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Nuovi megaprogetti turistici: la salvezza delle Alpi?

I megaprogetti turistici sono fonti di speranza a livello regionale o galline dalle uova d'oro solo per i grandi investitori? Mario Broggi della Fondazione Mava per la natura si chiede chi ne tragga profitto e chi invece ci perda.
Andermatt è sulla bocca di tutti. Su una superficie di 1,5 milioni di metri quadri situata nel Canton Uri in Svizzera, sorgerà una meta turistica di lusso con un numero di posti letto che oscilla tra i 3000 e i 5000, 710 appartamenti, 30 ville. I costi oscillano intorno al miliardo di euro. Un megaprogetto reso possibile dall'investitore egiziano Samih Sawiris. Non più di due o tre anni fa, uno studio del Politecnico Federale di Zurigo aveva catalogato questo territorio tra le "aree abbandonate delle Alpi": Andermatt ha dunque vinto un terno al lotto?
Una rapida occhiata al centro storico protetto del paese mostra che gli hotel della Belle Epoque sono ricoperti da una patina di vecchiume. I tempi gloriosi del transito attraverso il Passo del San Gottardo sono finiti. Colpa del tunnel stradale più lungo d'Europa che passa più in giù. Ma non basta: anche l'esercito, finora il maggior datore di lavoro della zona, ha deciso di ritirarsi dalla mitica postazione, cuore del dispositivo svizzero nella Seconda Guerra Mondiale. Il declino è dunque completo.
Ma adesso arriva il riscatto, per il quale tuttavia si chiede ad Andermatt di sacrificare l'area di sette fattorie. Seppure troppo lentamente per il Signor Sawiris che ha fatto esperienza sul Mar Rosso. Le autorità comunali, cantonali e federali gli stanno venendo incontro in tutti i modi, accelerando le pratiche di autorizzazione rispetto ai normali tempi svizzeri. Il Consiglio federale "per interessi di politica statale" ha esonerato il progetto dall'obbligo di richiedere il consenso per l'acquisto di immobili da parte di persone residenti all'estero dopo sole tre settimane dal ricevimento della domanda. Comprensibile che il vallese Jean-Michel Cina, direttore cantonale dell'economia pubblica esiga le stesse opportunità per il suo cantone. In tutta la Svizzera sono in progetto circa 50 altri resort turistici per un volume d'investimenti pari a circa sei miliardi di franchi. Che brame scatenerà tutto ciò?

Successo senza garanzia
L'idea di questi grandi resort per il tempo libero non è proprio del tutto nuova. Basti pensare a quelli costruiti sulle Alpi francesi o nel Vallese durante gli anni 60. La svizzera Thyon 2000 ad esempio, malgrado l'euforia iniziale, è fallita ed è stata successivamente svenduta a un prezzo ridicolo. Sebbene la concentrazione in un unico soggetto delle offerte di pernottamento, servizi, ristoranti, tempo libero avesse il suo fascino al passo coi tempi, non ne è conseguito un successo economico sostenibile. La costruzione tout court, concentrata sulla vendita degli appartamenti per ottenere un guadagno veloce, resta però allettante. Oggi invece occorrerebbero soldi per gestire i cosiddetti posti letto caldi, cioè quelli affittabili, non seconde case destinate a restare vuote. È un'operazione costosa e poi chi controlla? È difficile superare la logica dell'investimento di breve respiro a favore di un'imprenditorialità durevole e impegnata sul lungo periodo.

Il paesaggio è qualcosa di più che semplice idillio
Il mondo è scosso dalla bolla immobiliare americana. Ma i resort, non rappresentano anche loro una bolla di sapone speculativa? Per i resort, anche i più piccoli, ci vuole tanto terreno che si trova più facilmente proprio dove le condizioni economiche sono precarie. Il bel paesaggio è il capitale del turismo. Almeno così sta scritto nelle linee guida. Eppure il paesaggio non è solo idillio, ma anche spazio di vita e d'azione per chi ci abita. Si tiene sufficientemente conto delle esigenze della popolazione residente? Come si conciliano i progetti grandiosi con le peculiarità regionali? È legittimo temere che i successi a breve termine, che mettono in scena un mondo artificiale, si scontrino presto con luoghi reali in un tempo reale. I resort sembrano essere al momento un megatrend turistico, ma la loro realizzazione deve essere compatibile con i criteri della pianificazione territoriale e della sostenibilità, oltre che redditizia. Una quadratura del cerchio?


Specialista dello spazio naturale alpino

Mario F. Broggi, attualmente consigliere della Fondazione MAVA per la natura, nella quale svolge la funzione di coordinatore per le Alpi, è stato Presidente della CIPRA dal 1983 al 1992 e direttore dell'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio dal 1997 al 2004.
www.mava-foundation.org (d/f/e)
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