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Le piante soffrono gli effetti del cambiamento climatico

Piante d'alta montagna: il cambiamento climatico potrebbe dimezzare il loro habitat entro la fine del XXI secolo. © J.Vandevoorde/Eenbergwerk.nl

Il riscaldamento globale minaccia la biodiversità nelle Alpi. Alcuni habitat stanno scomparendo, i parassiti minacciano interi boschi. Ciò è documentato da due recenti ricerche.
Un gruppo di ricercatori dell'Università di Padova ha pubblicato uno studio che rivela il collegamento tra il cambiamento climatico e l'aumento di insetti nocivi, in particolare il bostrico, un piccolo coleottero che compromette l'approvvigionamento idrico degli alberi scavando estese gallerie sotto la corteccia. La diffusione del bostrico minaccia intere foreste di abete rosso in tutt'Europa. Da un'analisi condotta nelle Alpi, è emerso che il verificarsi di estati secche in combinazione con temperature calde favorisce l'innalzamento dell'areale del bostrico a quote più elevate, con gravi conseguenze per gli ecosistemi forestali. Altro aspetto evidenziato dalla ricerca è che i danni al patrimonio forestale da attacchi di bostrico risultano maggiori laddove l'abete rosso è stato piantato in luoghi più caldi rispetto al suo areale storico. Questi effetti possono essere mitigati mediante una gestione sostenibile delle foreste, evitando la diffusione dell'abete rosso al di fuori del suo areale storico e ricorrendo a una selvicoltura seminaturale, con specie tipiche e adatte ai luoghi.
Anche un'altra ricerca documenta gli effetti dei cambiamenti climatici sulla flora di alta quota: circa il 40% delle piante d'alta montagna vegetano in aree che nel prossimo futuro non saranno più adatte a garantire la loro sopravvivenza a lungo termine. Solo la longevità di queste piante e la loro capacità di moltiplicarsi attraverso le propaggini radicali ritardano il processo di estinzione. Sono particolarmente sensibili al cambiamento climatico le specie endemiche, cioè le piante presenti solo in determinate aree delle Alpi. Tre quarti di queste specie sono destinate a perdere almeno l'80% del loro habitat attuale poiché non possono migrare in aree climaticamente più idonee.
Fonte e ulteriori informazioni: www.springerlink.com/content/v58n0206126p1840 (en), www.greenreport.it/_new/index, www.spiegel.de/wissenschaft/natur (de), www.nature.com/nclimate/journal/vaop (en)
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