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Le Città alpine chiedono il limite di 30 km/h

"Zona 30" è un'ulteriore esempio di come una decelerazione può migliorare la qualità della vita. © Martti Tulenheimo / flickr.com

L'associazione "Città alpina dell'anno" sostiene l'iniziativa civica europea "30 km/h - per rendere le strade vivibili!". È una questione di sicurezza e di tutela dell'ambiente - e di maggior autodeterminazione dei comuni.
Il limite dei 30 km/h deve diventare la norma nelle città, il limite di 50 km/h deve valere solo in alcune strade. Questa è la richiesta dell'iniziativa dei cittadini europei "30 km/h - per rendere le strade vivibili!". L'associazione "Città alpina dell'anno" appoggia l'iniziativa, innanzitutto perché assicura più sicurezza per tutti, in secondo luogo contribuisce alla protezione del clima e amplia il margine d'azione dei comuni.

30 km/h per la protezione del clima e l'autodeterminazione
La protezione del clima riveste una grande importanza per la rete delle Città alpine: l'associazione sostiene il Patto dei sindaci e collabora con il progetto UE Alpstar per lo sviluppo delle Alpi quale regione climaneutrale. Il limite dei 30 km/h nel centro delle città sarebbe un'ulteriore misura per la protezione del clima: andare in bicicletta sarebbe più piacevole, chi viaggia in autobus arriverebbe a destinazione con la stessa velocità degli automobilisti e i comuni dovrebbero investire meno denaro nelle piste ciclabili. Poiché, dove le auto procedono lentamente, c'è più spazio per la mobilità leggera. Con ciò migliora anche la qualità della vita. A Graz/A per esempio: dagli anni '90 nella città austriaca è in vigore il limite generalizzato dei 30 km/h ad eccezione delle strade principali. L'inquinamento da ossidi di azoto (NOx) nelle zone residenziali è diminuito del 24%.
Un limite 30 come norma generale significa inoltre l'inversione della prassi corrente: i comuni dovrebbero limitarsi a individuare e a provvedere alla segnaletica nelle poche strade in cui sono possibili e necessari limiti di velocità diversi. In merito al limite da stabilire nei singoli tratti stradali potrebbero decidere autonomamente i comuni. Finora le leggi nazionali e regionali, a seconda dei Paesi, costituiscono spesso seri ostacoli per l'istituzione di zone 30 e di zone di incontro.

I precursori sono Parigi, Londra e Herisau
Quest'anno le metropoli europee Parigi e Londra hanno notevolmente ampliato le rispettive "Zone 30". Entrambe le città giustificano tali interventi con l'aumento della sicurezza e della qualità della vita per gli abitanti. A Parigi le "Zone 30" sona passate da 70 a un centinaio, pari a circa il 37% della propria rete stradale. A Londra entro il 2020 il limite dei 30 km/h potrebbe estendersi a tutte le zone residenziali e alle strade commerciali.
Il concetto non funziona tuttavia solo nelle grandi città: Herisau, Città alpina dell'anno 2003 in Svizzera, ha adottato nel 2008 un piano per "Zone 30" e zone d'incontro. Da allora sono state istituite sette zone, a cui se ne è aggiunta un'ottava nel luglio di quest'anno. Herisau punta all'iniziativa dei 15.600 abitanti - con successo: il miglioramento della qualità della vita e dell'abitare continua a essere sottolineato e richiesto dai cittadini. E le rivelazioni della velocità confermano un elevato grado di accettazione da parte di automobilisti e motociclisti.
I cittadini dell'Unione europea possono firmare a sostegno dell'inizia fino a metà novembre 2013. Se saranno raccolte un milione di firme, la Commissione europea dovrà elaborare una proposta in tal senso.

Ulteriori informazioni: https://30kmh.eu/oct-web-public/?lang=it, http://de.30kmh.eu/uber-die-initiative (de), www.tagblatt.ch/ostschweiz/kantonappenzell (de)
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