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Presa di posizione della CIPRA

La CIPRA Internazionale chiede che alle attuali condizioni le Alpi non siano più sede di Giochi olimpici invernali. Le Alpi devono restare libere da Olimpiadi, come è stato dal 2006. I Giochi olimpici invernali, nella forma attuale, non sono compatibili né ambientalmente né tanto meno socialmente. La CIPRA respinge perciò i Giochi olimpici invernali nelle Alpi – ma anche altrove – nella forma in cui oggi si svolgono. Le esperienze dell’ultimo decennio dimostrano che le montagne non sono adatte a ospitare questi mega eventi, dannosi per l’ambiente e dalle conseguenze rovinose per la società. Le consultazioni popolari svolte nei Grigioni e Monaco di Baviera mettono in evidenza che ampi strati della popolazione alpina non sono più disponibili ad accettare passivamente le conseguenze negative delle Olimpiadi invernali.

Le Alpi sono uno spazio naturale e culturale particolarmente sensibile che non si presta ai Giochi olimpici invernali nella loro forma attuale. Il loro svolgimento assume attualmente dimensioni che non sono più compatibili con le regioni alpine, perlopiù articolate in spazi ristretti e frammentati. I requisiti posti dai Giochi olimpici invernali in termini di infrastrutture di trasporto, impianti sportivi e offerta alberghiera sono ormai così elevati che nelle Alpi non possono più esser soddisfatti. La dilatazione dei Giochi, con un numero sempre maggiore di competizioni, rappresenta un carico eccessivo per le località di svolgimento e le regioni circostanti. Gli impatti delle Olimpiadi invernali hanno superato una soglia che non è più accettabile, tanto per la natura quanto per l’uomo.

Neppure la nuova Agenda 2020 elaborata dal Comitato olimpico internazionale (CIO) rappresenta un reale progresso. Le 40 raccomadazioni qui contenute hanno l’unico scopo di recuperare i Paesi occidentali. Solo quando il CIO apporterà modifiche sostanziali alle sue strutture e ai suoi regolamenti, garantirà valori democratici nei Paesi ospitanti e rispetterà i principi dello sviluppo sostenibile sia nella pianificazione che nello svolgimento dei Giochi olimpici invernali, si potrà prendere in considerazione una nuova edizione delle Olimpiadi invernali nelle Alpi

Alterazioni sempre più profonde dell’ambiente naturale e del paesaggio

Piste da sci, impianti di risalita, stadi, strade di accesso e parcheggi consumano superfici sempre più vaste e provocano una significativa compromissione dell’ambiente naturale e del paesaggio. Il cambiamento climatico, un problema preoccupante proprio per il futuro del territorio alpino, non assume alcuna rilevanza per i responsabili del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e per molti politici delle località ospitanti. La mancanza di neve e i capricci climatici vengono rappresentati come fattori gestibili ricorrendo alla tecnica o vengono semplicemente ignorati. Se si vuole avere la certezza della neve, entro certi limiti, è indispensabile ricorrere alla neve artificiale prodotta da impianti sempre più potenti. La neve artificiale viene conservata in depositi durante l’estate oppure prodotta dai cannoni da neve. Tali impianti provocano alterazioni del paesaggio sempre più marcate e richiedono sempre più acqua ed energia.

Contratti capestro del CIO

Con i regolamenti attualmente vigenti e le condizioni contrattuali imposte dal CIO, non è più responsabile svolgere i Giochi olimpici invernali nelle Alpi. Le procedure del CIO sono opache e non democratiche. Aspetti che non vengono modificati con l’introduzione della nuova Agenda 2020. Con l’Host City Contract, il CIO priva i comuni e le regioni di ogni autodeterminazione.

Non vi è alcun impegno vincolante, da parte del CIO, che il programma di fondo sottoposto a referendum non venga successivamente modificato. Questa strategia può forse funzionare nei Paesi retti da regimi autocratici, ma negli Stati democratici è una condizione insostenibile. L’ambiente e la sostenibilità, temi all’ordine del giorno di tutte le regioni e i comuni alpini, non sono per il CIO priorità da prendere seriamente in considerazione.

La CIPRA chiede una profonda riforma del CIO e dei regolamenti per la programmazione e lo svolgimento dei Giochi olimpici invernali. Le Olimpiadi invernali devono tornare a essere giochi dei giovani e un simbolo di pace e libertà nel mondo. Devono essere organizzate e si devono svolgere in modo trasparente e osservando una piena compatibilità sociale e ambientale.

Disastro economico per le regioni

Da un realistico calcolo costi/benefici risulta un bilancio nettamente negativo per i contribuenti. Non esiste un solo studio che dimostri seriamente che i Giochi abbiano dato un contribuito positivo e a lungo termine allo sviluppo economico di una regione alpina. Al contrario: l’esperienza dimostra che gli effetti economici dei Giochi olimpici si fanno sentire solo nel breve periodo – ammesso che ve ne siano. Ciò che resta nelle località di svolgimento sono i debiti. Inoltre, con gli sport invernali legati alla neve, le Olimpiadi puntano sul mercato sbagliato e privilegiano unicamente le destinazioni già conosciute. Alle località marginali restano i debiti e le rovine. Questo si è verificato, ad esempio, in Alta Valle di Susa e in Val Chisone dopo “Torino 2006”.

Il futuro delle Alpi: libero da Olimpiadi!

A queste condizioni il futuro delle Alpi può solo prospettarsi libero da Olimpiadi. In futuro i comuni e le regioni delle Alpi devono rinunciare a candidarsi per i Giochi olimpici invernali. Il lancio di dispendiose candidature, che sottraggono allo Stato e ai comuni ingenti risorse, indispensabili per garantire altri servizi, è da evitare in via di principio. In considerazione della indisponibilità del CIO a intraprendere una radicale inversione di rotta, le regioni alpine devono trarre le dovute conseguenze: Alpi libere da Olimpiadi – oggi e in futuro!