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Reti robuste per grosse prede - Dalle cooperazioni passando per le reti sino ai cluster: la nuova strada dell'economia

La Silicon Valley delle Alpi: I cluster economici sono il frutto della specializzazione di una regione. © Frank Schultze/Zeitenspiegel

Il territorio alpino, con la sua competenza in costante crescita e con la variegata esperienza in tema di economia sostenibile, ha l'opportunità di assumere un ruolo di primo piano nella concorrenza globale tra regioni. Cooperazioni, reti e cluster possono dare un contributo decisivo in questo senso.
Il nostro tempo è caratterizzato da una tendenza dominante alla creazione di reti, andamento determinato soprattutto da tre forze trainanti: una trasformazione strutturale dell'economia con il passaggio a forme di produzione più flessibili e tassi d'innovazione elevati (specializzazione flessibile, concentrazione sulle competenze chiave, orientamento al cliente, ecc.), i vantaggi competitivi delle piccole organizzazioni orientate al progetto, senza gerarchie e dotate di un'elevata flessibilità rispetto alle grandi organizzazioni gerarchiche e, non ultimo, la rapida diffusione delle nuove tecnologie di informazione e comunicazione.

Le reti si fondano sulla collaborazione
Le reti tra persone, progetti e imprese offrono numerosi vantaggi. Sono più flessibili delle organizzazioni gerarchiche, promuovono sinergie tra i diversi saperi, la creatività e le innovazioni interne ed esterne, riducono i rischi portati dalle novità e molto altro. In economia, le reti nascono per lo più quando il successo di cooperazioni d'impresa porta a grandi metacooperazioni. Le collaborazioni sono il presupposto per la nascita di reti complesse, le quali viceversa creano un terreno proficuo per la costituzione di nuove imprese e cooperazioni imprenditoriali.
Dal punto di vista lessicale, la cooperazione è "l'agire comune di almeno due persone allo scopo di raggiungere un obiettivo migliore". Seguendo il motto "insieme siamo più forti", gli attori coinvolti impiegano le loro capacità per trarre profitto dalla collaborazione. In ogni caso, il rendimento comune deve diventare superiore alla somma delle singole prestazioni. Qui risiede il valore aggiunto di una cooperazione. Per essere tali, le cooperazioni devono presentare almeno le sei caratteristiche seguenti:
Partner identificabili: I partner sanno gli uni degli altri e ognuno sa chi sono gli altri partecipanti
Orientamento all'utilità: Ogni partner si aspetta un'utilità per sé e tutti presuppongono che il valore aggiunto previsto si possa ottenere solo o comunque più facilmente attraverso la cooperazione.
Orientamento ai punti di forza:
I partner, nel loro agire comune, si orientano in base ai rispettivi punti di forza. Il valore aggiunto che ci si aspetta di ottenere dalla cooperazione nasce dal concorso di determinati punti di forza dei partner della cooperazione.
Parziale accoppiamento: I partner contribuiscono con determinati punti di forza, ma mai con tutte le proprie energie.
Autonomia: I partner mantengono la propria autonomia.
Sistematicità: Attraverso la cooperazione nasce un nuovo sistema sociale con una dinamica di sviluppo e un'imprevedibilità che gli sono proprie.

Impegnativo lavoro di relazione
La gestione e il successo delle cooperazioni dipende in misura rilevante da quali di queste caratteristiche vengano effettivamente considerate e messe in atto. Le cooperazioni d'imprese sono generalmente progetti molto impegnativi che richiedono molta pazienza, esperienza e professionalità da parte degli operatori. A ciò si aggiunga il fatto che le cooperazioni rappresentano sistemi sociali molto vivaci in costante trasformazione che non si possono pianificare fino nei minimi dettagli. Sono di fatto più della semplice somma delle parti. Accade come nella vita di relazione, in cui anche i rapporti di massima fiducia non sono esenti dalle crisi e spesso ci sono buoni motivi per interrompere una cooperazione prima che sia troppo tardi oppure addirittura per lasciarla perdere.

Risultato come obiettivo, oppure gioiosa ricerca di nuove possibilità
Le cooperazioni e le reti sono due fenomeni che hanno molte cose in comune, ma anche nette differenze. Mentre nelle cooperazioni si distingue chiaramente chi ne fa parte e chi no, questa delimitazione non è altrettanto netta nelle reti. Spesso non occorre decidere un'adesione formale, ma si tratta di un coinvolgimento più o meno intenso, poiché le reti non mirano in primo luogo al raggiungimento di un obiettivo comune, ma piuttosto alla possibilità di coinvolgere altri attori. Le reti sono sistemi aperti. Si possono definire come "infrastrutture sociali", utilizzate per creare relazioni con altri attori, le quali possono garantire una notevole utilità a molte persone e imprese.
La costituzione e il mantenimento di queste infrastrutture sociali richiede, come nelle reti materiali, un notevole impiego di risorse. Quindi le reti grandi e complesse non vengono istituite dai singoli operatori, ma necessitano di una lunga e complessa collaborazione di un gran numero e una notevole varietà di operatori. Ci vuole molto tempo per creare delle reti sociali, poiché il legame tra gli operatori di una rete è molto meno forte che nelle cooperazioni e c'è un minor senso di appartenenza. La possibilità di gestire e dare forma ad associazioni con le caratteristiche di una rete è soggetta a limiti ancora più ristretti che non nelle cooperazioni.
Una forma particolare di reti economiche sono i cosiddetti cluster regionali, risultato di processi territoriali di specializzazione di lunga durata e della conseguente formazione di vantaggi competitivi a livello regionale. Il fenomeno della specializzazione regionale non è nuovo, come dimostrano gli esempi dei centri di costruzione di navi dell'antichità, i produttori di tessuti delle Fiandre o l'industria del cristallo di Boemia. Oggi a trainare la società globale delle reti ci sono ad esempio il cluster cinematografico di Hollywood o la Silicon Valley in California.
L'economista americano Michael E. Porter, alla fine degli anni 80, ha avviato una ricerca sui motivi che, in alcune regioni, hanno generato una crescita e un'occupazione superiori alla media. Nel fare ciò, ha osservato che, nelle regioni di successo, le imprese e le istituzioni di un determinato settore sono concentrate in un territorio relativamente ridotto, sono strettamente legate tra loro e collaborano su diversi piani. Tali collegamenti si creano ad esempio attraverso l'impiego di una tecnologia comune, l'utilizzo di canali di vendita comuni, l'organizzazione di programmi di aggiornamento o la fondazione di istituti di ricerca e sviluppo comuni. Anche imprese concorrenti sono legate tra loro dalle cooperazioni.
Data la vicinanza geografica, esistono molteplici contatti personali a tutti i livelli gerarchici delle imprese. Le conoscenze interne ed esterne sono oggetto di uno scambio costante, insieme si trovano nuove soluzioni; le imprese diventano più produttive, l'intera regione diventa più interessante e altre imprese vi si insediano. Porter ha inoltre riconosciuto l'importante ruolo che le istituzioni di sostegno esercitano sullo sviluppo economico delle regioni. Si tratta di università, istituti di ricerca, prestatori di servizi economici, autorità, associazioni professionali, istituti di aggiornamento, ecc., per i quali la convivenza in forma di rete di istituti scientifici, infrastrutture, condizioni politiche e forza lavoro qualificata ed esperta costituisce un aspetto particolarmente importante.
Dunque, in Europa, negli anni 90, sono partite numerose iniziative di politica economica, accompagnate dai relativi programmi pubblici (fondi strutturali UE, iniziative comunitarie dell'UE, programmi nazionali e regionali di promozione della cooperazione tra piccole e medie imprese, ecc.), le quali hanno lo scopo di sostenere gli effetti positivi della formazione di cluster regionali. Tuttavia, la pubblica amministrazione non dovrebbe cercare di creare dei cluster, poiché questi sono generati dal mercato e si sviluppano nel corso di più decenni. Il settore pubblico può però fungere da catalizzatore. Ad esempio, alla fine degli anni 90, nel Land federale di Salisburgo la politica economica della regione ha dato vita a un cluster per il settore del legno, tramite il quale si intendeva stimolare la collaborazione delle aziende e di conseguenza la competitività dell'intero settore regionale del legno. Quest'ultimo comprendeva a Salisburgo circa 1'300 aziende con 8'000 occupati, di cui l'80 % circa formato da piccole imprese con meno di 10 dipendenti. L'iniziativa ha assunto la forma di un progetto comune dell'amministrazione del Land e dei rappresentanti del settore. Dopo oltre sette anni di sviluppo del cluster, si è riusciti a dare impulso a 60 cooperazioni regionali d'impresa, alle quali ha partecipato circa un quarto delle imprese del settore.
Si suppone che in tutto l'arco alpino esistano più di cento cluster regionali che nel loro complesso forniscono un quadro significativo dei punti di forza economici e delle risorse naturali e sociali dell'intera regione rispetto ad altre regioni del mondo. La varietà di queste reti è grande e va dai tradizionali cluster, esistenti da secoli, come i produttori di orologi del Jura svizzero o il cluster finanziario di Zurigo, alle nuove reti basate sui saperi dei settori relativamente giovani della tecnologia di informazione e comunicazione, delle biotecnologie, della meccatronica, delle creative industries, ecc. Il successo economico di queste reti regionali è enorme e molte di esse godono di una considerevole quota di mercato nei rispettivi settori economici. Per lo più i cluster sorgono negli agglomerati urbani, sia nelle piccole città sia intorno alle metropoli mentre sono piuttosto rari nelle zone rurali.
Dal punto di vista odierno, molto fa ritenere che l'area alpina, con il suo enorme know-how potenziale per quanto riguarda le soluzioni in tema di sostenibilità, in futuro possa assumere una posizione di primo piano nella concorrenza globale tra le regioni. Nei settori della tecnica ambientale, le materie prime rinnovabili e lo sfruttamento sostenibile delle risorse si sono già costituiti numerosi cluster internazionali di successo che danno anche un importante contributo all'economia sostenibile del territorio alpino. I reali effetti sulla sostenibilità dipenderanno in ultima analisi dagli obiettivi, dagli interessi degli attori interessati e dai successi conseguiti nell'attuazione. Quanto più le singole imprese si apriranno al tema della sostenibilità, tanto più si avrà accesso alle loro reti. Tuttavia, le reti di per sé non costituiscono una garanzia di maggiore sostenibilità. Dati i brevi percorsi di comunicazione e l'elevata flessibilità, le reti possono certamente favorire soluzioni efficaci in termini di sostenibilità, ma proprio la loro apertura e la mancanza di impegni possono anche impedirne la realizzazione.

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Esempi selezionati di cluster regionali

- Germania
Biotech nella regione di Monaco, forniture automobilistiche in Baviera, cluster di visual computing nel Baden-Württemberg

- Francia
Produzione di montature per occhiali nell'Alto Jura, cluster aerospaziale nella zona nel Rodano-Alpi, biotecnologie nel Rodano-Alpi, sport invernali nel Rodano-Alpi, digital entertainment nel Rodano-Alpi

- Italia
produzione di componenti per seggiovie a Udine, lavorazione della seta a Como, arte orafa a Vicenza, industria della ceramica in Emilia Romagna, IT e software a Bolzano, legno in Alto Adige, rete alpina in Alto Adige

- Austria
industria e forniture automobilistiche nella Stiria, Eco World Styria, cluster dell'Austria superiore (automobili, materie plastiche, mobili e legno, sanità, meccatronica), legno a Salisburgo, edilizia-energia-ambiente nell'Austria inferiore, benessere nell'Austria inferiore, settore automotive nella regione di Vienna.

- Svizzera
Cluster finanziario di Zurigo, creative industries di Zurigo, orologi nel Jura, tecnologia medica a Berna, cluster degli alimentari

- Slovenia
Cluster HVAC (heating, ventilation, air conditioning), tessile sloveno, giocattoli, logistica dei trasporti, stampi, Giz Geodetskih Izvajalcev Slovenia
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