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Punto di vista: Sci nelle Alpi, adieu!

Katharina Conradin, presidente della CIPRA International © Martin Walser

L’inverno è alle porte: in molti comprensori sciistici i cannoni da neve sono già all’opera a pieno regime. Ma il numero degli sciatori è in calo, gli immensi investimenti assorbiti dal potenziamento delle zone sciistiche sono ormai difficilmente giustificabili. È giunto il momento di riconoscere che il settore sciistico non è un modello imprenditoriale che abbia un futuro, dichiara Katharina Conradin, presidente della CIPRA International.

Il numero di primi passaggi nei comprensori sciistici svizzeri è letteralmente crollato – oltre un terzo in meno negli ultimi 25 anni. Anche in Italia la tendenza è nettamente negativa, così come in Austria, dove gli sciatori sono diminuiti di un terzo rispetto alla metà degli anni ’90. Una crescita è possibile solo laddove si riesce a sottrarre sciatori da altre zone sciistiche. La conseguenza di questa evoluzione: già oggi tra un quarto e un terzo di tutti i comprensori sciistici delle Alpi lavorano in perdita. E gli inverni poveri di neve degli ultimi anni non fanno che aggravare la situazione.

Tanto più assurdo appare perciò il fatto che ogni anno si continuino a investire centinaia di milioni di euro in ampliamenti e potenziamenti di comprensori sciistici: dal previsto collegamento Ötztal-Pitztal in Austria, a Sudelfeld in Germania e Andermatt-Sedrun in Svizzera, fino a Les Vans in Francia, sono innumerevoli i progetti giacenti nei cassetti dei progettisti. Molti vengono attualmente riproposti, come segnalato dalla CIPRA. Anche al Riedberger Horn, la settimana scorsa, si è chiusa una annosa controversia giuridica – a tutto svantaggio della natura e di ogni buon senso economico.

Ma più si investe nel settore dello sci, più risulta difficile abbandonare questa strada. Perciò si arriva al punto in cui il circo dello sci è “too big to fail”. E poiché non può accadere quello che non deve accadere, gli stati o i comuni intervengono e mettono mano al portafogli accollandosi il deficit. Con conseguente rischio di indebitamento della finanza pubblica.

Tuttavia: con questi investimenti non ci limitiamo a deturpare le montagne – noi bruciamo il nostro futuro. Perché tutto il denaro che oggi viene investito nel potenziamento dei comprensori sciistici viene sottratto allo sviluppo di progetti capaci di futuro che vadano oltre un turismo invernale energivoro e che distrugge il paesaggio. Non deve accadere che noi proseguiamo a correre sugli stessi binari perché siamo troppo miopi per immaginare un futuro senza sci! È giunta l’ora di cambiare modo di pensare e di programmare un futuro senza skilift nelle Alpi – coinvolgendo tutti gli attori, con un approccio integrato e basandosi su strategie regionali, come tratteggiato dalla CIPRA nel documento di posizione “Transizione nel turismo invernale”.

 

www.cipra.org/it/posizioni/transizione-nel-turismo-invernale  

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