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Destinazione Alpi!?

Che «vocazione» hanno le regioni alpine turistiche? Il filoso culturale Jens Badura parla di ambienti di vita, mondi esperienziali e orizzonti delle aspettative.

Il termine latino «destinatio» viene tradotto con «destinazione». Anche la parola francese «destin» – destino o sorte, appunto – ha la stessa origine semantica. Il concetto di destinazione tratto dal vocabolario turistico, invece, risulta più legato alla terra, è cioè «uno spazio geografico scelto da un viaggiatore/ospite (o da un segmento di turisti) come meta di viaggio», come recita il glossario di economia Gabler. E qui s’impone la domanda: essere una destinazione di questo genere è forse il destino, la vocazione delle regioni alpine?

Le destinazioni del turismo non sono altro che unità competitive tradotte in marchi di destinazione e – attraverso la gestione delle destinazioni – posizionate nel mercato del turismo come un insieme di prodotti di destinazione ben ponderati. Ciò che qui viene posizionato sui mercati dell’attenzione turistica è essenzialmente questo: lo spazio e il mondo di coloro che vi risiedono – incluse le loro basi di vita culturali. Le tante questioni di grande attualità nella politica alpina - fra cui la demografia, le identità future, le prospettive economiche, insieme a nuove forme di lavoro e di comunicazione – dipendono in massima parte da come queste basi di vita culturali potranno essere conservate, svilupparsi a servizio della vita e aperte verso il futuro. Tutto ciò richiede spazi per contese produttive che consentano una negoziazione aperta e autodeterminata di esperienze ed aspettative individuali e collettive della popolazione locale, con le loro peculiarità generazionali e i loro legami con l’origine.

Quando la contrattazione è caratterizzata dallo stile dei processi strategici di creazione dei marchi, ciò si riflette pesantemente sui processi futuri. La messa in scena di forme di vita apparentemente orientate ai clienti stabilizza gli schemi pregiudiziali quali quelli della popolazione locale verso i turisti, la tradizione verso il moderno, la città contro il villaggio ecc. Questi vengono consolidati in visioni del mondo ricche di cliché, con un’estetica dei buoni vecchi tempi e dell’ordine; e non solo nelle teste degli ospiti/clienti che giungono con una serie di aspettative, ma soprattutto nell’immagine che coloro che riempiono di vita le «destinazioni» hanno di se stessi.

Quale alternativa si pone quindi? Troviamo esempi di comuni in cui, proattivamente e con la partecipazione più ampia possibile, si ragiona e si realizza un maggiore «sentirsi a casa propria». Dove persone di diversa provenienza puntano a un percorso comune verso il futuro, essendo disposti anche a gestire conflitti, e dove una residenza accettata non ha bisogno di una discendenza locale. Dove appunto non sono quelle concezioni del mondo ad imporre il percorso immaginario previsto dall’attuale strategia di marketing delle destinazioni per un quadrante di mercato. Ciò non esclude affatto il successo in ambito turistico proprio di questi comuni, proprio perché non disposti ad accettare la sorte di una destinazione eterodiretta, conservando in tal modo la propria attrattiva e peculiarità. Questa sostenibilità culturale è determinante non ultimo per il dibattito sul turismo sostenibile, che oggi corre il rischio di diventare una sorta di segmento di destinazione in cui messaggi specifici quali la mobilità dolce, un’atmosfera decelerata, una regionalità ad impatto zero sul clima, ecc. vengono comunicati con gli stessi strumenti di gestione delle destinazioni di quei segmenti specializzati rappresentati dai diversi Ischgl delle Alpi. Anche in questo caso vale quanto segue: solo se gli attori locali e regionali consolidano la loro accezione di sostenibilità, solo se la vivono con tutte le sue spigolosità invece di mettere in scena parole d’ordine e messaggi figurativi moderni quali apparente nucleo identitario del marchio, la destinazione non è più destino.

© Anita Affentranger

© Anita Affentranger

Filosofo culturale e guida alpina

Jens Badura è filosofo culturale abilitato alla docenza, gestisce il berg_kulturbüro nel villaggio degli
alpinisti Ramsau presso Berchtesgaden / D e dirige il creativealps_lab alla Scuola superiore delle arti di Zurigo (ZHdK), dove è docente di filosofia culturale ed estetica. Il suo legame con le Alpi è rafforzato dalla sua attività di guida alpina presso il Soccorso alpino di Salisburgo.

www.bergkulturbuero.org (de)

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