei prossimi 20 anni, l’Ufficio procederà a interventi di consolidamento e sistemazione degli argini lungo il Reno; attualmente il fiume scorre canalizzato e il suo alveo è ridotto a soli95 metri. Gli interventi previsti, sulla base del Piano di sviluppo del Reno alpino (EKA) del 2005, si propongono di restituire una nuova vita al Reno. Si tratta di conciliare protezione dalle inondazioni, ambiente naturale ed esigenze ricreative locali. La possibilità di realizzare questo progetto potrà concretizzarsi solo se i proprietari terrieri, gli agricoltori, i rappresentanti dei cittadini e dei comuni, le organizzazioni di protezione dell’ambiente e gli esperti, così come i responsabili delle infrastrutture, potranno sedersi attorno ad un tavolo, confrontarsi e partecipare al processo decisionale.

In Liechtenstein le organizzazioni per la protezione dell’ambiente si sentono spesso rivolgere la frase “In fondo siete stati coinvolti”. Anche la Società per la protezione dell’ambiente del Liechtenstein (LGU), in qualità di rappresentanza nazionale della CIPRA, è stata spesso coinvolta: ad esempio nel Piano territoriale del Liechtenstein 2020, nel Piano della mobilità 2030, nella Strategia energetica 2030 o nella Visione climatica 2050. Tuttavia, ad un più attento esame, emergono diversi livelli di coinvolgimento: le ONG come la LGU vengono informate nella fase di sviluppo dei programmi, cioè al primo livello di partecipazione preliminare. Purtroppo spesso il processo partecipativo si conclude qui. La fase successiva, ancora di partecipazione preliminare, consiste nell’acquisizione delle osservazioni e degli input della società civile, rappresentata dalle ONG, ciò che si concretizza in audizioni. Purtroppo, il fatto che queste osservazioni siano effettivamente prese in considerazione dal destinatario non è sempre trasparente. Una vera partecipazione ha luogo solo nelle due fasi successive, la terza e la quarta: coinvolgimento e decisione. Solo attraverso un reale processo partecipativo i programmi e i progetti possono essere condivisi da un ampio pubblico, fatto che non di rado facilita il processo di attuazione.

La risistemazione degli argini del Reno e i relativi miglioramenti ecologici previsti dalla legge – cioè l’ampliamento della fascia di pertinenza fluviale – saranno realizzati nell’arco dei prossimi 20 anni. La situazione attuale delle organizzazioni di protezione ambientale nell’ambito di questo progetto generazionale è sconfortante. L’EKA è stato sottoscritto 16 anni fa da Svizzera, Austria e Liechtenstein. Nel corso della sua attuazione abbiamo finora ottenuto di essere coinvolti non oltre la fase 2, cioè di pre-partecipazione.

La rivitalizzazione del Reno è una sfida decisamente impegnativa per la complessità delle questioni da affrontare. I critici del progetto esprimono svariati timori – dalla perdita di terreni agricoli fino a possibili infestazioni di zanzare. A complicare ulteriormente le cose ci sono i diversi regimi di proprietà e le infrastrutture sotterranee che potrebbero dover essere trasferite. È quindi essenziale che il progetto sia sostenuto da una parte più ampia possibile della popolazione. La questione è di enorme importanza non solo dal punto di vista della biodiversità, ma anche per quanto riguarda i futuri interventi di pianificazione da parte delle autorità. Compete ancora a noi ONG essere ostinati e perseveranti, comunicare con decisione la complessità di questo progetto generazionale alle autorità responsabili e cercare di raggiungere i successivi livelli di partecipazione: il coinvolgimento o meglio ancora la codecisione