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Perché il turismo ha (ancora) bisogno di protezione della natura

Alla ricerca di avventura, esperienze a contatto con la natura e sfide sportive: turismo naturale nel parco naturale regionale Baronnies Provençales / F.  © Parc naturel régional des Baronnies provençales

Alla ricerca di avventura, esperienze a contatto con la natura e sfide sportive: turismo naturale nel parco naturale regionale Baronnies Provençales / F. © Parc naturel régional des Baronnies provençales

Pur essendo spesso in conflitto fra di loro, il turismo e la protezione della natura dipendono l’uno dall’altra. Nel lontano futuro è forse immaginabile una via che renda superflue le aree protette?

Gli ampliamenti del comprensorio sciisticio si moltiplicano: dal Riedberger Horn in Germania, la zona di Les Vans in Chamrousse o del Vallon du Lou a Saint Michelle de Belleville in Francia. In aggiunta ci sono anche i collegamenti fra comprensori sciistici, come quello fra l’Hinterstoder-Höss e Wurzeralm in Alta Austria o il fallito progetto del parco nazionale Adula in Svizzera (vedi sotto): i paesaggi e gli spazi naturali alpini sono ancora una volta al centro di interessi economici, ecologici e sociali. Non è una novità per il territorio di alta montagna densamente popolato e, a livello turistico, più sfruttato al mondo. Quello che è nuovo è la mediatizzazione dei conflitti che supera i confini locali, regionali e addirittura nazionali.

In questo intreccio di interessi e convinzioni si scontrano due modelli economici dissimili: l’uno è tradizionalmente basato sulla divisione (settoriale) fra turismo e protezione della natura ed ha come obiettivo principe la creazione di valore economico. Con filoni quali la green economy e il turismo vicino alla natura, e la loro interpretazione, questo modello basato sulla crescita (a breve termine) vede da alcuni anni emergere nuove opportunità. Esso punta a tutelare le risorse naturali e culturali e a sfruttarle miratamente per il turismo. Un modello completamente diverso è invece osservabile in numerose iniziative locali. Queste strategie pongono il bene a lungo termine dell’uomo e della natura al centro di tutti gli sforzi economici attuali e mettono in discussione l’orientamento esclusivamente turistico dell’economia.

Le regole sono dettate dal mercato

Nel primo modello, ampiamente diffuso, gli attori economici tentano di gestire i cambiamenti del mercato con modelli di business consolidati e con conseguenti innovazioni di prodotto. Esso pone al centro la valorizzazione della natura, della cultura e del paesaggio delle Alpi con relativi servizi ecosistemici per la popolazione locale e per i turisti. Il consumo di questi beni deve generare il valore aggiunto economico. Per le regioni alpine questo è sinonimo di orientamento alla crescita, concorrenza interregionale fra destinazioni – in molti casi portata all’estremo – ed esigenza di una continua innovazione (tecnologica).

Il turismo vicino alla natura invece promuove con nuove offerte e prestazioni segmenti di mercato dal grande potenziale, ad esempio i «Silver Agers» o la «Generazione Y». Il potenziale economico del turismo vicino alla natura è considerato molto elevato, in quanto intercetta le esigenze attuali e le richieste emozionali della società urbana, in particolare il desiderio di avventura, le sfide sportive, la libertà, ma anche la decrescita, la salute e il ritorno alla natura. Non tutte le regioni alpine dispongono però dello stesso potenziale a livello di turismo naturale. Il turismo vicino alla natura non è perciò per tutte le regioni alpine rurali periferiche quella panacea evocata da molti. Nelle strategie attuali basate sulla crescita, le più di 1 000 aree protette alpine hanno un ruolo determinante. Proteggono, infatti, lo spazio naturale da un impatto economico, infrastrutturale e turistico (eccessivo) e garantiscono quindi la disponibilità delle caratteristiche distintive naturali e culturali per la commercializzazione e l’utilizzo turistico (la parola chiave è «Unique Selling Proposition»). Pur essendo inferiori gli investimenti, le risorse e le infrastrutture necessarie per il turismo vicino alla natura, occorre comunque trovare un rapporto equilibrato fra protezione ed utilizzo. I trend attuali e le nuove offerte potrebbero diventare fenomeni di massa, com’è il caso in questi ultimi anni con lo sci alpinismo.

Il bene comune al centro dell'attenzione

In alcune località delle Alpi sta spuntando un modello economico diverso: iniziative locali superano la divisione settoriale fra turismo e protezione della natura e incontrano le sfide correnti con una visione ampia ed eticamente rispettosa della natura, dell’economia e delle comunità locali. E il bene comune è al centro di tutti gli sforzi (vedi pagina 10). Di fronte alla grande varietà di approcci e processi locali, democratici e partecipativi, non esiste alcun modello di sviluppo universalmente valido e trasferibile. Applicato al turismo questo significa decelerare la commercializzazione e lo sviluppo di offerte, ma anche farlo diventare meno importante di altri settori dell’economia. Una trasformazione sociale del genere potrebbe (in futuro) rendere superflue le aree protette. La diffusione del bene comune tuttavia è lenta, soprattutto per il fatto che le prestazioni e gli effetti vengono oggi di norma misurati con indicatori del modello di crescita convenzionale, come ad esempio il numero di pernottamenti. Perciò solo raramente riesce ad essere convincente a livello politico.

Dominik Cremer-Schulte, Alparc

Parc Adula: fallimento o traguardo di tappa?

Nel novembre 2016, otto dei 17 comuni del Ticino e dei Grigioni si sono espressi contro il progetto di un secondo parco nazionale svizzero che avrebbe potuto entrare nella storia come primo parco nazionale democraticamente legittimato del mondo. Ma alla fine sono mancate le maggioranze, soprattutto nei comuni con parte del territorio situato nella zona centrale del parco. Sono così andati in fumo 16 anni di intensi preparativi. Nella regione attorno al Piz Adula, che conta 14.000 abitanti, hanno dominato le paure di restrizioni, tutele e cambiamenti.

In quanto progetto partecipato, Parc Adula è risultato sia iniziativa, sia strumento del futuro; avrebbe dovuto esprimere una protezione della natura nuova e su basi volontarie da parte della popolazione locale. Il progetto è fallito per il suo label e per le idee ancorate al passato. Il voto però può essere considerato la tappa di un lungo processo in cui cambia l’idea che la società ha del rapporto fra natura ed economia.

www.umweltgeschichte.uni-klu.ac.at (de, en)

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