Strumenti personali

  Filtro di ricerca  

Notizie

Dove c’è molta acqua c’è molta elettricità

Sbarramenti come quello del Griessee nel Canton Vallese in Svizzera causano modifiche nella natura. © Michel Revaz

I Paesi alpini esportano molta energia idroelettrica. Gli utili vanno ai gruppi energetici; i costi sono a carico della comunità e della natura.
La produzione dell’energia idrica a livello alpino è in continuo aumento. Ne sono responsabili la crescente fame di energia, le norme di legge in materia di accrescimento delle energie rinnovabili (la parola chiave è “Europa 2020”), generosi incentivi per le energie da fonti rinnovabili e, non ultimo, le condizioni ottimali a livello di spazio naturale.
La seconda relazione sullo stato delle Alpi del 2009 indica più di 5.000 centrali idroelettriche che, nel loro complesso, producono più di 84.429 Gigawattore di energia elettrica. Solo il 10 percento di questi impianti è costituito da grandi centrali; si tratta di 554 impianti che però producono l’86 percento della potenza installata. Accanto a queste esistono migliaia di microcentrali con capacità inferiori a dieci Megawatt. E il trend di ampliamento nel settore delle microcentrali continua inarrestabile: per lo spazio alpino austriaco nell’arco di un anno sono previste 152 microcentrali con una potenza installata di 200 Megawatt, mentre altre 41 microcentrali da circa 76 Megawatt sono in costruzione o sono andate in rete recentemente.

L’energia idroelettrica, uno dei principali beni di esportazione
La percentuale di idroelettrico rispetto alla produzione nazionale di energia elettrica varia molto nelle regioni e nei Paesi alpini e va da poco più del tre percento in Germania fino a un valore superiore al 75 percento in Alto Adige. Nonostante la crescita in termini assoluti, la percentuale di energia idroelettrica è però in calo rispetto al mix complessivo di energia elettrica, perché i consumi di corrente sono in costante crescita. Nella discussione pubblica, l’energia idroelettrica è quasi sempre rappresentata come fonte energetica pulita, sostenibile ed ecologicamente innocua. Ma anche questa cosiddetta energia «verde» ha molti lati d’ombra. Essa comporta il rischio di interventi irreversibili e gravidi di conseguenze in preziosi ecosistemi acquatici e paesaggi. Le centrali ad acqua fluente, ad esempio, compromettono gli ecosistemi fluviali, in primo luogo a causa degli sbarramenti. La velocità di deflusso diminuisce, la temperatura dell’acqua aumenta e il contenuto di ossigeno dell’acqua si abbassa. La diminuita capacità di trasporto del fiume produce una maggiore quantità di sedimenti; molti organismi perdono i loro spazi vitali. Il sedimento trasportato e il materiale di fondo dell’alveo vengono trattenuti nello sbarramento. Nelle centrali idroelettriche a derivazione, vale a dire centrali fluviali in canali di derivazione artificiali lungo il fiume, è soprattutto la portata ridotta di acqua nell’alveo del fiume a creare problemi: l’habitat acquatico si riduce.

Che siano gli utenti a pagare
Una tipologia di centrale idroelettrica diffusa lungo i tratti superiori dei fiumi alpini è senz’altro la centrale a pompaggio. In questo caso il maggiore problema è causato dalla dinamica di deflusso, in quanto il fiume ha complessivamente meno acqua a disposizione e la quantità di acqua ceduta subisce forti variazioni in funzione del fabbisogno di energia elettrica.
Purtroppo a tutt’oggi non è prevista alcuna compensazione tra gli interessi degli utenti e quelli della protezione della natura. Per conservare intatti anche gli ultimi tratti di fiume liberi c’è bisogno di un uso sostenibile dell’energia idroelettrica, con al centro gli interessi ecologici e il divieto di sfruttamento dei tratti sensibili, garantito per legge. Non ultimo, si tratterebbe anche di recepire l’articolo 9 della Direttiva quadro sulle acque: questo articolo prevede che tutti gli utenti dell’acqua, e quindi anche i gestori delle centrali idroelettriche, compensino adeguatamente i servizi idrici sulla base del principio di chi inquina paga, compresi i costi ambientali.

Barbara Goby e Aaron Oberscheider
Politica ambientale e diritto ambientale UE, Umweltdachverband (organizzazione federale delle associazioni ambientaliste austriache) Vienna/A

www.umweltdachverband.at (de)

********************************************************
Origine: Alpinscena n. 98 (www.cipra.org/it/alpmedia/pubblicazioni/5222)
Seguici su

Icon_facebook  Icon_twitter