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Applicare le conoscenze ed utilizzare al massimo le potenzialità locali - Posti di lavoro "verdi" e rifugi a riscaldamento solare

I finanziamenti comunitari hanno fatto crescere il reddito e gli investimenti, oltre a consentire la sopravvivenza di alcuni mestieri tradizionali. I processi partecipativi locali possono consentire l'avvio di catene di valore aggiunto a livello regionale.

Per lo sviluppo sostenibile delle Alpi non basta inserire nei programmi politici gli obiettivi di sostenibilità. E' necessario coinvolgere quanto più possibile gli stakeholder politici, soprattutto a livello locale. Quando le organizzazioni locali o regionali utilizzano il loro spazio di manovra politico, anche le prospettive per i progetti sostenibili sono rosee.
Il futuro delle Alpi dipende direttamente o indirettamente dagli strumenti politici, dalle leggi e dai programmi o piani statali. I diversi strumenti politici e le strategie rappresentano il quadro in cui si inseriscono le decisioni degli attori pubblici e privati, le quali determinano lo sviluppo regionale. Dagli strumenti politici dipende non solo lo strumentario dell'amministrazione, ma anche lo spazio di manovra dei privati, degli agricoltori, delle imprese artigianali e di servizi e infine quello dei consumatori.

Le raccomandazioni non ricevono sufficiente attuazione
Le valutazioni dei programmi politici e molti studi a carattere scientifico contengono spesso raccomandazioni politiche, dirette ai decisori istituzionali, per un miglior raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Spesso queste proposte non vengono affatto applicate, oppure vengono attuate con scarso entusiasmo. Esiste pertanto un divario tra le raccomandazioni e la loro attuazione pratica.
Il team di esperti incaricato dalla CIPRA si è posto i seguenti interrogativi:
o Qual è l'impatto degli strumenti politici e delle strategie di azione politica attuali sullo sviluppo in ambito alpino?
o Com'è possibile modificarli perché possano dare un contributo più efficace allo sviluppo sostenibile?
o Come possono i diversi attori locali e regionali sfruttare più efficacemente o aumentare il loro spazio di manovra?
o Che caratteristiche devono avere gli studi e le valutazioni per diminuire questo divario tra le raccomandazioni e la loro attuazione pratica?

La politica delle aree montane alpine
Lo sviluppo nello spazio alpino è influenzato ovunque dall'attuazione di diverse politiche settoriali, come la politica agricola, la politica economica e dei trasporti, oppure la politica ambientale. Delle specificità alpine si tiene conto per lo più all'interno di queste politiche settoriali, come per esempio nel caso degli importi compensativi a favore degli agricoltori di montagna nell'ambito della politica agricola. Solo in Svizzera, in Francia e in Italia esistono anche strumenti per una politica integrata specifica delle aree di montagna.
Nei paesi alpini esistono cinque livelli decisionali: locale, regionale, nazionale (programmi di aiuto per le zone montane in alcuni paesi), transnazionale (Convenzione delle Alpi) ed europeo (per es. politica agricola dell'UE, fondi strutturali europei). A prescindere dal livello negoziale, è importante che i rappresentanti locali, i comuni, le associazioni o gli stessi abitanti si adoperino attivamente per i loro progetti. Laddove i decisori locali hanno maggiori competenze, la discussione e il processo decisionale congiunto acquisiscono un'importanza sempre crescente. Altrimenti, può addirittura risultare difficile trovare i referenti adatti ai diversi livelli. Nei diversi paesi alpini si evidenziano differenze di cultura politica: nei paesi federali, come l'Austria o la Svizzera, le regioni e i comuni hanno maggiori competenze rispetto a paesi di impronta tradizionalmente centralistica, come l'Italia o la Francia, sebbene siano già stati compiuti alcuni passi in direzione della decentralizzazione, per esempio con l'introduzione di organizzazioni sovracomunali come le Comunitá Montane italiane e i comités de Massif francesi.

Il ruolo decisivo di agricoltura e infrastruttura
Da un punto di vista tematico, tra gli innumerevoli ambiti politici che interessano le Alpi, è opportuno ricordare quelli di particolare rilievo per lo sviluppo sostenibile di quest'area. Gli esperti identificano sei strategie politiche caratterizzate da un diverso approccio:
1. Politica agricola: promozione di un'agricoltura di montagna multifunzionale e sostenibile (produzione di prodotti alimentari di qualità e conservazione dei paesaggi culturali alpini)
2. Politica forestale: pianificazione dell'economia forestale e incentivazione di un'economia forestale multifunzionale e sostenibile (creazione e conservazione di boschi misti per una gestione forestale sostenibile, per la protezione dalle slavine e dagli smottamenti e come spazi di relax)
3. Politica di protezione e di conservazione: norme per la protezione della natura e del paesaggio, istituzione e sviluppo di aree protette alpine
4. Progetti: promozione di progetti locali, utilizzo delle risorse naturali e paesaggistiche
5. Infrastrutture: sviluppo delle infrastrutture per mezzi di trasporto alternativi, turismo dolce e sviluppo regionale
6. Pianificazione: utilizzo degli strumenti di pianificazione territoriale per individuare un equilibrio tra le esigenze di sviluppo e gli imperativi di protezione ambientale.
Per ciascuno di questi sei approcci di fondo esistono normative specifiche a livello regionale, nazionale e comunitario, nonché diversi fondi e possibilità di finanziamento.

Secondo gli autori, è difficile dimostrare dettagliatamente il successo e le ripercussioni dei programmi di aiuti e delle politiche specifiche a favore della montagna. Poche le valutazioni in merito. Lo sviluppo delle Alpi dipende da un numero elevato di fattori d'influenza; risulta pertanto difficile distinguere gli effetti di una politica montana specifica dalle tendenze di sviluppo generalizzate e dall'azione delle politiche settoriali.

Più reddito e una maggiore protezione della natura
Il team di esperti cita un dato generale sulle ripercussioni delle diverse politiche settoriali nella montagna europea:
o a dispetto delle contromisure, la popolazione di alcune regioni isolate continua a diminuire. Ciò nonostante, la diversificazione economica e le misure per migliorare la qualità della vita di molte zone iniziano già a dare i primi frutti. E' stato quindi possibile frenare l'emorragia di popolazione, tanto più che nelle Alpi ci sono molte zone residenziali di grande attrattività.
o La politica agricola comunitaria e la sua attuazione nei paesi alpini dà risultati sfumati. Gli aiuti comunitari hanno permesso di migliorare il reddito della popolazione e di aumentare gli investimenti, consentendo la sopravvivenza di alcuna attività tradizionali, come l'alpicoltura e la produzione di formaggi. La realtà dimostra tuttavia che i sistemi di aiuti di alcuni paesi privilegiano le grandi aziende di pianura che praticano l'agricoltura intensiva, mettendo invece a repentaglio la sussistenza delle piccole aziende agricole che tanto contribuiscono all'identità delle Alpi e alla varietà del paesaggio.
o In molte zone di montagna, lo sviluppo del turismo ha comportato una diversificazione dell'economia regionale. La politica economica e quella regionale, tuttavia, non hanno individuato nessuna ricetta per prevenire le crisi nel settore dell'industria, dell'artigianato e delle attività minerarie.
o Grazie all'UE e alle leggi adottate dai diversi paesi, la natura e il paesaggio delle Alpi sono più protetti di quanto non fossero in passato. Non tutti gli attori hanno però del tutto chiara l'entità del potenziale economico delle aree protette. In molti casi sussistono conflitti irrisolti tra gli interessi della protezione della natura e le esigenze dello sviluppo economico regionale.
o Nella maggior parte delle regioni, le nuove vie di comunicazione hanno aumentato la mobilità della popolazione. C'è però un ma, nel senso che i trasporti pubblici locali sono stati spesso trascurati proprio nelle regioni più isolate, con una forte contrazione dell'offerta di treni e autobus.

Gli ostacoli attuativi per una politica di sostenibilità
I programmi per lo sviluppo dello spazio alpino contengono per lo più obiettivi ambiziosi sotto il profilo della sostenibilità, ovverosia di un'equa considerazione dello sviluppo economico, sociale ed ecologico. Spesso però tra le affermazioni teoriche e l'applicazione pratica si apre una profonda spaccatura. Nelle decisioni concrete, non si presta ancora sufficiente attenzione alla sostenibilità. Secondo gli Autori, i motivi sono molteplici:
o scarsa informazione: i decisori locali hanno spesso una scarsa conoscenza di molte leggi e degli strumenti politici, come per es. gli strumenti della protezione contrattuale della natura. Anche la mancanza di conoscenze di base, per es. sulle ripercussioni su clima e ambiente, impedisce ai protagonisti locali di fare propri gli obiettivi politici generali della sostenibilità.
o contrapposizione di interessi e le conseguenti tensioni, per es. tra esperti politici e protagonisti locali, cacciatori e gestori di aree protette, agricoltori ed ecologisti, quando non è stato possibile appianare le divergenze con un lavoro a monte. Le difficoltà sono ancora maggiori quando i progetti locali vengono sviluppati in modo centralistico e vengono gestiti da specialisti esterni.
o pretese eccessive: in presenza di problematiche complesse e di una mole eccessiva di informazioni, molti protagonisti non vanno al di là del proprio punto di vista personale e non tengono conto di quelli di livello superiore.
o priorità politiche dei partiti: i giochi di potere e gli interessi immediati impediscono l'adozione di soluzioni durevoli e di accordi efficaci nel tempo.
Valorizzare le risorse locali e imparare gli uni dagli altri
Le strategie di azione politica, che tengono conto anche dello sviluppo locale, devono essere oggetto di un'attenta riflessione e richiedono più tempo delle soluzioni ad hoc: tempo per riflettere, ricettività nei confronti di nuovi processi di apprendimento, disponibilità a una valutazione regolare dei progetti e all'eliminazione delle fonti di errori. Per favorire questo sviluppo, il team di esperti dello studio della CIPRA formula le seguenti raccomandazioni:
o Potenziare lo sviluppo regionale integrato: i decisori dei diversi ambiti politici e i protagonisti interessati devono procedere a uno scambio più intenso di informazioni, tenendo conto dei reciproci punti di vista e coordinando più efficacemente la collaborazione tra i diversi livelli.
o Assicurare une gestione efficace: un miglior coordinamento tra i diversi ambiti politici e il rispetto di un corpus di norme chiare può consentire di evitare quanto più possibile l'adozione di decisioni errate con conseguenze durature.
o Promuovere i punti di forza delle regioni: i decisori politici dovrebbero valutare insieme agli stakeholder locali le risorse disponibili in loco, per sviluppare ulteriormente i punti di forza. I processi partecipativi su scala locale possono portare alla creazione di nuove aree protette o all'istituzione di catene di creazione di valore su scala regionale.
o Creare le condizioni per il successo del progetto: si tratta di garantire le prospettive di lungo periodo dei progetti locali, una volta concluso il periodo di finanziamento pubblico.
o La valutazione come processo di apprendimento: la valutazione dei programmi o di altri strumenti politici non deve essere intesa esclusivamente come un controllo di qualità unilaterale. Gli esperti devono avere un approccio costruttivo e non limitarsi a segnalare gli errori, ma approfittare dell'occasione per un apprendimento reciproco. Indicando nuovi percorsi si motivano tutti i protagonisti, che possono trovare autonomamente le soluzioni per i problemi individuati.

Partendo dai risultati del team di esperti, la CIPRA formula le seguenti richieste: i saperi esperenziali derivanti dallo sviluppo regionale e le conoscenze della ricerca applicata devono convergere maggiormente nei programmi e negli strumenti di promozione.
Sul modello della Convenzione delle Alpi, in prima piano ci deve essere la sostenibilità. I comuni, le amministrazioni regionali e la popolazione interessata devono essere maggiormente coinvolti, premessa importante per superare il divario tra le strategie politiche e le raccomandazioni scientifiche da un lato, la loro attuazione dall'altro. Per verificare la validità di progetti e programmi, è necessario elaborare (e attuare) strumenti di controlling adeguati.

I seguenti progetti modello evidenziano che attori diversi devono trovare e sviluppare modelli di collaborazione specifici. In ogni caso riveste un ruolo importantissimo una persona particolarmente coinvolta, che assuma un ruolo chiave e che assicuri una buona comunicazione tra tutti i partecipanti.

1. L'esempio del rifugio Schiestlhaus (Stiria, Austria)
www.schiestlhaus.at
Baciato dal sole. Il rifugio che si riscalda da solo
I collaboratori dello studio d'architetti Trebersburg & Partner sono saliti infinite volte per motivi di lavoro in cima al monte Hochschwab. La tesina scritta da Marie Rezac all'Università Tecnica di Vienna è diventata l'inizio di un progetto ambizioso: sulla cima è stato realizzato, infatti, il primo rifugio al mondo costruito secondo i principi dell'edilizia passiva. La tecnica di questo rifugio, con una capacità ricettiva di 70 posti letto, è semplice e ambiziosa al tempo stesso. Trattandosi di un rifugio ubicato sul versante sud, il 60% dell'elettricità viene prodotto attraverso l'energia solare. Le case passive hanno un fabbisogno termico di 15 chilowatt all'anno per metro quadrato, un infinitesimo rispetto a quello delle case normali.
Il successo del progetto non dipende solo dalla creatività della giovane architetta. Il suo progetto preliminare, rielaborato dagli studi di architetti Treberspurg & Partner e pos architekten, si è inserito perfettamente nel programma "economia sostenibile" del Ministero federale austriaco per i trasporti, l'innovazione e la tecnologia, che, secondo il quotidiano viennese "Standard","suscita interesse anche al di fuori dei confini dell'UE". Uno dei filoni del programma è "La casa del futuro", con la quale l'economia deve diventare il motore di un'economia ecologica e sostenibile. La pianificazione e la realizzazione di edifici innovativi devono porre le pietre miliari di un'economia sostenibile in tutta l'Austria, indicando la strada da seguire.

Lo Schiestlhaus, costato due milioni di euro e finanziato con mezzi provenienti da "La casa del futuro", oltre a essere il primo rifugio passivo, è anche il prototipo di uno scambio riuscito e dell'interazione tra numerosi partner: progettisti, architetti, produttori di materiali da costruzione, imprese innovative dei comparti dell'edilizia e della tecnologia. Questo il giudizio di CORDIS, il servizio comunitario di informazione in materia di ricerca e sviluppo: "Soluzioni e conoscenze che, con piccole modifiche, possono essere applicate in tutte le regioni alpine temperate".

2. L'esempio dell'Alta Algovia (Germania)
www.allgaeuer-hochalpen.de
La gestione delle aree protette delle Allgäuer Hochalpen - Posti di lavoro "verdi" a contatto con la natura
L'area protetta delle Allgäuer Hochalpen, con i suoi 21000 ettari, è una delle più belle mete turistiche tedesche. Queste montagne ricche di specie sono un rifugio per molte specie di piante e di animali in pericolo di estinzione. Quattro anni fa, il Landesbund für Vogelschutz si è rivolto per la prima volta al Fondo sociale europeo con la richiesta di fondi per la creazione di posti di lavoro "verdi" in campo ambientale. Nel frattempo sono stati creati 25 nuovi posti di lavoro per educatori ambientali e gestori di aree protette. Una delle principali attrazioni del parco sono le escursioni nel regno dell'aquila reale. Per i bambini vengono organizzati corsi sulla flora spontanea e sugli animali che strisciano. Dopo una fase di iniziale scetticismo, la maggior parte della popolazione è orgogliosa del proprio parco. Molti aiutano su base volontaria, a tenere sempre aggiornate la stazione di osservazione delle aquile, "le cassette sensoriali" e i pannelli informativi. Il più recente sponsor del parco è la Deutsche Bahn, che propone un pacchetto comprendente il viaggio in treno, il trasporto in autobus e il pernottamento, e che ha come piatto forte l'escursione dell'aquila reale.

3. L'esempio dell'Austria, dell'Italia e della Slovenia
ERA - Eco Regio Alpe Adria - La collaborazione tra i parchi nazionali del Dreiländereck

L'Umweltbüro di Klagenfurt ha avuto un'idea destinata a valicare i confini. Nell'ottobre del 2004 si è svolto il primo congresso trilingue dell'ERA, nel Kärntner "Nationalpark Nockberge", per gettare le basi di una nuova era con i partner italiani del Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie e con quelli sloveni del Triglavski Narodni: l'obiettivo non è solo la protezione transfrontaliera della natura, ma anche la creazione di un mercato comune nei tre parchi. Da allora, i rappresentanti dei tre paesi si incontrano regolarmente. Con il "Giro dei Parchi" si è creata un'offerta interessante per il turismo nei tre paesi. I visitatori dei parchi naturali hanno la possibilità di scoprire non solo la fauna e la flora, ma anche le culture dei tre paesi. Gli agricoltori, i proprietari di ristoranti, gli artigiani, ma anche le scuole e i musei lavorano con slancio in una dimensione internazionale. Il programma prevede eventi ed escursioni presso i vicini. La collaborazione frontaliera tra i tre parchi naturali è stata resa possibile dal programma comunitario Interreg. Questo programma e l'impegno di tutti gli interessati hanno consentito un contributo concreto all'obiettivo politico dello sviluppo regionale sostenibile.
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