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La macroregione ci farà fare un passo avanti?

Dal trasmettitore al ricevitore: in una multi-level-governance alla popolazione spetta un ruolo attivo. © Walter Reich, pixelio.de

Molti grandi progetti politici sono stati soffocati all’origine e molte grandi questioni sociali continuano ad attendere una risposta! Che ciò valga anche per la strategia europea per le Alpi? Non se affronta le domande giuste e se sviluppa un dibattito diffuso e di alto livello.

I dogmi del liberismo economico e in seguito del neoliberismo e della crescita sono saldamente ancorate nelle Alpi, come del resto ovunque nel mondo. Il tasso di crescita e il prodotto interno lordo (PIL) sono gli indicatori chiave per misurare il benessere e il progresso di una nazione. Per determinare il grado di benessere di un Paese, le attività senza controvalore monetario, la qualità dei legami sociali e anche la ricchezza naturale e culturale non sono minimamente considerate. In questo senso, alla fine delle guerra le Alpi erano «retrograde». Oggi questo non vale più, come spiega Bernard Debarbieux nell’intervista a pagina 14. La politica statale ed economica di allora ha però creato nuovi problemi alle Alpi: il cambiamento climatico, conflitti nell’ambito della svolta energetica, la globalizzazione dell’economia, differenze sociali ed economiche fra le valli, cambiamenti demografici, una mobilità in costante crescita, la minaccia alla biodiversità e all’ambiente. La macroregione alpina promossa da diverse regioni deve puntare a formulare risposte a queste sfide. Il tutto è reso ancor più difficile dal fatto che la macroregione stessa è il risultato di un pensiero neoliberista che è alla base della strategia «Europa 2020». La macroregione sarà capace di creare una breccia per dare un nuovo indirizzo al dibattito?

RIDEFINIRE IL BENESSERE

Ora, se ha ragione Albert Einstein, «non si può risolvere un problema usando la stessa mente che lo ha creato». Pensare che la crisi economica, sociale, ecologica e politica nelle Alpi possa essere efficacemente combattuta senza riflettere prima sulla logica neoliberista e sul sistema politico che sostiene questa logica, è una pura illusione. Dovremmo quindi – come propone la sociologa francese Dominique Méda – iniziare a discutere apertamente del passaggio
ad un modello basato sulla valorizzazione di fattori di benessere finora trascurati. Dovremmo creare nuovi indicatori di benessere,ad esempio sostituendo il potere d’acquisto con un «potere dell’uso sostenibile» o con il «potere del vivere bene», passando da un approccio quantitativo ad uno qualitativo. Il dibattito deve essere condotto a tutti i livelli dove è in gioco il futuro. La macroregione è uno di questi.

NUOVO BENESSERE – NUOVA DEMOCRAZIA

Nel dibattito sul nuovo benessere o sui nuovi valori dobbiamo mettere in campo nuovi modi di pensare, di decidere e di agire. In questo ambito il rinnovamento dei nostri processi democratici è una condizione inderogabile, ma anche un’opportunità. Nel documento di posizione dell’ottobre 2013 i promotori della macroregione invitano i rappresentanti della società civile a partecipare alla strategia che «offre un ambito per la governance e la cooperazione a tutti i livelli fra i Paesi UE e non UE, le regioni alpine da est ad ovest e da nord a sud, e le organizzazioni ed istituzioni esistenti». Tale governance è volta soprattutto a garantire che le decisioni siano prese in maniera comprensibile e aperta, con trasparenza e giustizia sociale (vedi AlpinScena Nr. 96 «Sia fatta la nostra volontà»).

CHI È LEGITTIMATO?

Si tratta di un grande progetto che ha bisogno del sostegno di tutti: della popolazione – la cosiddetta società civile –, dei rappresentanti eletti, degli amministratori, degli imprenditori, della ricerca. La governance è basata su un nuovo ruolo dei rappresentanti eletti e delle amministrazioni, che diventano innanzitutto mediatori nei processi di negoziazione con la società civile. In un sistema di multilevel governance del genere, la cittadinanza esercita un ruolo attivo. La competenza decisionale e le responsabilità non sono più delegate alle «autorità». I cittadini non sono più dei meri elettori, contribuenti e destinatari di servizi, ma con le loro idee ed esperienze contribuiscono attivamente a sviluppare processi, prodotti o servizi innovativi per far fronte alle sfide sociali. Certo, percorrere una nuova via comporta certi rischi; ma anche continuare sulla vecchia strada non è senza rischi e pericoli.

COGLIERE L’OPPORTUNITÀ

Dare alla popolazione e agli attori nelle Alpi la possibilità di creare insieme il futuro delle Alpi, di disegnare la svolta verso un nuovo benessere e verso una democrazia moderna e creare una fucina delle idee per il futuro: questo dovrebbe essere l’obiettivo della strategia europea per le Alpi. Solo un processo creativo e aperto permetterà di trovare la risposta alle sfide nell’ambito dell’economia e dei trasporti, dell’energia (pag. 19) e della demografia, della biodiversità e del paesaggio.

Claire Simon
CIPRA Internazionale

 

Alpinscena è disponibile gratuitamente su: http://www.cipra.org/alpinscena

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