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Il «Parco giochi d’Europa» in balia dell’economia

Le Alpi come sfondo: un’unica palma sul Jakobshorn/CH. © Hans Peter Jost

Le Alpi come sfondo: un’unica palma sul Jakobshorn/CH. © Hans Peter Jost

Il successo del turismo alpino è al contempo il suo dilemma: com’è possibile conservare e nello stesso tempo valorizzare i grandiosi spazi naturali perché i turisti li possano ammirare?

«The Alps – the Playground of Europe»: così i viaggiatori borghesi del XIX secolo chiamavano una delle loro mete di viaggio predilette, facendo riferimento al titolo di una monografia dell’alpinista inglese Leslie Stephen. Più di 100 anni dopo, questa catena montuosa al centro dell’Europa - uno dei luoghi di nascita del viaggiare moderno – è divenuta destinazione turistica classica.
Dopo la seconda guerra mondiale le Alpi divennero, prima di altre regioni, una destinazione per quasi tutti. Il progresso tecnico, medico e sociale ha cambiato diffusamente il contesto sociale. La crescita economica in Europa, l’aumento dei redditi anche per la classe lavoratrice, il diritto alle ferie sancito per legge, la diffusione della mobilità individuale grazie all’automobile alla portata di molti e una buona infrastruttura dei trasporti, hanno contribuito a mettere al centro del focus turistico le regioni alpine, fino ad allora poco sviluppate. Piccole città situate nelle vallate ai bordi delle Alpi riuscirono a prendere piede nel mercato turistico, numerose aziende agricole offrivano vitto e alloggio per migliorare il loro reddito, all’epoca ancora molto modesto, e per scongiurare la povertà. Nacquero numerosi nuovi centri termali poiché i soggiorni di cura e i trattamenti venivano supportati finanziariamente dallo stato. Oggi all’incirca un turista su dieci di tutto il mondo pernotta nelle Alpi.
Nonostante questo, la 4a Relazione sullo stato delle Alpi della Convenzione delle Alpi (2013), da cui sono tratti questi cenni storici, indica che non tutte le regioni alpine beneficiano in ugual modo del turismo. Accanto al forte gap fra Alpi occidentali e orientali, esistono immense differenze anche a livello locale. Nel complesso, solo nel dieci percento circa dei comuni alpini il reddito è basato direttamente sul turismo. Quasi la metà dei posti letto è concentrata sul cinque percento dei comuni e il 37 percento dei comuni non dispone nemmeno di un posto letto

Conservazione o sviluppo?
Le Alpi costituiscono anche oggi uno degli spazi paesaggistici più grandiosi d’Europa con un immenso patrimonio naturale e culturale. Ma negli ultimi decenni, alcune parti delle Alpi, eccessivamente sfruttate a livello turistico, sono divenute anche l’esempio paradigmatico di uno sviluppo senza futuro. Ne sono testimonianza più di sette milioni di letti, più di 10.000 funivie, seggiovie e skilift, migliaia di strade e grandi infrastrutture, quali impianti di innevamento artificiale e campi da golf. E nonostante la stagnazione della domanda nel turismo invernale classico orientato allo sci, si punta a ampliare ulteriormente i comprensori sciistici e le capacità ricettive.
Oggi il turismo alpino si trova in una situazione paradossale: le Alpi, pur essendo considerate territorio con un ambiente intatto, sono costrette a predisporre la necessaria infrastruttura di alto livello che i turisti si aspettano. Questo conflitto fra conservazione e sviluppo influisce sul posizionamento delle Alpi in un mercato turistico internazionale. Le regioni alpine sono combattute fra la necessità di conservare le proprie caratteristiche peculiari che attraggono i turisti – in particolare la natura e il paesaggio – e la tentazione di forzare ulteriormente lo sviluppo e competere con i trend in relazione agli standard economici e sociali. In questo contesto l’innovazione è assai scarsa.
Sul tema del cambiamento climatico e del turismo (invernale) ormai tutto è già stato scritto e detto. Il riscaldamento globale delle Alpi è un dato di fatto, anche se qua e là viene relativizzato, così come il fatto che i comprensori sciistici situati ad altitudini maggiori ne risentono di meno, perché i turisti vi ripiegano. Molte altre regioni, a quote più basse, dovrebbero presto percorrere strade nuove, lontane dal turismo sciistico alpino tradizionale.

Vista la crescita demografica e lo sviluppo globale del turismo, anche il traffico turistico e del tempo libero nelle Alpi dovrebbe aumentare. Il 75 percento delle emissioni di CO2 dovute al turismo sono da addebitare al traffico; l’84 percento dei viaggi turistici nelle Alpi viene effettuato con la propria auto. Sono tuttavia presenti grandi differenze fra i Paesi alpini. In Svizzera, ad esempio, i turisti ma anche gli abitanti approfittano di una rete di trasporti pubblici ben sviluppata. Tuttavia, considerando le Alpi nel loro complesso, l’offerta di trasporto pubblico nelle zone montane tende a diminuire, in particolare nelle regioni rurali, come la CIPRA constata nel suo documento di posizione sul turismo invernale 2017 (vedi riquadro). Fino al 2030 diverse fonti pronosticano un ulteriore aumento di almeno il 30 percento del traffico del tempo libero. Nel 2065 il turismo a livello mondiale sarà responsabile di tutte la CO2 che siamo autorizzati ad emettere, in linea con l’obiettivo di un aumento della temperatura globale inferiore a due gradi C.

Reinventarsi
Le forze trainanti nell’attuale intensificazione della spirale di sviluppo risiedono prevalentemente nel settore del turismo, le cui aziende sono soggette ad un processo di costante concentrazione. Oggi l’intervento regolatore da parte della politica del turismo e della pianificazione territoriale è quasi completamente assente, a differenza degli anni 1980 e 1990, quando diverse moratorie alle funivie o il piano alpino bavarese fermarono l’ampliamento a dismisura dell’infrastruttura. Si accusano le voci critiche della società civile di sputare nel piatto che mangiano, invece di riunire tutte le parti in causa per individuare soluzioni comuni.
Da tempo ormai nelle Alpi sono nati anche approcci e progetti innovativi che tentano di contrapporre alternative sostenibili ai trend dominanti. Spesso si tratta di pionieri, resistenti, originali e cosiddetti brontoloni che con perseveranza e audacia creano qualcosa di impensabile fino a quel momento. In parte si tratta di soldi europei che, attraverso i fondi strutturali e agricoli, alimentano questi progetti faro. Ma è giunta l’ora di andare oltre i modelli pilota e i buoni esempi e di puntare ad un approccio diffuso per la sostenibilità nel turismo alpino. Con i circa 100 milioni di visitatori stimati all’anno e una creazione di valore turistica di circa 50 miliardi di Euro all’anno, secondo il modello del ciclo di vita delle destinazioni turistiche di Butler, le Alpi sono arrivate ad una fase di saturazione e di stagnazione.
Il turismo alpino quindi dovrà presto reinventarsi, facendo tesoro delle proprie risorse culturali e naturali e orientandosi alla sostenibilità, oppure accettare una fase di declino già in atto in alcune delle destinazioni estive e invernali. Un turismo nuovo, innovativo ed olistico della salute, aldilà del tradizionale settore termale e di cura, potrebbe rappresentare un elemento chiave; da un lato produrrebbe una creazione di valore regionale sufficiente per tutto l’anno e dall’altra necessita nel proprio interesse di un paesaggio e di un ambiente sani e il più possibile vicini alla natura e a lungo termine. Perché la sostenibilità sia globale manca «solamente» la creazione di condizioni di lavoro di qualità nel turismo.

Christian Baumgartner (testo), Vicepresidente CIPRA Internazionale,
Foto: Hans Peter Jost, www.alpen-blicke.ch (de)

 

La CIPRA agisce a più livelli

I comuni turistici delle Alpi si trovano ad affrontare decisioni difficili: seguire le strade già battute, intraprendere un cambiamento morbido o compiere una svolta drastica? La presentazione online su alpmonitor.cipra.org disegna un processo decisionale del genere in una regione fittizia, indicandone gli ostacoli e le possibili soluzioni. Il web-dossier «Turismo invernale nelle Alpi» fornisce informazioni e ulteriori link di approfondimento.
Nell’ambito del dibattito attuale sul futuro del turismo alpino, nel documento di posizione «Transizione nel turismo invernale» la CIPRA chiede una strategia sostenibile che rispetti la finitezza delle risorse e promuova approcci innovativi. L’importanza sta nel coinvolgimento delle parti in causa: nel workshop I-LivAlps a Lecco / I, alla conferenza sul turismo a Sonthofen / D o ad un forum a Berna / CH, la CIPRA ha offerto ad adolescenti, esperti e rappresentanti del turismo una piattaforma per discutere sulle opportunità e le sfide nel settore del turismo. Gli adolescenti dello «Youth Alpine Express» hanno dato il buon esempio, attraversando le Alpi in modo sostenibile e riprendendo così il tema della mobilità come un aspetto importante del turismo. Camminare è senza alcun dubbio il modo di viaggiare a minore impatto sull’ambiente: la grande traversata Via Alpina, amministrata dalla CIPRA, attira l’attenzione sul tema del turismo sostenibile, cosí come pure la camminata attraverso le Alpi del programma whatsalp.

www.cipra.org/turrismo-invernale

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