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Cammina, cammina…

Bressy

Ermanno Bressy ha 57 anni. Vive in Provincia di Cuneo dove attualmente è direttore di Agenform, agenzia che si occupa di formazione e progetti nell'ambito dell'economia rurale. E' stato tra gli ideatori ed è tuttora l'animatore della Compagnia del Buon Cammino, un'associazione che, promuovendo il turismo escursionistico, in particolare le uscite invernali con racchette da neve e il trekking, ha fornito un notevole contributo al rilancio dell'economia di piccoli centri montani lontani dai grandi poli turistici. © Compagnia del Buon Cammino

A piedi lungo i sentieri o con le racchette su percorsi innevati, l'animatore della Compagnia del Buon Cammino propone una montagna per tutti, in un modo solidale col territorio.
La Compagnia del Buon Cammino con la sua attività ha rappresentato una piccola rivoluzione nel panorama del turismo montano delle valli piemontesi. Come nasce questa associazione?
La Compagnia del Buon Cammino è nata nel 1997. Fino ad allora la frequentazione della montagna era vissuta dai più come fatica, sacrificio per raggiungere le vette, portandosi nello zaino quel poco di necessario, senza lasciare all'economia locale alcun beneficio. Si trattava, soprattutto nelle nostre valli, del modello "mordi e fuggi". Abbiamo così pensato che la montagna potesse essere un luogo da "vivere" piuttosto che da percorrere e abbiamo iniziato a privilegiare quei territori meno conosciuti, meno infrastrutturati, dove comunque esistono delle realtà sociali ed economiche. Facciamo in modo che queste realtà - si tratta di piccole economie, locande, agriturismi, piccoli negozi, autentici presidi sociali del territorio - possano trarre beneficio dalla nostra attività escursionistica. Siamo consapevoli del fatto che per avere uno sviluppo economico non è sufficiente il turismo del mese di agosto; per questo cerchiamo di portare i nostri soci in montagna tutto l'anno. Abbiamo avuto il merito di lanciare l'escursionismo con racchette da neve in località e in periodi dell'anno nei quali nessuno frequentava la montagna.

Quali prospettive vede per il futuro del turismo montano?
Ci saranno sempre, ma con sempre maggiori problemi, le grandi stazioni sciistiche; ci saranno coloro che vogliono fare della montagna un'industria del divertimento ad ogni costo, così come ci sarà chi continuerà a vedere nella montagna una valvola di sfogo. Tuttavia è in crescita l'attenzione verso valori diversi come la cultura e la natura dei luoghi. Tra città e montagna auspichiamo che si sviluppi un nuovo rapporto solidale, non di sopraffazione e sfruttamento, ma nemmeno di carità e beneficenza.

Il vostro movimento, pur non avendo una matrice ecologista, si è spesso contraddistinto in azioni a tutela del territorio e dell'ambiente.
Si è cercato di far crescere una cultura del "rispetto per il territorio", favorendone un approccio diverso e combattendo - anche a fianco del mondo ambientalista - contro alcune degenerazioni. Grazie all'escursionismo, diverse piccole attività hanno potuto essere rilanciate e alcuni centri hanno ripreso fiducia nel futuro. Ma se scelte sbagliate degli amministratori dovessero rischiare di compromettere quel territorio, noi saremo i primi a cercare di farli recedere, anche a costo di escludere temporaneamente una località dai nostri itinerari, facendo mancare linfa economica e privilegiando località che invece portano avanti politiche volte alla sostenibilità.

Tra le vostre mete non ci sono tanto l'alta montagna o la montagna selvaggia, quanto piuttosto la montagna antropizzata. Perché?
Nella media montagna, dove ci sono gli insediamenti umani, si può fare turismo tutto l'anno. E' in quella fascia che devono essere realizzati progetti concreti nel settore del turismo anziché pensare di portare le masse di turisti in alta montagna dove l'ambiente è più sensibile, le infrastrutture turistiche si inseriscono con difficoltà e dove soprattutto la stagione è molto breve. Un prolungamento del periodo turistico è fondamentale per mantenere un'economia nelle valli alpine.

Cosa chiedete agli operatori turistici del territorio?
Non soltanto qualità nell'accoglienza, non soltanto enogastronomia di qualità, ma che siano anche capaci di offrire emozioni e sensazioni. Ossia un rapporto umano e sociale con l'escursionista. Il turista deve portare rispetto per la montagna e per chi ci vive, ma l'esercente non deve vedere il turista solo come un cliente da spennare. Abbiamo favorito la costituzione di una rete di locande che hanno assunto un impegno sia etico che pratico, tramite, per esempio, un "menù del buon cammino" a prezzo calmierato. Purtroppo in molte località delle nostre vallate l'animazione è limitata al mese di agosto e ai pochi giorni a cavallo della fine dell'anno. Trovo questo profondamente sbagliato. Per poter avere animazione tutto l'anno bisogna ribaltare il concetto di "promozione turistica": gli uffici del turismo fanno informazione, mentre invece dovrebbero fare animazione. Per l'informazione oggi Internet è sufficiente.

E gli amministratori di montagna? Secondo lei stanno facendo il loro dovere?
Negli ultimi trent'anni hanno risposto alle esigenze della popolazione realizzando strade, acquedotti. Ora le esigenze sono cambiate: servono banda larga, animazione sociale e culturale. Dovrebbero farlo innanzitutto per i residenti, poi ne trarrebbero beneficio anche i turisti. Purtroppo, almeno per quanto riguarda le Alpi piemontesi, sono pochi gli amministratori che ci riescono.

Il paesaggio culturale, quello modellato dall'uomo è in pericolo…
Anche l'agricoltura di montagna ha subito profonde trasformazioni. Ritengo che possa essere mantenuta una "ruralità moderna" della montagna. Sostenuta però da persone che vivono in montagna. Credo che la politica dovrebbe favorire gli insediamenti o la permanenza stabile in montagna di agricoltori che possano trasformare e vendere il loro prodotto inserendosi così nel ciclo economico del turismo. Vengono sostenute, invece, attività come quella dell'alpeggio che, in tempi attuali, consiste per lo più nello sfruttare in maniera intensiva, non più di un paio di mesi all'anno, i pascoli di montagna da parte di grandi allevatori di pianura.

Parallelamente all'associazione si è nel frattempo sviluppata la "Rete dei comuni del Buon Cammino".
E' nata nel 2003, è una associazione di comuni ed enti turistici che hanno l'obiettivo di promuovere il turismo ambientale e culturale valorizzando l'attività escursionistica nei territori dei comuni associati. Attualmente ne fanno parte circa 60 enti (piemontesi, liguri, ma anche francesi e svizzeri). Ogni comune o ente può trovare nella rete il sostegno per affrontare le problematiche nella gestione del turismo all'interno del proprio territorio. Le risposte sono i sistemi turistici comunali, risultato di una attività di progettazione territoriale finalizzata alla creazione di prodotti turistici integrati ottenuti dalla concreta combinazione delle opportunità locali. Comuni ed enti associati alla Rete del Buon Cammino credono in un turismo a misura d'uomo che pone al centro le emozioni, l'esperienza della natura, l'incontro con diverse realtà ambientali e culturali.

Intervista realizzata da Francesco Pastorelli, Direttore di CIPRA Italia
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