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Nuove geometrie e nuova visibilità

Molto più di una semplice catena di montagne: con la strategia macroregionale cambia anche lo sguardo dell’Europa verso le Alpi. © Roman Königshofer, flickr

La cooperazione che supera i confini delle Alpi apre nuove prospettive. Ma una nuova politica alpina ha soprattutto bisogno del coinvolgimento della società civile. Per non essere esclusi dalla competizione mondiale che mira alla ricerca di attenzione ci vuole un intenso lavoro di informazione e sensibilizzazione, sia all’interno che all’esterno.

In Europa le politiche ambientali e territoriali su grande scala sono ormai un dato di fatto. Gli spazi di pianificazione macroregionali abbracciano territori quali tutto il Mar Baltico, l’area danubiana e il Mediterraneo. Nelle Alpi un approccio volto ad affrontare i temi su una scala estesa è ormai diffuso da tempo. La politica alpina ufficiale esiste dagli anni ‘70 con la Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine (Arge Alp) e dagli anni ‘90 con la Convenzione delle Alpi. In questo ambito i  Paesi alpini hanno individuato le sfide comuni e sviluppato soluzioni transfrontaliere. Gli ambiti prioritari sono stati fin dall’inizio la politica dei trasporti, dell’energia e dell’ambiente, ma anche il turismo e l’agricoltura. Con la temporanea stagnazione della Convenzione della Alpi e la nuova strategia UE per le Alpi, oggi siamo giunti ad un punto di svolta.

PICCOLI SUCCESSI CON LA CONVENZIONE DELLE ALPI

Nel 1991 gli Stati alpini e l’UE hanno sottoscritto la Convenzione delle Alpi, formulando per la prima volta una politica alpina volta allo sviluppo sostenibile. Nel frattempo l’euforia dei primi anni della Convenzione delle Alpi ha fatto posto a un certo disincanto. Insistendo sugli interessi nazionali particolari, le Parti contraenti hanno spesso provocato una paralisi politica. Quando, nel 2009, la Germania lanciò delle proposte innovative per un piano d’azione sul clima o quando, nel 2012, la Svizzera mise al centro il tema della svolta energetica, la Conferenza delle Alpi non colse a pieno la sfida. E anche la politica comune in materia di traffico di transito pare arenata. Nonostante gli insuccessi sul grande palco della politica, non sarebbe giusto dimenticare le conquiste della Convenzione delle Alpi: oggi c’è una cooperazione funzionante a livello alpino su numerosi temi e progetti. Le reti impegnate quali quella delle aree protette, delle città, dei Comuni e degli scienziati, sono nate a seguito della Convenzione delle Alpi. Alcuni Regioni, ad esempio in Austria, formulano la loro politica rurale sulla base della  Convenzione delle Alpi. E sono state create le basi tecnico-scientifiche comuni essenziali per uno sviluppo dello spazio alpino capace di futuro. A questo riguardo vanno citati i «Rapporti sullo stato delle Alpi» e i risultati dei «Gruppi di lavoro» e delle «Piattaforme della Convenzione delle Alpi» su una serie di tematiche  specifiche. Nelle Alpi non tutto è cambiato verso il peggio, molti sono stati i miglioramenti. Pur non essendo mai state risolte, le problematiche dei trasporti e del traffico continuano ad essere sulle agende politiche. La protezione del clima ha visto nascere e crescere numerose iniziative positive. Nel turismo, nella protezione della natura e del paesaggio esistono progetti faro innovativi. E in molte regioni alpine sono numerosi gli operatori nel campo della cultura che  contribuiscono a rafforzare l’identità regionale e a promuovere nuove visioni per le Alpi.

LE ALPI SCOMPAIONO

Werner Bätzing mette in luce il rischio della scomparsa delle Alpi. La perdita non riguarda naturalmente le montagne stesse. Ma lo studioso delle Alpi teme che le Alpi scompaiano come spazio autonomo con le loro particolari caratteristiche. Parallelamente a ciò, le Alpi spariscono sempre più anche dalle nostre coscienze. La ragione di tutto ciò va ricercata nel radicale cambiamento di valori della società, nel cambiamento delle abitudini delle persone a trascorrere il tempo libero, ma anche nella globalizzazione della politica. Quando la Convenzione delle Alpi venne firmata, l’UE aveva appena dodici Stati membri, ora sono 28. Oggi i temi con cui le Alpi combattono per una maggiore attenzione sono aumentati rispetto al passato. Questo non significa che le sfide siano diventate minori. Continua a prevalere un uso eccessivo delle regioni urbane da un lato e un sottoutilizzo delle aree caratterizzate da debolezza strutturale ed emigrazione dall’altro. Nelle Alpi il cambiamento climatico è molto meglio percepibile che altrove e mostra già le sue conseguenze. Nuovi progetti in campo energetico minacciano il paesaggio alpino. Nelle Alpi, uno dei principali hotspot di biodiversità in Europa, la biodiversità continua a diminuire. Originariamente la politica alpina puntava a trovare soluzioni comuni a livello transfrontaliero per le problematiche simili. La CIPRA aveva formulato questa visione già in precedenza, proponendo la Convenzione delle Alpi come strumento politico. Ma un’identità alpina di questo tipo, orientata ai problemi, può esistere o rimane un mero auspicio? Di fatto la popolazione che vive nelle regioni fra Lubiana e Genova percepisce nettamente l’impatto del traffico, del turismo di massa e dell’utilizzo del territorio sempre più intensivo ai fini energetici e si rende conto che spesso ne risultano delle azioni solidali che vanno aldilà dei confini regionali e statali. Ma per affrontare finalmente in maniera seria e determinata le problematiche, aldilà dell’identità alpina la razionalità di una politica illuminata è molto più importante.

TUTTI SONO CHIAMATI AD AGIRE

Dove sta andando la politica alpina in vista delle condizioni sempre più difficili nei singoli Paesi alpini, nell’UE e a livello globale? Negli ultimi vent’anni molti attori della politica alpina si sono concentrati sulla costruzione di nuove strutture alpine e sul loro consolidamento a livello politico. Lo documenta un gran numero di conferenze, workshop e riunioni che hanno trovato un loro riflesso in un numero incalcolabile di documenti e pubblicazioni. Anche la CIPRA ha partecipato attivamente a questi lavori ed ha accompagnato la nascita di una serie di istituzioni a livello alpino. Oggi ci dobbiamo chiedere se questa strategia continua ad essere in linea con i tempi e se ci consente davvero di rispondere a queste domande. O se i responsabili non si siano invece ulteriormente allontanati dalla popolazione e dai problemi brucianti delle Alpi. Altrimenti com’è possibile che dopo più di vent’anni dalla costituzione della Convenzione delle Alpi si debba discutere sul serio se la società civile debba essere o meno parte integrante del processo nell’ambito della nuova strategia UE per le Alpi (EUSALP)? In realtà la EUSALP, che sposta le geometrie oltre le Alpi, offrirebbe l’opportunità di portare un vento nuovo nelle strutture incagliate della Convenzione delle Alpi. Perché una politica alpina moderna non deve isolarsi nelle Alpi. Ciò vale per i rappresentanti delle regioni alpine, ma anche per chi si occupa di protezione della natura e dell’ambiente. Le soluzioni proiettate al futuro devono piuttosto prevedere una politica ambientale e della sostenibilità orientata all’Europa, naturalmente con una forte caratterizzazione alpina; è richiesta una cooperazione solidale delle forze della società civile interne ed esterne alle Alpi. Il nostro primo obiettivo dovrebbe essere quello di rendere le Alpi nuovamente visibili come importante spazio di compensazione in Europa, di conservare e rafforzare le Alpi come spazio culturale ed ecologico autonomo. Per la CIPRA, rete di competenza alpina, si tratterà di continuare a svolgere la sua funzione di informazione e sensibilizzazione per la protezione delle Alpi e lo sviluppo sostenibile e di mettere in rete tutte le parti in causa.

Dominik Siegrist
Presidente CIPRA Internazionale

Professore alla HSR Hochschule für Technik di Rapperswil/CH

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GLI « STRUMENTI» D ELL’UE
Con la cosiddetta politica di coesione, l’UE intende consolidare la coesione economica, sociale e territoriale con il Trattato di Lisbona e la Strategia Europa 2020. Si individuano anche nuove forme di cooperazione, e fra queste le strategie macroregionali per la regione danubiana, il Mar Baltico e le Alpi. Ove possibile, i problemi vengono risolti secondo il principio di sussidiarietà, imperniato sull’autodeterminazione e sulla responsabilizzazione.

http://ec.europa.eu

Alpinscena è disponibile gratuitamente su: http://www.cipra.org/alpinscena

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