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Sono davvero sostenibili le zone sciistiche?

I comprensori sciistici possono esser davvero sostenibili? Le associazioni ambientaliste criticano le strategie di “greenwashing” messo in atto da alcuni gestori. © Davide Costanzo / Flickr.com

Con il progetto ALP.IN.SKI la Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine Arge Alp ha presentato le buone pratiche individuate tra le zone sciistiche alpine. Secondo le associazioni ambientaliste si tratta di un pretesto per giustificare nuove piste e nuovi impianti di risalita.

Il 15 maggio 2015 la Comunità di lavoro ARGE ALP ha presentato i risultati del progetto ALP.IN.SKI (Alpine Innovation Ski – Best practices nelle stazioni sciistiche alpine). Il risultato è una graduatoria ecologica" degli impianti sciistici, suddivisi in progetti e impianti realizzati. Una commissione di esperti ha esaminato 25 progetti, provenienti da Trentino/I, Alto Adige/I, Tirolo/A, Vorarlberg/A e Grigioni/CH. I progetti sono stati valutati sulla base di aspetti quali risparmio energetico, utilizzo di fonti alternative, trasporto a fune come forma di mobilità alternativa. I migliori piazzamenti si sono avuti in Italia: nella categoria “progettazioni” al primo posto si è classificato il collegamento Moena-Soraga-Carezza, mentre tra le opere realizzate sono risultati primi ex equo il collegamento tra Siusi e l’Alpe di Siusi e il collegamento Plan de Corones-Perca. Il comitato di valutazione, che ha stilato la classifica, ha sottolineato l’importanza del trasporto alternativo, ma ha dato rilievo anche al risparmio energetico e all’inserimento ambientale. Secondo gli organizzatori le best practices dimostrano che le immissioni di CO2 possono essere drasticamente ridotte con un uso alternativo al trasporto su gomma, attuato con moderni impianti a fune.

Non è dello stesso avviso il mondo ambientalista, che considera questa raccolta di esempi una giustificazione per uno dei settori economici meno sostenibili delle Alpi. Andi Riedl, della CIPRA Sudtirolo, pur apprezzando gli sforzi per ridurre la mobilità privata all’Alpe di Siusi, afferma tuttavia che la mobilità non basta a rendere sostenibile un comprensorio sciistico. Un impianto sciistico costruito in un ambiente integro, con la conseguente distruzione irreversibile di habitat e paesaggio, non può essere definito “verde”. Ciò vale in particolare per i progetti selezionati che ricadono in zone tutelate dall’Unesco. “Dietro la maschera della mobilità alternativa si nascondono mire espansionistiche e la ricerca di drenare ulteriori risorse pubbliche da parte delle società impiantistiche” afferma Luigi Casanova, portavoce di Mountain Wilderness. Un esempio è il progetto di collegamento Moena-Soraga-Carezza, che oltretutto appare caratterizzato da insostenibilità economica. In altri termini: “Ogni progetto significa nuove piste, nuovi impianti, nuova offerta. Mentre realmente sostenibile sarebbe utilizzare solo l’esistente, rendere efficiente la mobilità, la gestione delle piste e i consumi energetici” sostiene Riedl.

Fonte e ulteriori informazioni: http://www.uffstampa.provincia.tn.it/csw/c_stampa.nsf?open#comunicato&id=1e36c3e2688ac46ac1257e3d003ee3a6, www.alpinski.provincia.tn.it, http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2015/03/20/news/il-moena-soraga-carezza-vince-il-premio-arge-alp-1.11086804

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