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Spazi finiti per bisogni infiniti: la quadratura del cerchio?

Dove vive, l'uomo lascia la sua impronta sul paesaggio (c) Frank Schultze

Dove vive, l'uomo lascia la sua impronta sul paesaggio (c) Frank Schultze

L'assetto del territorio tenta di strutturare le diverse esigenze in uno spazio finito. Il compito non è facile, considerando che obiettivi globali e interessi locali si scontrano in uno spazio alpino attraversato da molti confini amministrativi.

Nelle Alpi c'è tanto spazio, la natura sta bene. Arnold Hirschbühl, sindaco di Krumbach in Austria, si oppone a questo pregiudizio. «I prezzi dei terreni nei comuni montani rimangono troppo bassi e l'agricoltura continua ad essere erosa dalle villette monofamiliari.» Nel suo comune, situato a 732 metri s.l.m. nel Bregenzerwald, il numero di abitanti è in costante crescita fin dagli anni '40. Attualmente a Krumbach vivono 1.100 persone. Per contrastare la proliferazione caotica di abitazioni residenziali nel suo comune, il centro del villaggio viene compattato costruendo case plurifamiliari. La qualità architettonica e paesaggistica, la moderazione, la multifunzionalità e la partecipazione della cittadinanza sono fondamentali per il comune, per riuscire a garantire l'integrazione delle nuove costruzioni nel quadro urbanistico esistente e dei nuovi abitanti nel contesto sociale. L'esempio di Krumbach anticipa un assetto territoriale a servizio del benessere comune e la qualità di vita di ogni individuo. La realtà nelle Alpi invece è ancora molto lontana da questo obiettivo.

L'assetto territoriale è vario

Il termine assetto territoriale fa riferimento a una serie di strumenti messi in campo da attori pubblici o privati incaricati, con l'obiettivo di organizzare l'utilizzo di un determinato territorio. E' il tentativo di una pianificazione a tutto tondo in sistemi politici ed economici caratterizzati da approcci settoriali. Vista la storia variegata e le diverse culture politiche dei vari paesi, nell'arco alpino esistono diverse forme di assetto territoriale. La distribuzione delle competenze varia da paese a paese (vedi alpmonitor.cipra.org). Tutti i paesi però coinvolgono un gran numero di strumenti, attori e settori.

Nei paesi alpini la pianificazione territoriale è partita negli anni '50. Nella maggior parte dei casi lo stato rimane sullo sfondo. In Germania, ad esempio, sono gli enti territoriali a livello locale (distretto) e regionale (Land) a privilegiare quell'uso del suolo il cui obiettivo è la conservazione della qualità della vita, anche di fronte all'aumentare della densità demografica. In Francia invece è lo stato a stabilire le regole dell'assetto territoriale, con piani nazionali e grandi progetti strutturali. Con il decentramento negli anni '80, i rapporti fra stato e enti territoriali sono cambiati; ora la responsabilità e i compiti nell'ambito della pianificazione territoriale sono sempre più spesso regolamentati da accordi fra lo stato e gli enti territoriali. Inoltre l'accento viene posto sullo sviluppo di piani di utilizzo locali.

Obiettivi comuni contro interessi individuali

La situazione di partenza nei paese alpini era diversa, ma le condizioni reali e i principi si avvicinano sempre di più. Ciò risulta soprattutto nella Convenzione delle Alpi e nel suo Protocollo «Pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile». Negli anni '90 questo protocollo ha gettato le basi per una visione comune a favore di un assetto territoriale con un uso parsimonioso delle risorse, compatibile con l'ambiente, giusto e solidale, che favorisca lo sviluppo locale delle aree di montagna.

Benché questi principi siano sanciti dagli strumenti nazionali e regionali di gran parte degli stati, delle regioni, dei Cantoni, delle province e dei Länder nell'arco alpino, gli obiettivi non sono ancora stati raggiunti. Il consumo di territorio e di risorse è in costante crescita, lo squilibrio fra centri urbani e aree marginali aumenta e i principi della perequazione vengono messi in discussione. Spesso le decisioni prese sono in linea con gli interessi individuali e locali, mentre si trascurano le considerazioni ecologiche, sociali ed economiche gobali, fra cui ad esempio il cambiamento climatico.

Chi decide?

Il giusto livello decisionale viene regolarmente discusso e ridisegnato (intervista a pag. 14). Ogni paese e ogni cultura deve trovare il giusto equilibrio fra vincoli imposti dall'alto e autonomia decisionale a livello locale. L'esperienza degli ultimi decenni tuttavia indica che lo sviluppo sostenibile deve essere sancito come obiettivo vincolante a livello nazionale e transnazionale. Per raggiungere ciò, le soluzioni vanno individuate e implementate con una forte partecipazione degli enti locali e dei cittadini. A tal fine sono necessari formazione, sostegno finanziario e aiuto tecnico.

Lo spazio alpino è caratterizzato da diverse aree di confine estremamente dinamiche. Queste rappresentano una grande sfida per l'assetto territoriale. La complessità della gestione è resa più difficile dalla presenza di due o tre stati. Sono state istituite piattaforme di cooperazione transfrontaliere quali il «Conseil du Léman», la Conferenza internazionale del Lago di Costanza o la commissione per l'assetto territoriale del Lago di Costanza. L'assetto territoriale è nell'agenda di gran parte di queste piattaforme; gli attori si incontrano e scambiano informazioni. Ma esse devono essere dotate di maggior potere deliberatorio e d'azione per garantire una vera coerenza territoriale e una gestione congiunta delle sfide comuni, quali la mobilità o la frammentazione insediativa a livello urbano.

La pianificazione territoriale è certamente un tema chiave per rendere lo sviluppo più sostenibile. Ma l'attuazione non è semplice. Essa è influenzata da numerosi trend e si trova in corrispondenza del punto di contatto tra interessi frammentati e sempre più numerosi.

Riempire o rispettare lo «spazio vuoto»?

Come reazione al cambiamento climatico i paesi alpini stanno lanciando le loro strategie in merito alla svolta energetica, con un particolare interesse al potenziale delle energie rinnovabili nelle regioni alpine. Nel nome di queste energie viene messa in discussione la conservazione degli spazi naturali. E vista la crescente esigenza di mobilità, sono sempre più i progetti infrastrutturali che lasciano le loro tracce nel paesaggio naturale e antropizzato alpino. La segmentazione dell'economia, la competizione globale e la debolezza delle economie regionali rafforzano la richiesta di misure di sostegno allo sviluppo economico che trascurano il principio della sostenibilità economica, ecologica e sociale. Questo tocca in particolar modo il settore turistico, che, per far fronte alla competizione globale, si concede sempre più spazio per potenziare le infrastrutture esistenti o per costruirne di nuove. A livello demografico la migrazione conduce allo spopolamento di interi villaggi, mentre in altre regioni alpine la densità della popolazione esplode. La qualità dello spazio di vita e delle condizioni di vita, l'accesso ai servizi e i legami sociali sono quindi messi a dura prova, sia nelle regioni di immigrazione che in quelle interessate dallo spopolamento.

In vista di tutto ciò, la soluzione più semplice appare spesso il «riempimento» degli spazi considerati «vuoti», per la maggior parte composti da spazi naturali e superfici agricole. Mentre alcuni segnalano l'importanza di questo «spazio vuoto» (saggio a pag. 17), altri lo considerano meno «utile». Vorrebbero ricondurlo a un nuovo utilizzo che considerano più utile e più redditizio. In tal modo ingnorano la sua importanza socioeconomica ed ecologica: questi ecosistemi infatti forniscono numerosi servizi, quali la regolazione delle esondazioni o l'accumulo della CO2.

Uno spazio finito ed esigenze infinite sono difficilmente compatibili. I conflitti devono essere messi in campo apertamente, ascoltati e discussi, sempre mantenendo saldi alcuni principi: moderazione, multifunzionalità e partecipazione. Proprio come molti altri approcci politici, anche l'assetto territoriale si deve sviluppare in considerazione delle nuove esigenze e sfide, deve consolidare quanto è stato raggiunto, acquisire nuove competenze, aprirsi alla società e inventare e sperimentare nuovi strumenti. Alcuni stanno già sperimentando. E i loro successi sono visibili – ad esempio a Krumbach.

Claire Simon, CIPRA Internazionale



Assetto territoriale in primo piano

La CIPRA affronta il tema dell'assetto territoriale da diversi punti di vista. Il progetto alpMonitor, infatti, nel campo d'azione «assetto territoriale», mostra come sia possibile affrontare questi processi a livello comunale e quali sono gli ostacoli (Panorama p.12/13). Con un tool disponibile online su alpmonitor.cipra.org questo processo diventa tangibile. Nel campo d'azione «natura e uomo» una cartina delle Alpi presenta le aree protette interessate da cambiamenti (p.18).

La CIPRA richiama l’attenzione di tutti anche con l'evento «Ove bramisce il cervo e mormora il torrente», in occasione della Settimana alpina a Grassau/D (Le Alpi in pillole pag.22). Con i progetti Alpine-Space AlpES e Spare, insieme ai suoi partner la CIPRA Internazionale intende contribuire alla protezione dei servizi degli spazi naturali. Una grande risonanza ha avuto la lettera aperta della CIPRA Internazionale indirizzata alla Conferenza sull'assetto territoriale dei paesi alpini a Murnau/D e l'appello di CIPRA Germania, Austria e Alto Adige per fermare i grandi ampliamenti dei comprensori sciistici.

www.cipra.org/it/biodiversita-paesaggio
alpmonitor.cipra.org


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