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Il CIO vince sempre

© miss604 / flickr.com

Dal 1915 il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ha sede a Losanna ed è una società privata di diritto svizzero. Il CIO dispone dei Giochi olimpici ed è “proprietario” dei simboli olimpici e dei Giochi. La Carta olimpica non contiene elevate dissertazioni etiche o di filosofia dello sport, al contrario: questo documento e l’Host City Contract con le località ospitanti si limitano a stabilire, nel modo più preciso, le condizioni contrattuali e commerciali per l’assegnazione dei Giochi olimpici invernali o estivi. Poiché al centro ci sono questioni di denaro – e in quantità sempre più ingenti. Come la FIFA, la federazione internazionale del calcio, in occasione dei Campionati del mondo, il CIO riesce a strappare l’esenzione fiscale da ogni Governo che intende organizzare i Giochi olimpici. Poiché questa società privata secondo il diritto svizzero è di fatto una multinazionale globale, tratta con Stati e organizzazioni come l’ONU e possiede quasi uno status diplomatico, per cui può agire indisturbata senza curarsi di leggi penali o convenzioni internazionali.
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Candidati volenterosi accettano tutte le condizioni

La parola magica “Giochi olimpici” induce gli Stati e le località candidate ad approvare fin dalla fase preliminare tutte le condizioni poste dal CIO, nonostante la condotta commerciale del CIO sia molto controversa. Il CIO sfrutta la volontà dei candidati di organizzare i Giochi per dettare condizioni che normalmente, in ambito commerciale, non verrebbero pretese né tanto meno accettate. Le città candidate firmano cedendo così diritti sostanziali all’OCOG (Comitato organizzatore dei Giochi olimpici), nonostante non venga loro concessa alcuna possibilità di esercitare influenza sul processo. È l’OCOG in realtà che programma, finanzia e organizza lo svolgimento dei Giochi. Questo vale sia per i costi organizzativi sia per i costi per gli impianti temporanei. Fanno inoltre parte del budget dell’OCOG le entrate da diritti televisivi, diritti di marketing, emissioni numismatiche, lotterie e i contributi del CIO. L’intero rischio residuo è a carico dello Stato, della regione e delle località sede dei Giochi. Tutti gli impianti permanenti, come le infrastrutture e tutto quello che non viene smantellato alla conclusione dei Giochi, deve essere finanziato dalla località ospitante.
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Contratti capestro e immorali

Le bozze di contratto del CIO con le località candidate sono state giudicate “contratti capestro” e “contrari alla morale” dai giuristi del Land Salisburgo, chiamati a valutare l’Host City Contract di Salisburgo, città candidata ai Giochi invernali 2014 (Axel Doering, Gesellschaft für ökologische Forschung e.V.). Il CIO stabilisce a propria esclusiva discrezione quale parte degli utili ricavati dal programma di marketing e dalla vendita dei diritti di trasmissione – principali fonti di entrate – è destinata all’OCOG. In caso di inadempienza degli impegni dell’OCOG, il CIO può trattenere, a propria esclusiva discrezione, fino al 25% dei pagamenti. Il CIO si riserva la facoltà di effettuare modifiche delle direttive tecniche, dei manuali e di altre prescrizioni, dal contenuto imprecisato e preventivamente non conosciute dall’OCOG, il quale è tuttavia costretto ad accettarle. L’OCOG non può modificare nulla degli impianti di gara previsti nella candidatura o del villaggio olimpico (capacità, contenuti, posizione, struttura, costruzione). Ciò significa che per le autorità del paese ospitante il dossier di candidatura è vincolante nei confronti del CIO, ancor prima che siano avviate le ordinarie procedure di autorizzazione per le opere olimpiche.
Fonte:
www.olympia-nein.ch/go/ioc/index.php (de)