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Di numerosi mondi vitali alpini

Cosa c’entrano gli Älplermagronen con la diversità culturale? Per coloro a cui questa strana parola non dice nulla, Älplermagronen sono un piatto locale svizzero che da alcuni anni sta vivendo un vero e proprio boom come cibo pronto. Tanto locale però non è.
Lo rivela la parola Magronen, dietro la quale si celano i maccheroni che qualche operaio italiano, impegnato nella costruzione del Tunnel del San Gottardo, deve aver portato in Svizzera nel XIX secolo, facendo nascere non solo un piatto ibrido, ma anche un termine ibrido, composto dal tedesco Älpler e dalla parola tedeschizzata Magronen.
Certo, non tutti, di fronte alla parola "cultura", pensano subito agli Älplermagronen. La cultura è una di quelle parole che suscitano in ognuno pensieri diversi; gli uni pensano alla cultura elevata del moderno centro culturale KKL di Lucerna, altri alla cultura quotidiana degli allevatori di ovini, altri ancora a tradizioni e superstizioni e alcuni anche alle lingue. Eppure, sebbene il concetto di "lingua e cultura" sia ancora molto diffuso, lingue e culture non sono i due lati della stessa medaglia. Sono effettivamente collegate tra loro e si influenzano reciprocamente, ma l'una non determina l'altra.

La dinamica dei mondi vitali alpini
L'etnologo Hans-Rudolf Wicker, in occasione di un convegno sul tema "Diversità culturale nell'arco alpino" (2002), ha detto che in effetti occorrerebbe sostituire l'espressione "cultura alpina" con "mondi vitali alpini", per evitare un concetto di cultura olistico e reificato.
I pastori dell'Alto Vallese condividono un mondo vitale e si dividono il mondo del lavoro come operai industriali alla Lonza. I turisti che si recano a Zermatt e St. Moritz condividono per breve tempo un mondo vitale comune con i locali e i migranti provenienti dal Portogallo o dall'Austria. E sulle Alpi i fuggitivi delle città pascolano per un'estate il bestiame dei valligiani e producono il formaggio che, nelle città da cui provengono, viene commercializzato come specialità alpina.
I mondi della vita alpina non sono statici, strutturati, eterni; sono un patchwork molteplice, dinamico, in trasformazione. Ciò che sembra restare immutato sono le montagne, le altitudini, il paesaggio, il rigore, ma anche tutto questo muta, si trasforma. Quello che effettivamente cambia meno sono le immagini della cultura alpina, radicate nella mente delle persone. Quando attraversano il Lötschberg, queste continuano a sedersi in una posizione tale che, all'uscita dal tunnel, sopra Hohtenn, possano di godere della vista sulla valle assolata del Rodano, senza dover guardare il fondo valle, stipato di edifici industriali, commerciali e abitativi, di strade e rotaie, con il fiume incanalato negli argini lineari, come se là ci fossero ancora gli orti e i frutteti, di cui raccontavano i nonni.

Uso della lingua - un segno identi tario
Nei variegati mondi vitali alpini, ora le diverse lingue hanno assunto un'importante funzione, poiché non servono solo a capirsi. La lingua esprime anche l'identità sociale, l'appartenenza a una comunità e contemporaneamente anche la separazione da coloro che non parlano la stessa lingua.
Se una turista si reca all'ufficio postale di Evolène, in Val d'Hérens, sopra Sion, e ascolta i locali parlare con il funzionario probabilmente non capirà molto, poiché tra loro parlano un patois che persino la gente di Bagnes, un paio di valli più in là, non comprende più. Essi in tal modo esprimono la provenienza da Evolena (così si chiama il paese da loro) ed escludono la turista che li ascolta, ma anche gli abitanti di Sion che ormai sanno solo il francese. Ma se scendono a Sion, per fare il tifo per la FC Sion contro la FC Zurigo, inciteranno i giocatori in francese mentre i tifosi dell'Alto Vallese lo faranno nel loro dialetto.
Francese, patois, dialetto dell'Alto Vallese: stiamo confondendo la lana con la seta? Sì e no. No, perché sono tutte e tre forme linguistiche adeguate agli scopi, per cui vengono utilizzate. Sì, perché vengono utilizzate per scopi diversi. Delle tre, solo il francese viene scritto regolarmente e in larga misura. Il francese è parlato e compreso da molte più persone delle altre due, è la lingua nazionale nei paesi francofoni e viene studiato come lingua straniera. In altre parole, di queste tre lingue solo una è pienamente strutturata, le altre due no.

Tra lingua nazionale e dialetto
Negli otto Stati alpini (compreso il Principato di Monaco), le lingue nazionali sono il tedesco, il francese, l'italiano, il romancio e lo sloveno, ma dietro questi cinque nomi di lingue vi sono architetture completamente diverse. Il tedesco ad esempio, lingua nazionale in Austria, Germania, Svizzera e Liechtenstein, conosce molte forme dialettali. In Alto Adige, il tedesco ha lo status di lingua regionale e anche qui vengono parlati vari dialetti, soprattutto in campagna. Tuttavia, quasi ovunque il tedesco è in contatto con altre lingue (talvolta anche in conflitto) - in Alto Adige con l'italiano e il ladino, nei Grigioni con il romancio e l'italiano.
L'italiano, a sua volta, è la lingua nazionale in Italia, ma da Savona a est sino a Gorizia ad ovest si parlano dialetti provenzali (o occitani), piemontesi, francoprovenzali, lombardi e veneti, dove le valli e le montagne sono ancora abitate. L'occitano, dal 1999, è riconosciuto come lingua; in Valle d'Aosta il francese ha lo status di lingua regionale e in alcune vecchie colonie Walser si parla ancora il tedesco dei Walser. Per quanto tempo ancora nessuno lo sa. Il ladino delle Dolomiti, soprattutto nella zona dell'Alto Adige, è riconosciuto come lingua regionale. Il romancio dei Grigioni in Svizzera, il ladino delle Dolomiti e il furlan (friulano) in Italia sono lingue e non dialetti (sebbene, per ragioni storiche, non tutti la pensavano e la pensano così). Inoltre, nell'est italiano vi sono alcune zone in cui si parla bavarese o dei dialetti sloveni.
Lo sloveno, lingua nazionale della Slovenia, ha anch'esso delle varianti dialettali e in Carinzia e Stiria è una lingua minoritaria riconosciuta dalla legge che recentemente è finita sotto pesanti pressioni da parte di forze conservatrici. L'appartenenza della Slovenia all'UE ha modificato anche la situazione linguistica.
Non da ultimo, ci sono poi le lingue del turismo e dell'immigrazione: inglese a Leysin, Gstaad, Zermatt, Interlaken; hindi e urdi sullo Jungfraujoch; giapponese sul Titlis; cinese sul Pilatus; spagnolo, serbo, croato, turco nelle cucine degli alberghi e negli ospedali: anche questi sono fattori dei mondi vitali alpini, variegati e in costante trasformazione. E così come gli uomini non conoscono un solo mondo vitale, ma molti, numerosi tra loro non parlano una sola, ma più lingue. La diversità culturale dell'arco alpino è alimentata da molte fonti e percorre molte strade - anche quelle che portano alla sparizione delle lingue e delle culture -, come avviene con quelle lingue che non vengono più tramandate e trasmesse; infatti quando i genitori ritengono che parlare la lingua ufficiale offra migliori condizioni di avanzamento nella scala sociale, essi utilizzano solo quest'ultima per comunicare con i figli. A tale proposito entrano in gioco, oltre ai genitori, anche i sistemi scolastici dei vari Stati, con l'aiuto dei quali è possibile continuare a insegnare determinate lingue, contribuendo così al mantenimento della diversità culturale.
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