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Svizzera: un limite alle seconde case

Seconde case

Seconde case pressoché inutilizzate: scarso valore aggiunto turistico con un pesante impatto sul paesaggio © Frank Schultze - Zeitenspiegel

La maggioranza delle cittadine e dei cittadini svizzeri ha accolto favorevolmente l'iniziativa popolare "Basta con la costruzione sfrenata di abitazioni secondarie!". Il risultato del referendum porta una maggior tutela del paesaggio nei comuni montani. Ma la limitazione alle edificazioni non accontenta tutti.
L'11 marzo il 50,6% degli svizzeri ha detto "sì" al referendum sulle seconde case. Accogliendo l'iniziativa popolare, essi chiedono di stabilire un limite massimo per le abitazioni che vengono utilizzate solo poche settimane all'anno. Se un comune ha già più del 20% di seconde case, non devono più esserne costruite altre. L'iniziativa riguarda soprattutto le regioni che vivono di turismo. Nei Grigioni il blocco delle costruzioni riguarda 135 comuni su 176. Anche nella maggior parte dei comuni di Vallese, Ticino, Uri e dell'Oberland bernese non è più possibile costruire seconde case, a meno che non siano gestite attivamente.
Nella maggior parte dei cantoni di montagna l'iniziativa è stata respinta. A tal proposito, il Gruppo svizzero per le regioni di montagna lamenta che la maggioranza urbana avrebbe deciso come indirizzare lo sviluppo delle aree rurali. Diverso il punto di vista delle associazioni ambientaliste, come Pro Natura: nelle regioni turistiche si aprono ora le porte per una moderna politica dell'ospitalità, senza spreco di risorse, consumo eccessivo di territorio e deturpamento del paesaggio.
In Svizzera è raro che un referendum di iniziativa popolare venga accolto favorevolmente. In questo caso, inoltre, le elettrici e gli elettori hanno votato contro l'indicazione del Governo e del Parlamento.
Fonte e ulteriori informazioni: www.sab.ch/uploads/media/PM1079-fr, www.uvek.admin.ch/themen/02536/02545/03023
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