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Il cambiamento climatico è in corso

Esperte ed esperti sono concordi: il clima cambia ad una velocità impressionante. Nelle Alpi negli ultimi 50 anni le temperature sono aumentate molto più velocemente rispetto alla media del pianeta.
"Noi ci troviamo al centro di un profondo cambiamento del clima, globale e regionale, con rilevanti conseguenze ecologiche, economiche e sociali", ha affermato il prof. Wolfgang Seiler dell'Istituto di meteorologia e ricerche sul clima di Garmisch Partenkirchen al Convegno annuale della CIPRA a Bad Hindelang. "Negli ultimi 120 anni la temperatura in prossimità del suolo è aumentata di circa 0.8 °C. E da 30 anni questa crescita ha subito un'ulteriore sensibile accelerazione. Nella regione alpina la temperatura negli ultimi 50 anni è aumentata fino a 1.5 °C. Per confronto la differenza di temperatura tra l'attuale periodo caldo e l'ultima era glaciale è di 4-5 °C. Contemporaneamente si è modificata significativamente anche la quantità e la distribuzione stagionale delle precipitazioni."

Le conseguenze sono già chiaramente percepibili
Le conseguenze del cambiamento del clima da noi nelle Alpi sono chiaramente percepibili fin da oggi. Questo è dimostrato ad esempio dalla diminuzione di circa il 13% dei giorni con copertura nevosa nelle zone sciistiche tedesche, così come dal verificarsi nell'arco di sei anni di tre eventi alluvionali con tempi di ritorno compresi tra cento e quattrocento anni nella regione alpina bavarese.
La conseguenza del cambiamento climatico è il triplicarsi delle catastrofi climatiche rispetto agli anni '60. Questo è il bilancio tracciato dal dott. Gerhard Berz, ex direttore del Dipartimento georischi e ricerca della società di assicurazioni Münchner Rück. Tra il 1980 e il 2005 ci sono stati 15.000 catastrofi che complessivamente hanno causato 1.5 milioni di morti - due terzi dei quali dovuti al clima. I danni economici ammontano a circa 1.63 miliardi di dollari USA.
Le regioni di montagna fanno parte delle aree più esposte a questi rischi. A causa di condizioni meteorologiche estreme in tali regioni si possono verificare inondazioni e colate di detriti. Già oggi si ha un aumento delle precipitazioni del 30%, il che favorisce ulteriormente il verificarsi di inondazioni, sostiene la prof.ssa Helga Kromp-Kolb, esperta del clima dell'Istituto di meteorologia dell'Università di Vienna. Lo scioglimento del permafrost alpino aumenta inoltre il rischio di smottamenti.
Aree finora considerate al sicuro sono confrontate con pericoli naturali. E in futuro le regioni da classificare come "zone a rischio" saranno ancora più numerose. Nell'arco alpino si riducono quindi ulteriormente le aree d'insediamento da considerare sicure da pericoli naturali.

Il fattore umano
Per gli scienziati, tra cui Wolfgang Seiler, la causa dell'aumento della temperatura deve essere addebitata per il 70% all'uomo. Dall'industrializzazione le emissioni di CO2 dovute ai consumi energetici aumentano in modo esponenziale. Nei prossimi 30 anni, indipendentemente dal Protocollo di Kyoto, è previsto un aumento ulteriore delle emissioni di CO2 a livello mondiale superiore al 50%. A causa dell'inerzia del sistema anche una riduzione repentina e consistente delle emissioni climalteranti non sarebbe sufficiente ad arrestare l'aumento delle temperature per i prossimi anni. A maggior ragione il compito dell'attuale generazione consiste perciò nel proteggere il clima a favore della prossima generazione!
L'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) stima che l'ampiezza del possibile aumento medio della temperatura sia compreso tra 1.4 e 5.8 °C (si veda il grafico a p.5). Gli sforzi a livello mondiale per la difesa del clima dovrebbero mirare ad un incremento delle temperature situate nella fascia bassa di questa previsione.
Per raggiungere tale obiettivo, secondo Wolfgang Seiler, entro il 2100 è necessaria una riduzione delle emissioni climalteranti rispetto al 1990 del 50% a livello mondiale e del 80% per i Paesi industrializzati. Senza questa riduzione bisogna aspettarsi catastrofi a livello mondiale, tali da far dimenticare quanto si è visto finora: forti precipitazioni che provocano inondazioni, tempeste e uragani che devastano ampie aree, periodi di siccità e di caldo intenso che favoriscono la desertificazione, la perdita dei raccolti, l'aumento dei casi di collasso circolatorio. Gli effetti più devastanti in ogni caso saranno subiti dai Paesi del sud del mondo.
È auspicabile perciò affrontare il cambiamento climatico su due piani: da un lato proteggere il clima ogni qualvolta se ne presenti l'occasione, dall'altro elaborare e perfezionare strategie di adattamento fattibili dal punto di vista ecologico ed economico.

Il clima di domani è il compito di oggi
Adattamenti sono necessari in molti settori: nella difesa dalle piene, nei sistemi d'allarme precoci, nell'agricoltura, nella selvicoltura e nel turismo. Non tutti però hanno da perderci, c'è anche chi può trarne benefici. Per l'agricoltura e la selvicoltura si aprono per esempio nuovi sbocchi nella produzione di biomasse.
Questi adattamenti hanno però i loro tempi. La progettazione deve incominciare ora dato che molte modifiche riguardano l'infrastruttura. L'esperienza dimostra che i progetti infrastrutturali, dalla progettazione all'entrata in servizio, richiedono spesso una trentina d'anni, ricorda Wolfgang Seiler. Dobbiamo perciò iniziare ad agire oggi per essere in grado di controllare meglio gli effetti del cambiamento climatico tra 30 anni.

Una difesa del clima più efficace è possibile
La difesa del clima è basata su un pacchetto di misure: il risparmio energetico ha tra queste misure il potenziale maggiore, seguito da una modifica del regime fiscale che non grava il bilancio dello Stato se realizzata in modo accorto. Molte leggi, disposizioni e regolamenti non offrono attualmente alcun incentivo al risparmio di energia. Per quanto riguarda la Germania, Wolfgang Seiler vede pertanto notevoli potenzialità nella modifica della disciplina dei contratti di locazione, delle tasse sui veicoli a motore, dell'ordinanza sull'isolamento termico, della detrazione fiscale per la distanza tra residenza e luogo di lavoro e della tariffazione delle prestazioni professionali degli architetti e degli ingegneri.
E' necessario inoltre sostituire le fonti energetiche fossili con fonti energetiche neutrali rispetto alla CO2. Le esperienze fatte nel comune di Wildpoldsried dimostrano che ciò è possibile anche nelle condizioni quadro attuali. Il comune è stato meta di un'escursione durante il Convegno annuale della CIPRA. Grazie a numerosi impianti d'energia elettrica decentralizzati - eolici, a biogas, idroelettrici e solari - la quantità di energia prodotta è pari a due volte e mezza il fabbisogno energetico nel comune (si veda anche l'intervista al sindaco del comune pubblicata in questo numero). I miglioramenti in materia di piogge acide, CFC, acque reflue e di rifiuti dimostrano che le misure di politica ambientale possono essere efficaci. "Disponiamo di tutti i presupposti tecnici per raggiungere gli obiettivi di difesa del clima sopra ricordati" - afferma Wolfgang Seiler - "perché non dovremmo ottenerli anche con le emissioni di CO2?"
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